“La salvezza passa dalle partite casalinghe, ci sono almeno 10 squadre che lottano per i playoff!”
La stagione di Serie A 2026/27 è alle porte. Dopo l’assaggio della Supercoppa italiana, vinta dall’Olimpia Milano che conferma il suo dominio incontrastato, nel prossimo weekend si partirà con il campionato vero e proprio. Ai nastri di partenza, si rivede subito la neo Longobardi (prima Givova) Scafati Basket, tornata in A1 dopo un solo anno in Serie A2. Dopo una rimonta incredibile e un finale stratosferico, il club di patron Nello Longobardi potrà far parte nuovamente del palcoscenico più importante.
Enrico Longobardi, figlio di Nello, che accompagna da anni alla guida della società gialloblu, e responsabile dell’Area Tecnica del club, ha parlato a Basket Magazine della nuova stagione di A1. Enrico che ha iniziato il suo percorso nel basket proprio con Basket Magazine, con cui ha iniziato a scrivere articoli all’età di 17 anni seguendo i campionati esteri.
“Non ci aspettavamo un livello così alto, McGruder ci aiuterà“. L’obiettivo di salvarsi per mantenere la categoria, con un roster pieno di “facce nuove” in Italia, e altri invece ben conosciuti come Charlie Moore, da rivale con Pistoia a perno fondamentale della nuova squadra gialloblu. Oppure l’ultimo arrivato Rodney McGruder, in passato tra NBA, Olimpia Milano e Reyer Venezia, a dare esperienza e qualità al roster guidato da coach Piero Bucchi, anche lui tornato in A1 dopo quasi tre anni dall’esonero a Sassari.
Una grande piccola impresa quella della famiglia Longobardi, capace di portare una città di meno di 48mila abitanti in Serie A: “E’ un motivo di grande vanto, ancora una volta abbiamo dimostrato di capirne di basket!“. Il pubblico nel finale di stagione scorsa ha risposto presente, ma “vorremmo qualcosa in più a livello di presenze“, e chissà che il ritorno in A1 dopo un anno possa dare una spinta in più al popolo gialloblu, in un PalaMangano rinnovato tra l’altro.
In quest’intervista si è parlato del nuovo roster di Scafati, della scelta di prendere Piero Bucchi, o del problema avuto con Angelo Warner in estate. Fino ad arrivare alle nomination e ai pronostici per la nuova stagione, ma anche NBA Europe, NCAA e il problema della fuga dei giovani in Italia e in Europa.
Scafati sta per affrontare la sesta stagione della sua storia in Serie A, qual è stata la filosofia seguita per la costruzione del roster?
“Con coach Bucchi c’è stato subito grande feeling sul tipo di squadra che volevamo costruire: una formazione di pallacanestro moderna, con giocatori atletici, intercambiabili e fisicamente importanti. Perchè poi se andiamo a vedere le ultime squadre che abbiamo avuto in A1 sono sempre state particolarmente esperte con un’età media abbastanza alta, e quindi volevamo un basket più moderno, veloce e un pochino più offensivo. A livello di atletismo ci siamo riusciti bene. Avere Offurum come tre ci dà una dimensione enorme, considerando anche che lui può difendere in tutti e cinque i ruoli. Onyema è una potenza, un lungo di grande energia. Brandon Johnson è un giocatore elegantissimo, che ha taglia e attitudine a rimbalzo. Moore, Nevels e McGruder sono la parte di esperienza per bilanciare la gioventù degli altri tre stranieri. Fare una squadra con 6 giovani equivale a morte certa nella Serie A della prossima stagione, quindi loro saranno la bilancia, oltre che le chiocce, dei giovani americani.”
Per quanto riguarda il pacchetto italiani, invece, quali sono state le mosse?
“Mascolo è ovviamente il capitano e il leader carismatico della squadra, incarna ciò che è Scafati. Lever è stato il migliore nel pre-campionato, è un lungo di taglia media che tira, va a rimbalzo e ha anche un po’ di gioco in post. Ceron, Iannuzzi e anche Francesco Spinelli, che ci sta dando una mano, sono utilissimi a bilanciare le responsabilità in campo. Si sono amalgamati bene come squadra. Da qui a vincere le partite che servono per salvarsi ce ne vuole, ma onestamente, l’ho detto anche a coach Bucchi, io sono contento di quello che ho visto fino ad oggi.”
Qual è stata la scelta dietro il nuovo coach?
“Volevamo mantenere una qualità tecnica sullo standard di Frank Vitucci. Piero Bucchi era quindi la scelta più ovvia, vive a Napoli, qui vicino, ed è un allenatore preparato che conosce bene il campionato. Non avevamo nemmeno un piano B, eravamo così sicuri e convinti di prenderlo, e lui di voler venire, che non c’è stato bisogno nemmeno di una lunga trattativa.”
L’ultimo arrivo di McGruder, giocatore che ha visto palcoscenici importanti come quelli NBA e europei tra Milano e Venezia, è una scelta di prestigio, cosa vi ha spinto a fare quest’ultima aggiunta al roster?
“Ci siamo resi conto che serviva qualcosa in più. Sapevamo che la Serie A della prossima stagione fosse particolarmente complicata, e quindi se potevamo inserire qualcuno da subito sarebbe stato meglio. Così quando si è presentata l’opportunità, ne abbiamo approfittato. Sapevamo che il livello medio fosse alto in A1, ma non pensavamo in questo modo, e quindi abbiamo dovuto adattarci alle altre squadre.”
Nevels è arrivato per sostituire Warner, che ha dovuto dare forfait dopo essere stato annunciato, cosa è successo?
“Lui ha avuto problemi a casa e quindi non gli era possibile ritirare il visto di lavoro per poi raggiungere la squadra. Quindi non c’era alternativa. Nevels viene da una stagione da 15 punti di media, è un giocatore d’esperienza, può portare la palla, forse è anche meglio di Warner. Siamo riusciti a sostituirlo mantenendo il livello qualitativo dei due esterni.”
Questo è un campionato che è cresciuto di livello, c’è tanto equilibrio anche per la lotta salvezza, che annata si aspetta?
“Mi aspetto una stagione difficilissima. A parer mio ci sono 10 squadre che possono fare tranquillamente i playoff, senza sfigurare. Immagino sarà una guerra ogni domenica. L’unico modo di essere sempre dal lato giusto della lotta salvezza sarà perdere quanto meno possibile in casa, facendo valere il fattore campo. La salvezza passa dalle partite casalinghe.”
Cosa si è portato dietro dall’ultima esperienza in A1 di Scafati, conclusa con la retrocessione, quali sono gli errori da non ripetere?
“L’equilibrio della squadra. L’ultimo roster che abbiamo costruito in A1 era votato quasi esclusivamente all’attacco, e si vedeva perchè in difesa erano inesistenti parecchi di loro. Ci siamo regolati abbastanza bene su questo. Durante questo mercato abbiamo avuto modo di prendere giocatori più offensivi, degli attaccanti puri, ma abbiamo evitato perchè quando prendemmo Mason, sostituito poi da Cinciarini che è comunque un giocatore più offensivo, Gray e Stewart ci ritrovammo in difficoltà in difesa. Fummo anche sfortunati per l’episodio di Brimah, che era un rim protector, ma per via dei problemi al cuore in Italia non poteva giocare, e abbiamo dovuto prendere Akin, che era il suo opposto. Ce ne siamo ricordati un po’ di cose di quell’ultima esperienza ignobile in A1, soprattutto l’equilibrio tra attacco e difesa, e la taglia dei giocatori.”
Cosa significa per la famiglia Longobardi e per la città di Scafati avere questa squadra in Serie A per la sesta volta. Inoltre sarà una stagione particolare perchè verrà fatto uno sforzo in più per amore e di sacrificio, unendo il nome dell’azienda alla squadra.
“A noi fa sempre piacere. Ancora una volta abbiamo dimostrato che a capirne, ne capiamo, non siamo infallibili ma anche senza avere province o capoluoghi alle spalle, è possibile essere competitivi e vincenti. Non bisogna mai dimenticare che Scafati è una città di provincia, e non abbiamo un supporto economico alternativo o una politica forte che ci cerca sponsor o altro. Con competenza e visione, con le nostre risorse di famiglia, insieme agli sponsor che ci aiutano, si puo’ subito vincere l’A2 e poi mantenere una presenza in A1. E’ motivo di grande vanto, anche perchè spesso Scafati in Italia viene riconosciuta principalmente per il basket. Siamo sempre lì, ormai da una vita, spesso se lo scordano in tanti, ma la famiglia Longobardi dal 2000 in poi ha disputato 25 campionati tra A1 e A2 e soltanto uno di Serie B. Sfido chiunque a fare la stessa cosa in una città grande come Scafati in tutta Italia.”
Che vi aspettate dal pubblico scafatese, e come sta andando la campagna abbonamenti?
“Mi aspetto il blocco di fedelissimi che c’è da sempre. La campagna abbonamenti sta andando avanti in maniera abbastanza normale, come ce l’aspettavamo. Vorremmo sicuramente qualcosa in più a livello di presenze, però ormai sappiamo quello che è il nostro supporto. E’ stato stupendo vedere 600 tifosi a Rimini, ma non avevo dubbi perchè loro sono il nostro zoccolo duro. Spero di trovare qualche appassionato in più, che magari anche per curiosità potrebbe venire a vedere la partita la domenica. Secondo me, ogni tanto non ci si rende conto di quello che significa avere una squadra di Serie A in uno sport così importante, in una città come la nostra. Siamo stati per tanti anni l’unico faro per lo sport scafatese, quindi un pochino in più di curiosità dello scafatese medio me la aspetterei.”
C’era stata discussione al termine della scorsa stagione riguardo al PalaMangano e alle migliorie che andavano fatte per permettere a Scafati di ospitare le gare di Serie A della prossima stagione, che interventi sono stati fatti?
“Il Comune, a parte lo screzio iniziale, si è attivato. Abbiamo ricreato da zero la sala anti-doping, costruito una nuova sala stampa, più piccola, dove prima c’era un ufficio. Abbiamo rifatto i bagni del pubblico, gli uffici interni, di cui uno diventerà lo spogliatoio dello staff tecnico avversario. Inoltre, anche la sala stampa grande è stata adeguata.”
Qual è il suo pensiero sull’evoluzione che il basket sta prendendo, sempre di più verso le franchigie, anche in Europa, andando a rendere difficile la vita ai club più piccoli, ma cercando di trovare una stabilità e una sostenibilità maggiore.
“Sono mesi che parlo con vari addetti ai lavori riguardo NBA Europe. E’ difficilissimo capire cosa accadrà al basket europeo, perchè poi è tutto a cascata. A livello economico, il basket mondiale, esclusa l’NBA, è un rosso costante, un vuoto a perdere. Peggio di così non so se si può fare, perchè tanto già perdiamo tutti i soldi, non si guadagna nulla. L’NBA penso porterà tanti sponsor, e credo sia l’unico modo, perchè i soldi in Europa non li ha visti nessuno, nemmeno il Real Madrid riesce a finire col bilancio in pari. Meglio di così però non so come potrebbe andare, perchè se NBA porta gli sponsor americani, allora forse si può iniziare a ragionare, ma credo che il guadagno sarà limitato alle squadre che parteciperanno a NBA Europe. Poi, bisogna capire che rapporto avranno NBA e Euroleague, perchè se non collaborano avremo anche una scissione interna nella pallacanestro europea, che sarebbe ancora più devastante perchè si abbasserebbe il livello.”
L’introduzione del NIL (il sistema che permette ai giocatori NCAA di utilizzare la propria immagine per guadagnare denaro) ha portato tanti giovani italiani, ed europei, si stanno trasferendo in NCAA, lasciando il mercato sempre più povero di giovani italiani. Cosa si può fare nei confronti di questa fuga dei giovani verso la NCAA?
“Mi metto nei panni dei ragazzi e, senza ipocrisia, lo avrei fatto anche io, senza pensarci neanche un secondo. Per quanto riguarda la nostra situazione, per noi è un danno folle, perchè perdiamo quel poco di qualità giovanile che avevamo. Io infatti ero favorevole ad allargare il numero di stranieri a 7 in Serie A, perchè in qualche modo devi compensare. Tutta la Serie A era d’accordo, ma la Federazione purtroppo non ha approvato questa modifica. Il danno però è reale: per le 16 squadre di A1 più quelle di A2, perdere i giovani più forti è un grosso problema, perchè ne abbiamo persi a decina, anche quelli meno famosi. Non è però un problema solo italiano, non me la sento di buttare la croce addosso alla nostra Federazione. E’ un problema mondiale, soprattutto europeo, ma anche negli altri Paesi non hanno trovato una soluzione. Interloquire con la NCAA non è facile perchè loro non hanno un capo unico, sono università singole e non c’è l’Adam Silver della situazione. La soluzione immediata era aumentare il numero di stranieri, poi nel lungo periodo ci sarebbero state altre opzioni da valutare. Abbiamo subito senza fare nulla per adesso.”
Quali sono le sue nomination per MVP, miglior italiano, miglior straniero e miglior Under 22 della prossima Serie A?
“Se lo sapessi sarei miliardario (ride, ndr). Soprattutto l’Under 22 è difficile, perchè sono rimasti in pochissimo. Sicuramente qualcuno me lo scorderò. Direi Francesco Ferrari miglior Under 22. Amedeo della Valle miglior italiano, fa parte di una squadra forte, lunga e gli daranno spazio e modo di fare quello che sa fare, se la gioca con Nico Mannion probabilmente. Gerald Ayayi alla BC Roma se è sano e non si rompe farà un campionato strepitoso, quindi miglior straniero. MVP lo darei a Aaron Holiday della Maxima Roma.”
Lei ha conseguito il Master in Business Administration (MBA) presso la rinomata Luiss Business School proprio di recente. Come è nata la volontà di fare questo percorso per poi arrivare al ruolo di Responsabile dell’Area Tecnica?
“Ho iniziato facendo principalmente scouting per divertimento ai tempi del liceo. Semplicemente poi l’ho trasformata in una cosa in più per la società di famiglia. Frustrazioni e delusioni sono legate ovviamente ai risultati sportivi. E’ stato un percorso molto naturale, mi piace e finché posso farlo continuerò, anche perchè fa parte comunque del mio ruolo di proprietario informarmi un minimo sul mercato. Ci sono state più soddisfazioni che delusioni. Abbiamo portato giocatori importanti qui a Scafati, come Rob Gray, che è un MVP delle Finali di Eurocup.”
Qualche pronostico per la stagione di Serie A?
“Sono scaramantico quindi per Scafati non dico niente. Per la Serie A, non faccio l’alternativo e secondo me vincerà comunque una tra Milano e Bologna, almeno per quest’anno. Poi magari dopo due o tre anni di alto livello delle squadre nuove, come BC Roma, Maxima Roma e Napoli, arrivano ad un livello di Euroleague e staranno lì anche loro.”
Un saluto a BM, con cui ha iniziato il suo percorso nel basket, e un pensiero sull’importanza dei siti o delle riviste specializzate nel giornalismo sportivo di oggi.
“Un saluto affettuoso a tutta Basket Magazine, partendo da Mario Arceri e Fabrizio Pungetti, che ormai sono amici perchè mi hanno conosciuto quando avevo 17 anni. Dell’informazione sportiva ce n’è sempre bisogno, perchè spesso alcuni scoop non arrivano da grandi firme, ma magari da appassionati che fanno domande e si informano in giro. Un’informazione sportiva relegata solo alle grandi firme e ai grandi network sarebbe un po’ monotona. Pagine, siti web, riviste e quotidiani di sport danno una visione alternativa. Vederla dal basso non è come vederla dall’alto, e questo vale per l’informazione in generale. E quindi ben vengano altri Basket Magazine, assolutamente!”
Foto di Ciamillo Castoria, Enrico Longobardi


