di Maurizio Roveri
E dunque, con la sconfitta al “Taliercio” e lo 0-2 in semifinale contro la corazzata Reyer, è calato il sipario sul viaggio della Virtus Segafredo. L’uscita di scena ai playoff è stata dignitosissima per le ragazze virtussine, rimaste in gara per oltre trenta minuti (addirittura con 7 punti di vantaggio nel corso del secondo quarto) davanti a uno squadrone assoluto come quello veneziano, costruito per dare l’assalto quest’anno allo scudetto.
Per la V nera di Bologna una stagione da ricordare. Con giusto orgoglio. Una stagione vissuta dentro intense e belle emozioni da un gruppo di ragazze che hanno costruito – con passione, amicizia, compattezza, coraggio, costanza – un piccolo capolavoro. Elisabetta Tassinari e le sue compagne sono state interpreti di un percorso al di sopra di ogni aspettativa. Passando dai tormenti del campionato scorso (l’impatto complicato con la massima serie, un’esperienza nuova tutta da conoscere e da capire, il penultimo posto…) ad una stagione da 20 partite vinte su 31 giocate. Fino a diventare una delle quattro migliori squadre d’Italia.
Quando nell’ottobre 2019 la gloriosa V nera di Bologna entrava nell’universo dei canestri delle donne, debuttando con la sezione “basket femminile” che era stata costituita soltanto qualche mese prima, nessuno – in quel momento – poteva immaginare che…
Nessuno avrebbe osato sognare la Virtus Segafredo così in alto, già nella seconda stagione della sua storia.
Invece, è realtà. Una regular season sempre nelle prime posizioni (anche in vetta, con quell’avvio di campionato da 11 vittorie e 1 sconfitta), i playoff, i quarti di finale facendo fuori” il Geas. Che è un Club storico del basket femminile italiano (fondato nel 1955, ha vinto 8 scudetti e 1 Coppa dei Campioni). Infine la “impossibile” e tuttavia coraggiosa sfida alla Reyer delle “marziane” Natasha Howard (3 titoli WNBA nel suo palmares!), Yvonne Anderson, Gintere Petronyte, e delle azzurre Debora Carangelo, Elisa Penna, Francesca Pan, Marina Bestagno, Beatrice Attura.
L’equilibrio tecnico-tattico e il forte spirito di gruppo che si sono creati in questa stagione spiegano l’apprezzabilissimo campionato prodotto da una Virtus Segafredo “con il fuoco nel cuore”. Felici si sono rivelate le scelte dell’estate scorsa. Quando il Club ha firmato coach Lorenzo Serventi. Il coach giusto nel momento giusto. E quando sono state inserite nel gruppo giocatrici sapienti, costanti, concrete come Abby Kate Bishop, Brooque Williams, Valeria Battisodo e Beatrice Barberis. Perfette per questa squadra. Affiancandole al nucleo della stagione precedente: Elisabetta Tassinari, Raelin D’Alie, Ana Marija Begic, Alessandra Tava, Simona Cordisco, Jomanda Rosier, Sofia Tartarini.
I “numeri” dicono che la Segafredo 2020-21 è stata la terza squadra per indice di valutazione, dietro soltanto alla Reyer Umana Venezia e alla Famila Wuber Schio (i due squadroni che si contenderanno lo scudetto).
E’ migliorabile questa Virtus? Senza rischiare di snaturare l’identità e gli equilibri raggiunti? Sì. Si può.
E penso si andrà in questa direzione. Le motivazioni della Proprietà rappresentano una certezza in tal senso. “Patron” Massimo Zanetti crede con fierezza in questo progetto. E’ lui che ha voluto fortemente dotare la Virtus della sezione femminile. Un’operazione legata al tessuto sportivo e culturale della città di Bologna. L’investimento proseguirà. Per arrivare a portare la V nera delle donne ancora più in alto. E farla anche entrare in Europa.
La Virtus Segafredo del quarto posto va migliorata nella profondità del roster. Tecnicamente, è da migliorare la percentuale del tiro da 3 punti. Va migliorata la produzione degli assist. Deve soprattutto diventare squadra con maggiore fisicità (la differenza, nelle sfide con la Reyer Venezia, è apparsa evidente). Inoltre, la Virtus del domani dovrà cercare di esprimere un contropiede più efficace (e conseguentemente più punti da azioni in contropiede).
Il quarto posto della V nera di coach Serventi è un risultato importante, trattandosi del secondo miglior piazzamento d’una squadra cestistica femminile di Bologna nella massima serie.
E a questo punto… vi chiederete: a chi appartiene il miglior campionato di sempre d’una squadra femminile bolognese in A1?
Chi ha già una certa età, ed è un veterano come… me, lo sa. E si ricorda. Era il 1973. La stagione 1972-73. La squadra? La Libertas Bologna del presidente Civolani. Sponsorizzata 3bi. Franco Lanfranchi il coach. In campo un gruppo di ragazze di buon talento, alcune dotate anche di forte personalità. Quel gruppo era un efficace mix di giocatrici esperte e di giocatrici emergenti. Viviana “Vivi” Corsini carismatica playmaker, Manuela Peri dalla grande difesa e Patrizia Martini due interessantissime atlete lucchesi che il “Civ” con abile intuito aveva portato a Bologna giovanissime, e poi c’erano Carla Goggioli il pivot, la grintosissima Gianna Nanetti una guerriera, le utili Lorenzoni e Marini.
Quel campionato lo vinse la Standa Milano di Fiorella Alderighi, Lucia Apostoli, Anna Bozzi, Barbara Costa, Gianna Ghirri, Ester Milocco, Umberto Pareschi. Allenata da Zigo Vasojevic, la Standa prevalse in un appassionante ed estenuante gomito a gomito con il Geas: Milano terminò il campionato a 42 punti e il Geas Sesto San Giovanni (Mabel Bocchi, Rosy Bozzolo, Licia Toriser, Agostinelli e Colavizza) a 40 punti.
La 3bi Bologna, che giocava al palasport di Piazza Azzarita, si classificò in terza posizione. Fece 30 punti. Come la Thermomatic Vicenza (dove l’emergente talento di Lidia Gorlin era una delizia per gli occhi). Ma per via dei confronti diretti, il piazzamento migliore fu della 3bi.
Un capolavoro, quel campionato della squadra di Franco Lanfranchi. Anche il coach arrivò a quell’appuntamento nel momento giusto. Giovane, ma già maturo per “!firmare” qualcosa d’importante, l’entusiasmo dei 30 anni, la curiosità di scoprire, la grande voglia di imparare passando – fin da ragazzo – mattinate intere in via San Felice ad ascoltare i coach che spesso si davano appuntamento da quelle parti. Era il cenacolo del basket bolognese. A quei tempi (seconda parte Anni Sessanta-primi Anni Settanta) era facile trovarvi Beppe Lamberti, Vittorio Tracuzzi, anche un giovanissimo Alberto Bucci. E altri tecnici.
Lanfranchi, che da 48 anni vive a Palermo, ricorda con simpatia quei giorni. Era un giocatore interessante a livello giovanile, playmaker dal fisico massiccio, lo allenava Lamberti il quale era solito invitare a cena la squadra a casa sua. Tutti insieme, a parlare di pallacanestro.
La prima esperienza da allenatore, per Franco Lanfranchi, è datata 1965. In realtà quell’anno faceva il “vice”. Assistente di Augusto Giomo, detto Gianni.
Insieme – Giomo e Lanfranchi – allenano la squadra Allievi della Virtus Candy. Che vince tutte le partite. Ottimo lavoro. Quella squadra, e quella stagione 1965-66, sono passate alla storia. Rappresentano il primissimo titolo giovanile nella storia della V nera.
L’anno successivo, Lanfranchi era il capo-allenatore della squadra juniores della Virtus. “Gianni” Giomo, all’epoca ancora giocatore della prima squadra, avvertiva la necessità di concentrarsi maggiormente sul suo ruolo di giocatore. Tuttavia, continuò a collaborare con Lanfranchi dandogli consigli e suggerimenti preziosi. Le loro squadre giovanili erano tecnicamente all’avanguardia, si facevano ammirare per lo spirito e l’organizzazione della “zona press”.

La Libertas Bologna 3bi di coach Lanfranchi, terza in serie A nel 1973 dietro a Standa e Geas
Un altro “maestro” importante per Franco Lanfranchi è stato Costantino Michelini, personaggio originale, singolare, anche un po’ eccentrico, sicuramente geniale in panchina. Nella pallacanestro femminile è stato un mago. Allenava la Lamborghini, e successivamente per un paio d’anni la Nazionale italiana. Uomo di grandi intuizioni, Costantino Michelini. Ha trasmesso insegnamenti che sono stati utilissimi a Lanfranchi quando nella stagione 1972-73 gli venne affidata la guida della Libertas Bologna 3bi. La stagione del terzo posto. Migliore risultato d’una squadra femminile bolognese in serie A.
Resiste. Quel record resiste ancora. A distanza di quasi mezzo secolo. Riuscirà la Virtus Segafredo nei prossimi anni a fare meglio?
Il bolognese Franco “Ciccio” Lanfranchi ha lasciato la sua Bologna proprio nell’estate di quel 1973. Lo chiamarono da Palermo. C’era bisogno, in Sicilia, di un personaggio come lui per creare un’organizzazione, per portare idee. Per lavorare sullo sviluppo del basket. “Ciccio” partì per quella missione. Ed è rimasto là. Dedicandosi anima e corpo alla pallacanestro, a costruire, a far crescere un movimento. Ha allenato squadre maschili e femminili, di qualsiasi categoria. Con passione, competenza, umiltà. E una disponibilità sempre straordinaria.