Tre successi in sei incontri disputati non sono una media da compagine semifinalista nella scorsa edizione degli europei di pallacanestro che, ai mondiali, intende avere un ruolo da protagonista per portare in alto una tradizione cestistica di assoluta importanza. E pazienza se la qualificazione è comunque arrivata. A mancare è stata una serie di risultati che lancia un allarme chiaro in merito allo stato del basket ellenico.

Il percorso della Grecia nelle qualificazioni ai mondiali è stato a dir poco negativo, con la compagine ellenica sconfitta dapprima da un Montenegro (65:67) determinato a riprendersi da un’eliminazione cocente a EuroBasket per mano della Gran Bretagna, e poi da una Romania degna di assoluto rispetto (73:66).

Un girone non irresistibile

Ad aggravare il risultato è stata la sconfitta interna col Portogallo (56:71) con la quale la Grecia ha concluso la propria esperienza nella prima fase delle qualificazioni ai mondiali. Tale risultato ha rappresentato un’umiliazione bella e buona, che una nazionale del livello di quella allenata da Vasilis Spanoulis non avrebbe dovuto affatto subire, anche al netto delle numerose assenze.

A mancare tra le file della Grecia sono stati infatti i big, a partire da Giannis Antetokounmpo, oltre a Tyler Dorsey, Kostas Sloukas e Kostas Mitoglou. Ciononostante, Kostas Papanikolau, Giannoulis Larentzakis, Vasilis Charalampopoulos, Naz Mitrou-Long e Vassilis Toliopoulos avrebbero dovuto fornire abbastanza qualità per dominare un girone non irresistibile.

Lo scenario croato

Il perché della crisi della Grecia è legato alla pallacanestro contemporanea, nella quale Olympiacos, Panathinaikos, PAOK, Aris ed AEK, ossia le cinque compagini maggiormente rappresentative del basket ellenico, fanno pieno ricorso ad atleti stranieri, prevalentemente statunitensi, per puntare a vincere titoli ed essere competitive sul piano continentale.

Tale tendenza è ovviamente condivisa dalle altre grandi d’Europa, ma per quanto riguarda la Grecia essa rischia di portare alle medesime criticità che hanno affossato la pallacanestro in Croazia. Senza minutaggi importanti e ruoli da leader riservati ad atleti locali, le tradizioni storiche della pallacanestro d’Europa rischiano di scomparire.

Matteo Cazzulani

Photo credits: FIBA