Verona si presenta alla finale con la sensazione di essere arrivata esattamente dove voleva essere. Dopo aver eliminato Brindisi nei quarti e aver superato la Fortitudo Bologna in semifinale, la Tezenis si ritrova ora a giocarsi la promozione contro Rimini, con la consapevolezza di aver costruito il proprio percorso attraverso identità, continuità e una crescita costante che dura ormai da diversi mesi.

Per la squadra di Ramagli non si tratta di un approdo casuale. Anzi. Se c’è una caratteristica che ha accompagnato Verona durante tutta la stagione è stata proprio la capacità di rimanere fedele a se stessa nei momenti più complicati, senza lasciarsi trascinare dalle oscillazioni emotive che inevitabilmente accompagnano un campionato lungo e una post season ad altissima pressione.

La semifinale contro la Fortitudo ne è stata probabilmente la dimostrazione più evidente. In una serie giocata quasi sempre sul filo dell’equilibrio, la Tezenis ha saputo imporsi grazie a una solidità mentale che raramente si è incrinata. Anche nei momenti di maggiore difficoltà, la sensazione era quella di una squadra che conosceva perfettamente il proprio piano partita e che non aveva alcuna intenzione di snaturarsi per inseguire l’inerzia emotiva delle singole gare.

Uno dei temi più interessanti della finale sarà inevitabilmente quello legato agli americani. Johnson e McGee arrivano all’ultimo atto della stagione dopo playoff nei quali hanno dimostrato di poter incidere anche senza monopolizzare il gioco. Entrambi hanno alternato prestazioni da protagonisti assoluti a partite più silenziose dal punto di vista statistico, ma mantenendo sempre un impatto importante sull’equilibrio generale della squadra.

È una caratteristica che distingue Verona da molte altre formazioni. La Tezenis non dipende esclusivamente dalle giocate individuali dei propri stranieri, ma riesce a distribuire responsabilità e produzione offensiva su più uomini. Una qualità che nei playoff si è rivelata fondamentale e che potrebbe diventarlo ancora di più contro una squadra profonda e organizzata come Rimini.

Ma se c’è un giocatore che più di tutti sembra rappresentare l’evoluzione recente della squadra veneta, quello è Andrea Loro. Il suo recupero e la sua crescita all’interno dei playoff hanno aggiunto una dimensione ulteriore alla Tezenis, sia dal punto di vista tecnico che emotivo.

Loro ha portato energia, aggressività difensiva e una capacità rara di incidere anche quando il pallone non passa dalle sue mani. Nella serie contro la Fortitudo è stato spesso uno dei giocatori capaci di cambiare l’inerzia dei possessi più importanti, fornendo alla squadra quella dose di intensità che nelle gare playoff fa spesso la differenza.

Con lui al massimo della condizione, Verona appare oggi una squadra ancora più completa. Non soltanto per il contributo offensivo, ma per la possibilità di alzare il livello fisico della partita senza perdere equilibrio e organizzazione.

Un altro elemento che ha accompagnato il percorso della Tezenis è stata la qualità del lavoro difensivo. Ramagli ha costruito una squadra capace di adattarsi agli avversari senza perdere la propria identità, alternando aggressività sulla palla, protezione dell’area e una gestione molto attenta dei ritmi di gioco.

Contro Rimini questo aspetto sarà probabilmente ancora più importante. La Dole dispone infatti di numerose opzioni offensive e possiede la capacità di trovare protagonisti diversi a seconda delle situazioni. Limitare il flusso offensivo romagnolo e sporcare le linee di passaggio diventerà quindi uno degli obiettivi principali della serie.

 

In foto Loro (Scaligera Verona)

Alessandro di Bari