Al via le semifinali dei playoff scudetto di LBA. Saranno le prime quattro classificate a contendersi due posti per la finale dopo il primo turno. Milano è stata l’unica a chiudere la serie con Reggio Emilia in tre gare, mentre Virtus, Brescia e Venezia hanno ottenuto il pass per le semifinali alla quinta gara, dove il fattore campo ha prevalso. E ora Brescia-Milano e Virtus Bologna-Venezia, due sfide ormai diventate classiche nell’odierna pallacanestro italiana. Ne parliamo con Matteo Gandini, voce di LBA TV e che, anche gli anni scorsi ha raccontato il basket italiano su DAZN. Non solo le semifinali, ma anche il possibile futuro di Trieste, la situazione NCAA, NBA Europe ed LBA TV.
Si comincia stasera con gara 1 tra Brescia e Milano: come vede questa sfida?
Secondo me Milano è la squadra più attrezzata, non solo per vincere la serie con Brescia, ma per vincere il campionato. È la squadra che ha maggiore profondità nel roster, e una diversità di soluzioni di gioco. Se non funziona la prima opzione ha tante alternative con le quali può fare male alle difese avversarie. Un aspetto importante è che dopo una stagione travagliata con tanti infortuni, nella serie con Reggio Emilia giocatori come Mannion e Diop, che nel corso della stagione hanno fatto più fatica, hanno dato una grossa mano. Mannion sostituendo Ellis, e Diop come alternativa a Nebo, facendolo anche riposare per più minuti. Anche aver chiuso subito la serie può dare una mano in più. Brescia è una squadra che a me piace molto per la resilienza mentale che ha, non molla mai e quando sembra che sia in grossa difficoltà trova sempre il modo di risollevarsi. Questo è facilitato dal fatto che i giocatori si conoscono a memoria. Io penso che per Brescia l’aspetto cruciale sia che i giocatori a cui sicuramente arriveranno dei tiri dal pick and roll, quindi Ivanovic, Cuornooh, Rivers quei tiri li mettano, perché il gioco di Brescia costringe le difesa avversaria a fare delle scelte drastiche, e tiri a quei giocatori lì arrivano sempre. Se mantiene delle percentuali buone da fuori Brescia se la può sicuramente giocare.
Quali sono gli aspetti deboli di entrambe le squadre?
Per Brescia il punto debole può essere un ventaglio offensivo più ridotto, quindi meno soluzioni rispetto a Milano. Un aspetto per Milano può essere quello del fattore campo in favore di Brescia. Data l’annata nelle competizioni italiane, Milano ha più pressione nell’arrivare a giocarsi lo scudetto, quindi psicologicamente non deve sbagliare nulla. Un altro aspetto è il ritmo, perché Brescia gioca molto bene s’una metà campo, se Milano alza il proprio ritmo a tutto campo , per Brescia può essere più difficile restare a contatto nel corso della partita.
Nell’altra semifinale si affronteranno, per il terzo anno consecutivo nei playoff, Virtus Bologna e Reyer Venezia: che sfida si aspetta?
La Virtus nel primo turno ha pagato molto le assenze di Alston e Pajola, e continuerà a farlo. L’assenza di Alston significa non avere uno dei principali scorer in alternativa a Carsen Edwards, mentre non avere Alessandro Paiola significa non avere un difensore eccezionale, capace di intuire le letture sul pick and roll, tuffarsi su tutti i palloni contesi. Nella gara 5 con Trento la Virtus ha confermato che quando accelera, rimane una squadra di altissimo livello costruita per l’Eurolega e quindi con tanti interpreti importanti. Io credo che Bologna sia favorita nella serie al di là delle assenze. Sarà importante l’atteggiamento di Edwards perchè, si è visto nuovamente con Trento in gara 5, se comincia bene la partita, anche con qualche errore, riesce mettersi in ritmo e risolvere le partite. Venezia è una squadra enigmatica. Ha un roster di altissimo livello, ma nel corso dell’anno e anche nelle sfide a Tortona ha avuto più volte dei blackout offensivi. per il potenziale che ha, mi aspetto sempre che riesca a dare qualcosa in più. Vedo la Virtus favorita, anche per il fattore campo. In casa riesce a trovare un buon gioco fatto di ritmo, transizioni e recuperi in difesa. Venezia con un supporto maggiore di Wiltjer e Parks se la può sicuramente giocare.
Al termine del primo turno è uscita Trieste dopo 5 gare con Brescia. Come pensa sarà il futuro della società dopo gli ultimi rumors?
Bisognerebbe essere nella testa di Matiasic, ed eventualmente degli investitori pronti a subentrare. Io credo sia una questione che si può vedere con due prospettive diverse: quella del pubblico locale, che ha tutti i motivi del mondo per essere arrabbiato e spera che la società si salvi, magari grazie a qualche investitore che la mantenga a questo livello, se non superiore. E poi c’è la prospettiva più globale per la quale si vuole riportare Roma, che è una piazza importante e che manca da tanto nel basket italiano, e riaverla è un bene per tutto il movimento.
A Trieste sono mancate le prestazioni di Ramsey, miglior marcatore della regular season.
Sì, è capitato non soltanto a lui, ma anche a Christian Vital, che in gara 5 quando ti aspetti che uno dei migliori marcatori del campionato faccia una gran partita invece è stato bloccato dalla difesa. Io credo che sia anche un po’ come funziona il basket a questo livello in Italia: in regular season c’è magari meno attenzione al singolo individuo, però ai playoff le squadre si conoscono molto bene, sanno come preparare una difesa per limitare un punto di forza. A quel punto lì la squadra avversaria sa a che quel giocatore devi togliere la palla dalle mani, e piuttosto ti fai battere dagli altri. Quando c’era in campo Ramsey Brescia lo ha limitato difensivamente in tanti modi, e lui non è riuscito a contribuire come gli abbiamo visto fare nel corso dell’anno.
Il ritorno di Roma in Serie A è legato al progetto della NBA Europe, e in quest’ottica la NBA ha annunciato che una delle partite della prossima stagione si giocherà a Manchester, città che la NBA vorrebbe includere nel suo progetto. Cosa ne pensa?
Il progetto NBA Europe è ancora abbastanza fumoso secondo me. Il potenziale del basket europeo a livello commerciale non è sfruttato come potrebbe, e in questo senso la NBA con le sue capacità di marketing strabilianti può rendere il basket in Europa ancora più proficuo per chi partecipa. Detto questo, il progetto NBA Europe secondo me ha delle peculiarità che rischiano un po’ di scontrarsi con aspetti ormai storici del basket europeo, come la possibilità di non coinvolgere piazze come Belgrado ed Atene. La maniera in cui le loro squadre vivono la pallacanestro all’interno del palazzetto non so quanto posso coincidere con l’intrattenimento o i giochi per il pubblico che ha la NBA. Lasciare fuori piazze del genere per forzare nuove città, come potrebbe essere Manchester, dove l’interesse per il basket è sicuramente minore non quanto possa essere una scelta giusta. Un conto è andare a fare una partita NBA all’anno, dove la gente viene da tutta Europa per vedere i giocatori; diverso è se devi costruire una squadra con giocatori di seconda fascia senza un seguito di livello. La soluzione migliore per tutti sarebbe rimanere con un sistema simile a quello attuale di Eurolega, e magari l’ingresso di qualche nuova squadra, ben venga Roma per esempio , con il know how americano in termini di come far sfruttare ancora di più questo prodotto.
Un’altra situazione di cui si parla tanto è l’approdo di tanti giocatori giovani, ma anche con esperienze europee, in NCAA. Di recente però l’inserimento di una nuova regola potrebbe cambiare le cose. Come vede questa situazione?
Io credo che si dovrà trovare un compromesso, perchè sono due situazioni che vanno l’una contro l’altra. Si sta un po’ snaturando l’idea del college perché dall’idea originaria di un’opportunità solo per giocatori dilettanti non pagati, ora tutti possono andare al college, anche quelli che hanno guadagnato qualsiasi cifra e possono guadagnare qualsiasi cifra. Con il NIL utilizzato in questa maniera, senza una regola che limiti questo secondo me si snatura completamente quello che era il senso di far fare a dei ragazzi un’esperienza collegiale di quattro anni. Limitare lo stipendio massimo che un giocatore può aver percepito se poi va al college può essere un punto di partenza. Il problema è che negli Stati Uniti le cause collegiali soprattutto sul mercato del lavoro sono un’arma molto utilizzata proprio dalle categorie per difendersi da questo tipo di sentenze. Si tratta di un tema molto complicato, non è giusto non pagarli, ma se dei giocatori già professionisti vanno a prendere ancora più soldi di quelli percepiti prima, ha poco senso rispetto a quella che è sempre stata l’idea dell’esperienza collegiale.
Ecco di fronte a questa situazione, sia in Italia che in Europa, come si potrebbe continuare a portare avanti i propri settori giovanili?
Ora diventa davvero difficile, perchè hai una concorrenza difficile da fronteggiare. Se già prima l’esperienza collegiale rispetto allo stare qui era un’esperienza vantaggiosa per chi ci andava, adesso fai quello e in più ti pagano tanto, quindi io credo che le squadre europee abbiano poco da offrire come soluzione alternativa. Mi viene da pensare che più in Europa si riesce a lavorare bene sui vivai, più i giocatori si possono rendere conto dello spazio che possono trovare qui in prima squadra. Però di fronte alle offerte del college, anche sul lato tecnico è difficile dire di no.
Come sta andando questo primo anno con la nuova piattaforma LBA TV?
Per me professionalmente è un’esperienza fantastica. Io devo ringraziare tanto Alessandro Mamoli che mi ha inserito nella squadra, e che secondo me ha fatto un lavoro davvero super nel formare il team, e rendere LBA TV una televisione nel vero senso della parola. Al di là della partita in sé, c’è tutto il lavoro per i prepartita e i contenuti extra post partita. Con i playoff stiamo facendo per tutte le partite i prepartita in diretta sul campo. Il grosso plus che ha portato LBA TV rispetto agli anni precedenti, sono le tante telecronache sul posto e i tanti prepartita molto curati e ben gestiti. Alessandro Mamoli ha indirizzato tutto questo lavoro in modo eccellente, e credo che sia un passo molto importante per il basket italiano proprio perché l’autoproduzione ti dà il vantaggio di poter gestire il prodotto come vuoi. La Lega Basket grazie a Delta 3 fa tutto un lavoro di contorno alle partite che prima non si faceva. Mi auguro che in futuro i club possano spingere tanto verso questa piattaforma che rappresenta il futuro del basket in Italia, per la possibilità che ha di dare visibilità a tutte le società a 360 gradi. Io penso che il primo anno sia stato molto positivo per come è stato gestito il prodotto, auspicandomi possa sempre migliorare nei prossimi anni.
Nella sua esperienza da telecronista, qual è l’aspetto che le piace di più far arrivare a chi guarda da casa?
Il basket è uno sport interessante da seguire per tanti motivi diversi. A me piace evidenziare la bellezza del gioco. Molti seguono il basket per le storie che ci sono dietro a certi giocatori e perchè, rispetto ad altri sport, ha il vantaggio di essere spettacolare, divertente e avere ritmo. Non penso sia uno sport che segui sol ose sei tifoso di una squadra. Mi piace approfondire gli aspetti dei singoli club che possono essere interessanti, perché raccontano di realtà più piccole che però fanno delle cose molto importanti.
foto: Matteo Gandini (Ciamillo-Castoria)