Per Francesco Carotti, il derby tra Maxima Roma e BC Roma è anche un nuovo capitolo di un rapporto con il basket della Capitale nato da appassionato e cresciuto tra radio e palazzetti. Dai primi racconti della pallacanestro romana all’inizio degli anni Duemila all’ingresso nella Virtus Roma nel 2012, come team manager e responsabile della comunicazione nella stagione della finale scudetto, Carotti ha vissuto da vicino entusiasmi e difficoltà del movimento cittadino.
Dopo essere diventato direttore operativo della Virtus e aver maturato un’esperienza al Derthona nel marketing e nella comunicazione, oggi ricopre lo stesso incarico operativo alla Maxima: una prospettiva privilegiata per raccontare il derby e l’occasione che questa nuova attenzione rappresenta per tutta Roma. Oggi è il direttore operativo della Maxima Roma e si prepara a vivere la sfida con la BC Roma: un derby che mette in palio due punti, ma rappresenta anche un’occasione per consolidare il rinnovato interesse della Capitale per la pallacanestro.
Che cosa significa per Roma ritrovare un derby e tornare al centro dell’attenzione cestistica?
«È qualcosa di incredibile. Quest’anno l’attenzione per il basket a Roma è salita alle stelle e, da appassionato fin da bambino, puoi immaginare che cosa significhi per me. La città ha avuto per tanti anni una squadra di vertice, la Virtus Roma, che oggi è rinata ed è presente in modo importante sul territorio. Adesso questa nuova attenzione deve essere interpretata nel modo giusto: per gli appassionati è un’occasione in più. Non deve creare divisioni, ma favorire l’inclusione e accendere ancora di più i riflettori su uno sport bellissimo».
Maxima e BC Roma stanno costruendo il proprio rapporto con la città, dove resta forte il legame con la Virtus. Come possono convivere queste realtà?
«È normale che la Virtus abbia il suo pubblico e continui ad averlo. Esiste dal 1960 ed è la squadra più storica di Roma: nonostante le vicissitudini che tutti conosciamo, quel marchio ha un significato importante per la città. Sono sicuro che continuerà ad avere il suo seguito importante, come è giusto che sia per la sua storia e per ciò che rappresenta».
Intanto il pubblico ha risposto subito presente nelle vostre prime uscite. Si aspettava un’accoglienza del genere?
«Personalmente no. Da persona che ha lavorato tanti anni nella pallacanestro romana, considero clamoroso il risultato della prima partita in casa e altrettanto importante la risposta per il derby. Ma non sottovaluterei neppure le 1.300 persone venute per l’EuroCup. Anche negli anni belli della Virtus, avere 1.300 o 1.500 spettatori in coppa non era scontato: ricordo partite di Eurolega con poche centinaia di persone. Stiamo andando oltre le più rosee aspettative. È un segnale molto bello per tutto il movimento e, proprio per questo, dobbiamo concentrarci sui benefici che può portare».
Nella sua esperienza alla Virtus ha già vissuto le stracittadine con l’Eurobasket. Che ricordi conserva?
«Ho vissuto quei derby, ma personalmente non li ho mai sentiti come una contrapposizione particolarmente forte. Con l’Eurobasket e con la famiglia Buonamici c’è sempre stato un rapporto di collaborazione e amicizia. C’era una sana rivalità sportiva, ma mai una forte contrapposizione, e questo per me è fondamentale. Ricordo le vittorie e anche un derby perso con la Virtus, ma non c’è un episodio al quale sia particolarmente legato».
Quanto può incidere questo primo derby sul percorso delle due società, anche oltre il risultato?
«Sono due realtà che si stanno costruendo e che adesso si sfidano sul campo. È chiaro che chi ben comincia è a metà dell’opera, ma questo resta un primo passo. Per la Maxima vincere sarebbe molto importante, anche perché porteremo circa ottomila persone al palazzetto. Se vincesse la BC Roma, sarebbe uno sgambetto fatto in casa nostra, ma non qualcosa di definitivo. Ogni giorno e ogni settimana entrambe aggiungono un tassello, introducono una novità e cercano di migliorare il proprio percorso di crescita. È un passaggio importante, ma tutt’altro che decisivo».
C’è spazio a Roma per due squadre in Serie A, considerando anche la presenza della Virtus e delle altre realtà cittadine?
«La risposta più banale sarebbe dire che Roma è grande e quindi c’è spazio per tutti. Io preferisco collegarmi al discorso iniziale: grazie a questi riflettori, tutto il movimento sta crescendo. Sono convinto che ci sarà uno zoccolo duro di appassionati che frequenterà tutti e tre i parquet, anche quattro considerando la Luiss. Gli appassionati potranno fare il giro delle sette chiese e vedere della buona pallacanestro. Se una famiglia viene a vedere la Maxima siamo felici, ma se la settimana successiva vuole assistere a una bella partita della BC Roma o della Virtus, ben venga. A beneficiarne è tutto il basket».
Come avete vissuto la settimana di avvicinamento al derby, con la trasferta di EuroCup in Turchia in mezzo?
«Quando giochi la coppa non è facile concentrarti subito sul campionato. Siamo tornati mercoledì sera da Ankara e abbiamo iniziato a preparare la partita giovedì, quindi abbiamo avuto circa tre giorni. Da un lato, dopo una sconfitta, è positivo potersi tuffare immediatamente nella sfida successiva, magari con più cattiveria agonistica. Dall’altro, avere più tempo sarebbe stato utile, ma sia noi, sia la BC Roma siamo sulla stessa barca. Anche loro giocano l’EuroCup e hanno dovuto costruire tutto da zero. In questi giorni, però, ho visto la nostra squadra bene e concentrata in questi giorni. Coach Cotelli sta facendo un bel lavoro, nonostante abbia potuto iniziare a preparare il derby solo dopo l’impegno europeo».
Quanto può pesare giocare davanti a ottomila o novemila persone in un palazzetto al quale state ancora prendendo le misure?
«Sarà una partita difficilissima per entrambe. Giocare in un palazzetto nuovo per le squadre, con ottomila o novemila persone intorno, non è semplice: mancano ancora i punti di riferimento. È un campo storico, che da un lato ti dà tanto e dall’altro può toglierti qualcosa. Le luci sono particolari e dobbiamo ancora abituarci. È casa nostra e lo diventerà sempre di più, ma serve tempo».
Un’atmosfera del genere può mettere in difficoltà anche giocatori abituati a competere ad alto livello?
«Novemila persone significano diciottomila occhi che ti guardano: per chi non ha mai vissuto un palcoscenico del genere può essere impegnativo. In entrambe le squadre ci sono giocatori di altissimo livello, molti dei quali hanno già avuto esperienze simili. Però anche nella prima partita con Napoli, soprattutto all’inizio, un po’ di comprensibile insicurezza poteva esserci. È un impatto con il quale bisogna prendere confidenza».
Di Giovanni Oriolo
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Nell’immagine Francesco Carotti con Paul Matiasic (Presidente della Maxima Roma) e Gigi Datome (Capo Delegazione della Nazionale italiana) alla conferenza di presentazione della Maxima Roma del 8 settembre. Foto di G. Masi / Ciamillo-Castoria