Peppe Poeta traccia la rotta dell’Olimpia Milano in vista della nuova stagione. Il coach biancorosso ha parlato dopo l’allenamento soffermandosi sulla costruzione dell’identità della squadra, sui nuovi arrivati e sugli obiettivi tra EuroLeague e campionato.
Tra i temi affrontati anche il ritorno di Devon Hall, l’inserimento di Alec Peters, Jason Burnell, RJ Cole, Garrison Mathews e Moses Wright, oltre al ruolo di Marko Guduric e alla necessità di creare una squadra capace di mettere in difficoltà qualsiasi avversaria attraverso entusiasmo, durezza e fluidità di gioco.
Di seguito le parole del coach dell’Olimpia Milano:
Peppe Poeta ha incontrato i media dopo l’allenamento analizzando il momento della squadra, il lavoro svolto finora e la stagione alle porte.
Sulle prime sensazioni: “Sono ottime, ho avvertito vibrazioni positive. Adesso l’aspetto importante è fare in modo di mettere tutti sulla stessa pagina, che è la cosa più complicata con tanti giocatori nuovi, il rientro dei nazionali che non avevo mai vissuto personalmente, e aver potuto svolgere solo un paio di allenamenti al completo”.
Su Devon Hall: “E’ un giocatore che conosco e torna da noi dopo due stagioni al Fenerbahce dove ha vinto l’EuroLeague e giocato due Final Four. Ha uno status superiore. Quindi da lui mi aspetto la leadership che sta già mostrando così come sta facendo Alec Peters. Loro sono due giocatori che ci aiuteranno a costruire la nostra cultura di squadra assieme a quelli che c’erano già e con quella cultura hanno vinto”.
Su Jason Burnell: “Ha un’etica del lavoro unica. Lui deve trovare la sua dimensione, giocherà meno che in passato, dovrà dividersi tra la posizione di 3 e quella di 4. Ma rappresenta la sintesi di una squadra che è un mix tra leadership e fame”.
Sulla regia: “Il mercato ci ha portato in una certa direzione. Non abbiamo un titolare chiaro, abbiamo però la possibilità di variare sul tema. RJ Cole è un debuttante in EuroLeague ma ha estro e fame; Darius Thompson ha più esperienza e taglia fisica. Poi possiamo sempre usare Hall, Guduric e Bolmaro. La novità in Europa è l’utilizzo anche di tre handlers contemporaneamente. Quindi ci saranno situazioni in cui porterà palla chi sarà marcato dal più lento degli avversari”.
Sull’obiettivo in EuroLeague: “Vogliamo essere la miglior versione di noi stessi per piacere al pubblico, accendere entusiasmo e poter competere. In un’EuroLeague come questa chi ha una chiara identità alla fine avrà dei vantaggi. Noi dobbiamo costruirci una spiccata identità, corroborata dai entusiasmo e durezza. Vorrei fossimo una squadra contro la quale giocare sia fastidioso”.
Sulla stagione italiana: “Mettiamo da parte il Triplete, perché c’è un motivo se l’Olimpia l’ha completato per la prima volta solo adesso. Il campionato sarà molto più difficile, ci sono tante piazze nuove, ambiziose, che hanno alzato l’asticella. Oltre alle solite Bologna e Venezia, penso a Tortona, Varese, Napoli, Reggio Emilia, le due squadre di Roma. Per anni Milano ha fatto da traino, adesso ci troviamo una lega che torna ad essere una delle migliori d’Europa. Ci fa piacere e siamo pronti alla sfida”.
Su tipo di Olimpia che vedremo: “Abbiamo quintetti, ad esempio con Bolmaro e Hall insieme, che possono girarci una partita difensivamente, contagiando anche i compagni. In attacco non abbiamo una prima punta per cui dovremo sopperire con il movimento di palla, con la fluidità di gioco, con un IQ molto alto. Mathews e Peters insieme possono aprire il campo, che con i corpi che ci sono adesso è fondamentale per creare spazio per le penetrazioni”.
Su Garrison Mathews: “Ha lavorato bene, inserendosi in questa realtà. Non gli mettiamo pressione perché è la sua prima volta in Europa e deve capire come leggere le difese, fronteggiarle la fisicità avversaria in uscita dai blocchi. Ma siamo contenti di come si sta inserendo. Lo ritengo un ‘3 and D’, un giocatore che segna da fuori e difende. Ma bisognerà avere pazienza”.
Su Marko Guduric: “Lo scorso anno è stato decisivo nelle partite che ci hanno dato la Coppa Italia e lo scudetto. Questa squadra forse si addice meglio a lui. Ha esperienza, ha vinto e con lui mi confronto molto. Sì, mi ha anche detto che sono troppo buono. Ma lo prendo come un complimento. Mi arrabbio se non ci sono entusiasmo e tolleranza. Mi arrabbierò di più, ma sono anche consapevole di dover essere me stesso. Ho il mio carattere e il mio modo di essere. Non c’è un modo solo per vincere. Io ho il mio. Se provassi a essere diverso poi la maschera cadrebbe”.
Sulla sua evoluzione: “Sto cercando di imparare a gestire una squadra di 15 giocatori che vorrei vedere tutti felici e appagati. Ho trascorso una settimana ad Atene con gli altri allenatori di EuroLeague. Sto cercando di fare la spugna e imparare da tutti, ascolto e faccio mille domande perché sono curioso di natura. Ho voluto qui Marco Ramondino perché è un altro coach esperto dal quale imparare. I miei primi due anni sono stati un sogno e vorrei continuare a prolungare il momento, ma al tempo stesso sono consapevole di dover imparare tanto e che in alcune situazioni non posso avere l’esperienza di altri tecnici. Ma mi piace e ci sto lavorando”.
Su Moses Wright: “Penso sia uno dei migliori centri di EuroLeague. Il club è stato svelto a cogliere l’opportunità. Ha caratteristiche diverse da Josh Nebo, è più tecnico, tira anche da fuori. Sono felice che sia qui”.
Sui giocatori che sono partiti: “Li ringrazio tutti perché hanno dato fiducia e hanno ascoltato e creduto in un allenatore rookie. In particolare voglio ringraziare Shavon Shields che è stato un vero Capitano e mi ha sostenuto. In generale, se i giocatori che passano da qui vanno a guadagnare di più, o molto di più, e in squadre di prima fascia, significa che abbiamo lavorato bene. Credo che della stagione scorsa si sia enfatizzato poco, rispetto ai risultati, la valorizzazione del capitale umano. Questo lo considero un grande successo della società”.
Fonte: olimpiamilano.com
In foto: Coach Peppe Poeta | Foto di ClaudioDegaspari // Ciamillo-Castoria