E’ un chiaro déjà vu della partita di andata. Milano perde ancora contro un Panathinaikos che dopo i primi due quarti in grossa difficoltà risale la china e batte la compagine milanese 86-83 dopo un overtime. Una partita che ha davvero dell’incredibile, soprattutto per come si è sviluppata.

La miccia che ha acceso la squadra greca è arrivata tardi, tardissimo. Ma come si suol dire: “Meglio tardi che mai.” Ed è arrivata dal suo giocatore più rappresentativo, il capitano Papapetrou, che dopo i primi due periodo in cui ha sofferto la fisicità e tecnicità degli uomini di Messina, è salito in cattedra con giocate incredibili. E con tanto cuore. Dietro la vittoria dei greci (ormai privi di ogni obiettivo europeo) c’è solo ed esclusivamente il cuore e la grinta dei veri professionisti.

Milano ha avuto un crollo inspiegabile, soprattutto dopo un primo quarto in cui ha fatto praticamente ciò che voleva. La mazzata definitiva è arrivata ai liberi da Punter, che sul 68-70, ha sbagliato il tiro libero che probabilmente avrebbe mandato Milano in paradiso e avrebbe sepolto il Pana. Da lì poi ci ha pensato Henzoja (MVP a livello di statistiche, con 17 punti) a pareggiare l’incontro e poi uno scatenato White, l’ex con il dente avvelenato, e ancora Papapetrou. La faccia di Kattash a fine partita è rappresentativa del rammarico di una squadra capace di battere Milano per ben due volte in rimonta (unica insieme al Barcellona) eppure non aver avuto l’accesso ai playoff. Ed è proprio vero che alle volte non basta solo il cuore. E che le favole non sono sempre a lieto fine.