Siamo alla resa dei conti, siamo alla semifinale scudetto. Le migliori quattro squadre del nostro campionato si apprestano ad affrontarsi per raggiungere la tanto agognata finale.
Per presentare le semifinalista ci siamo fatti aiutare da una voce autorevole come quella di coach Attilio Caja che – grazie alla sua esperienza e saggezza – ci ha aperto ad una visione più ampia su quel che potremmo vedere nei prossimi giorni.
Siamo alla semifinali. Ci dai un giudizio iniziale sulle quattro squadre protagoniste. Milano e Bologna partiranno con i favori dei pronostici?
“Si, Milano e Virtus sono favorite per status e per essere due squadre da Eurolega. Entrambe si sono mantenute ad altissimo livello, in testa alla classifica nonostante le difficoltà derivate da un’Eurolega molto impegnativa che ha portato via tante energia.
Poi abbiamo Tortona che si è confermata agli ottimi livelli dell’anno scorso: un grande merito perché confermarsi non è per nulla facile.
Sassari, infine, ha fatto un lavoro eccellente durante l’anno. In estate aveva cambiato molto, non era nemmeno partita bene tanto che non è riuscita a qualificarsi per la Coppa Italia. Poi il lavoro impeccabile di Piero Bucchi ha fatto la differenza. Quel che conta per noi allenatori è vedere il processo di crescita della squadra: come si parte e come si arriva. Ecco, Bucchi con Pasquini ha ottenuto risultati notevoli da quel punto di vista facendo crescere giocatori di alto livello come Dowe, Stephens e Diop”.
Ora la Dinamo è considerata una vera mina vagante. Come valuta la crescita di Sassari e quanto l’esplosione di Ousmene Diop ha rivoluzionato la squadra?
“Ha fatto un crescendo importante. In questo c’è stato l’ottimo lavoro dell’allenatore che ha saputo valorizzare i suoi giocatori. Diop all’inizio della stagione era il cambio di Onuaku e non giocava molti minuti. Poi ha preso spazio nelle rotazioni, anche con l’arrivo di Stephens. La forza della squadra la si vede dalle molte vittorie arrivate nel girone di ritorno, diverse arrivate in serate in cui mancavano Robinson e Jones. Hanno avuto delle problematiche, ma hanno saputo trovare sempre altre risorse. Ha una pericolosità offensiva diffusa, tanto che è la miglior squadra per percentuale al tiro da tre del campionato”.
Tutti noi ci aspettavamo una serie con Venezia molto più equilibrata. È rimasto sorpreso del netto successo della Dinamo?
“Sassari a partire dal girone di ritorno ha fatto un percorso importante. Venezia, invece, ha alternato partite positive ad altre meno. In questa stagione però non ha mai trovato la quadratura del cerchio a differenza della Dinamo. La squadra di Bucchi ha vinto tre partite nettamente, la sola persa è stata in volata. Ora se la vedranno con Milano dove partiranno sfavoriti, ma godono di grande credito e non partiranno certo sconfitti”.
L’Olimpia, invece, dove farà valere la sua superiorità?
“Milano ha un impianto difensivo molto importante fatto di fisicità e giocatori di qualità. I due perni sono Melli e Hines, attorno ci sono ragazzi di ottima applicazione, un buon sistema dato da Messina. Per questo prevedo cose interessanti tra il miglior attacco di Sassari e l’organizzazione difensiva dell’Olimpia”.
Tortona ancora una volta trova la Virtus Bologna in semifinale. Secondo lei la Bertram cosa deve fare per mettere in difficoltà la Segafredo?
“Dovrà impostare una serie di gare dal punto di vista difensivo importante. Basta vedere quanto la Virtus nei quarti abbia fatturato in attacco. Per tre volte è andata sopra i 100 punti”.
Quindi il potenziale offensivo della Virtus è l’arma che sfrutterà maggiormente Scariolo?
“Hanno giocatori come Belinelli e Teodosic che – in maniera diversa – possono essere decisivi all’interno della partita. Al di la del sistema di gioco di Scariolo, entrambi nel momento di concludere decidono le gare: Teodosic quando ha la palla in mano è pericoloso perché mette in ritmo tutti i suoi compagni, sa segnare e lo fa fare agli altri. Difensivamente impegna molto e ti obbliga a fare scelte difficili. Belinelli, invece, è diverso perché va innescato. Ma quando entra in quei suoi 10 minuti spezza le partite. Ha fatto un grandissimo campionato. Queste due individualità possono risolvere e decidere la partita. Attorno a loro hanno compagni di squadra di alto livello come Hackett e Pajola che difendono per due, Cordinier che gode di un atletismo pazzesco, e poi sotto canestro hanno Shengelia che è un giocatore di assoluta qualità e gli altri tre lunghi sono di quantità”.
Lei sa come si fa ad espugnare la SegafredoArena…
“Si ma mancava Teodosic e la Virtus era coinvolta nel doppio impegno campionato ed Eurolega. Però a questi livelli nessuno regala niente. Bologna in campionato non aveva ancora mai perso e veniva da 11 vittorie di fila. Quindi le partite bisogna sempre vincerle e noi quel giorno (alla guida di Scafati) abbiamo ottenuto un grande risultato”.
Dopo l’esperienza a Scafati, cosa vede nel futuro di Attilio Caja?
“Sono 30 anni che o prima o dopo riesco sempre a iniziare un lavoro e portarlo a termine bene. Sono fiducioso che questa possibilità ci possa essere anche quest’anno. Poi subentrano certe dinamiche che a volte fanno emergere cose inaspettate. Però c’è fiducia derivata dal mio vissuto di 30 anni a questa parte”.
Trovare un panchina subito o subentrare in corso d’opera fa differenza?
“Se comincerò la stagione bene, se entrerò dopo andrà altrettanto bene. Prima o dopo qualcosa di positivo c’è sempre. Se si è convinti e se si crede in una cosa…
Penso di aver dimostrato l’onestà anche in questa stagione che quando ho smesso di credere in una cosa mi sono fatto da parte”.
Quali valori e capisaldi deve avere un progetto per essere considerato da lei appetibile e da sposare?
“Tutti i progetti sono validi. Ci deve essere chiarezza di mezzi e obiettivi. Ho allenato sia in piazze importanti che gareggiavano per la posta più alta, ma anche in altre in cui l’obiettivo era salvezza. Sono sempre stato a disposizione del club, sono un “aziendalista” nel senso più positivo del termine. Le società rimangono, giocatori e allenatori invece sono di passaggio. Quindi ho sempre sposato il credo del mio club di appartenenza”.
Eugenio Petrillo
Nell’immagine Attilio Caja, foto Ciamillo-Castoria