Otto campioni diversi nelle ultime otto stagioni: nella NBA vincere è difficile, ma confermarsi sembra esserlo ancora di più. Gli ultimi a conquistare due titoli consecutivi sono stati i Golden State Warriors di Stephen Curry e Kevin Durant, nel 2017 e nel 2018. Perché oggi è così complicato mantenere nel tempo una squadra da titolo? E quale spazio rimane per le dinastie? Le ragioni sono molte, dagli infortuni alla concorrenza. Tra i fattori da considerare ci sono anche le nuove regole introdotte con l’accordo collettivo del 2023, a partire dal second apron, che limita le possibilità di intervenire sul roster.
Second apron: cosa cambia per le squadre
Il second apron è una soglia di spesa per gli stipendi dei giocatori, superata la quale aumentano le limitazioni sul mercato. Le squadre possono oltrepassarla e continuare a rinnovare i propri giocatori, ma perdono alcune possibilità per aggiungere rinforzi e realizzare scambi. Di conseguenza, la disponibilità del proprietario a pagare non basta a risolvere ogni problema: se manca qualcosa nel roster, intervenire diventa più complicato. E le scelte delle dirigenze aiutano a capire quanto questo possa pesare.
Boston: sacrificare una stella per il futuro
Boston probabilmente è l’esempio più lampante di questo nuovo modo di costruire le squadre. La trade che nell’estate 2026 ha portato Jaylen Brown a Philadelphia, a prima vista, può sembrare una follia: perché scambiare un MVP delle Finals e una delle proprie stelle nel pieno della carriera per un giocatore più avanti negli anni come Paul George? A rispondere a questa domanda ci ha pensato direttamente Brad Stevens, ex allenatore e ora presidente delle operazioni cestistiche della franchigia del Massachusetts. Secondo Stevens, l’oneroso contratto di Brown avrebbe reso più difficile mantenere una squadra competitiva nel lungo periodo. Boston ha quindi puntato sulla durata inferiore del contratto di George e sulle scelte ricevute nello scambio per avere maggiore flessibilità futura. Una scelta che ha una sua logica, ma comporta un rischio evidente: rinunciare oggi a un giocatore del valore di Brown senza la certezza che le mosse future permettano di tornare a vincere.
Phoenix: il prezzo di un progetto fallito
I Suns invece ci offrono un’altra prospettiva sulla questione. Nell’estate 2023 hanno deciso di scommettere tutto su tre stelle con contratti molto onerosi per cercare di arrivare all’agognato titolo: Devin Booker, Kevin Durant e Bradley Beal. I risultati però non sono stati quelli sperati: eliminazione per 4-0 al primo turno contro Minnesota nella stagione 2023-24 e playoff mancati in quella successiva. Nell’estate 2025 è così arrivato lo smantellamento del terzetto , con Durant scambiato ai Rockets e Beal tagliato dopo un accordo per l’uscita dal contratto. La dirigenza ha così deciso di ripartire da Booker, cercando maggiore libertà nella costruzione della squadra. Un cambio di direzione che ha però un prezzo: il peso residuo del contratto di Beal è stato distribuito sui conti dei Suns per cinque stagioni, a partire dal 2025-26 anche senza il giocatore nel roster. Phoenix mostra quindi quanto possa essere complicato correggere un progetto che ha concentrato tante risorse su poche stelle senza ottenere i risultati sperati.
Denver: più equilibrio attorno a Jokić
Un’altra strada è quella scelta dai Nuggets, che hanno mantenuto come punto fermo Nikola Jokić, cambiando alcuni degli uomini attorno a lui. A farne le spese è stato Michael Porter Jr., uno dei protagonisti del titolo del 2023, il cui oneroso contratto rendeva più difficile distribuire le risorse per costruire una squadra completa e competitiva anche dalla panchina. Per questo, nell’estate 2025, Denver lo ha scambiato con Brooklyn, cedendo anche una prima scelta al Draft, per ottenere Cameron Johnson. Un giocatore con un contratto meno pesante, che ha permesso ai Nuggets di recuperare margine di manovra per completare il roster. Nella stessa estate sono arrivati anche Jonas Valančiūnas e Tim Hardaway Jr., insieme al ritorno di Bruce Brown, per allungare la rotazione. L’idea è quindi quella di rinunciare a un elemento importante del gruppo per cercare un maggiore equilibrio nell’intera squadra, senza cambiare il punto di riferimento principale.
Oklahoma City: crescere significa anche scegliere

Gli Oklahoma City Thunder riuniti con il trofeo del titolo NBA 2025 | Fonte: Oklahoma City Thunder, via X
Uno dei casi più interessanti è quello degli Oklahoma City Thunder del general manager Sam Presti, che si è dimostrato particolarmente abile nel costruire una squadra competitiva attraverso scelte al Draft e scambi vantaggiosi. I campioni NBA del 2025 hanno puntato sui giovani e sullo sviluppo del loro talento, ma la crescita dei giocatori porta anche a dover fare i conti con contratti sempre più onerosi. Trattenere tutti diventa quindi complicato, soprattutto se si vogliono mantenere margini di manovra per intervenire sulla squadra. Per questo, nell’estate 2026, i Thunder hanno scelto di sacrificare giocatori importanti come Lu Dort, Isaiah Joe e Aaron Wiggins per scendere sotto il second apron. Una decisione che affida maggiori responsabilità ad altri giovani già presenti nel roster, ma lascia anche una domanda: riuscirà Oklahoma City a sostituire il contributo dei partenti senza perdere competitività?
Scouting e sviluppo per restare al vertice
Guardando questi casi, emerge quanto sia importante capire su quali giocatori costruire il futuro e dove invece poter cambiare. Per restare al vertice diventa fondamentale anche trovare giovani da far crescere e giocatori da rilanciare, capaci di dare un contributo senza avere contratti da stelle. In questo scenario potrebbe emergere ancora di più la qualità del lavoro delle dirigenze: chi saprà individuare giocatori poco conosciuti o sottovalutati, aiutandoli a crescere e mettendoli nelle condizioni di rendere, avrà un tesoro prezioso tra le mani. Le stelle continueranno a essere centrali, ma altrettanto importante sarà scegliere chi mettere al loro fianco e preparare le alternative a chi potrebbe partire. Questo però ha anche un costo sportivo: sostituire un giocatore con uno meno caro non significa ritrovare subito la stessa intesa con i compagni o la stessa affidabilità nei momenti decisivi. La sfida sarà quindi mantenere i propri punti di riferimento riuscendo a rinnovare il resto della squadra senza perdere competitività.
Una nuova dinastia è ancora possibile?
Una nuova dinastia è quindi ancora possibile? Per riuscirci servirà conquistare più titoli e restare a lungo ai vertici, anche senza successi consecutivi, come ha fatto Golden State. La NBA punta a dare opportunità più equilibrate alle squadre, senza escludere che qualcuna riesca a imporsi nel tempo. La prossima dinastia potrebbe quindi nascere dalla capacità di conservare i propri pilastri e trovare nuovi giocatori da affiancare a loro. Cambiare senza perdere la propria identità potrebbe diventare decisivo quanto il talento.
Di Flavio Tarabù
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In foto: I Golden State Warriors festeggiano il titolo NBA del 2018, il secondo consecutivo | Fonte: Golden State Warriors, via X