Nella seconda fase, venerdì, il confronto con l’avversaria di sempre che in questo Mondiale è nelle posizioni di testa di tutte le statistiche. Partita difficile anche se l’Italia ha vinto gli ultimi tre duelli con i serbi. E poi, come già quattro anni fa, ritroveremo il Portorico
PER GLI AZZURRI LA SERBIA DEI RECORD
La Serbia schiaccia anche il Sud Sudan e irrompe nella seconda fase della World Cup con obiettivo i quarti di finale. SvetislavPesic, il vecchio maestro, ha ricostruito la grande Serbia: agli azzurri il compito di fermare il rullo compressore balcanico, come già fece due anni fa a Belgrado strappando agli avversari e sul loro campo la qualificazione olimpica (102-95), e come fece lo scorso anno a Berlino (94-86) bloccandola agli ottavi di finale. Poi c’è anche un terzo indizio, venti giorni fa ad Atene: 89-88, ma era un’amichevole che però valse il successo nel Torneo dell’Acropoli. Se ci limitassimo ai risultati più recenti, ci sarebbe di che essere ottimisti, ma purtroppo non è così, e per una serie di motivi. Innanzi tutto quello psicologico, perché dopo questa serie di cocenti sconfitte la Serbia scenderà in campo con il coltello tra i denti per vendicare quest’affronto sportivo.
E poi c’è Pesic, che ci conosce molto bene e soprattutto è un grande allenatore capace di rendere altamente competitiva la sua Serbia pur dovendo fare a meno della superstella di Denver, Nikola Jokic, e di qualche altro giocatore che farebbe la gioia di ogni allenatore: Nedovic (Stella Rossa, già a Milano), Kalinic (Barcellona) e Micic (Oklahoma), facendosi beffe di pronostici che, alla vigilia del Mondiale ponevano la Serbia in ottava posizione, dietro anche agli azzurri.
Il basso profilo ha evidentemente giovato, perché i serbi hanno sfornato una serie di prestazioni dominanti, anche se contro avversarie di non altissimo livello: tre partite con una media di 105 punti all’attivo e appena 74 al passivo (+31!), una presenza nei primissimi posti in tutte le classifiche: prima ad esempio nel tiro da tre punti (44.7%), negli assist e nella valutazione, per numero di palle perse (seconda, dietro… l’Italia, unica voce realmente positiva per gli azzurri), per falli commessi (appena 14 per gara). Curioso, per una squadra che ha sette uomini sopra i due metri e i tre centri oltre i 2.11, essere appena al 15° posto – come l’Italia! – nel conto dei rimbalzi, ma con quel potenziale offensivo di palloni da recuperare in attacco ne restano ben pochi.
Ecco dunque, in sintesi, l’avversaria che ci troveremo di fronte venerdì, temibile per un terzo motivo che ci riguarda direttamente, e cioè le prove non esaltanti che hanno caratterizzato questo nostro avvio di Mondiale: vittoria sofferta, nonostante il punteggio finale, con l’Angola; sconfitta pesante – e probabilmente decisiva – con la Dominicana; vittoria soddisfacente, al netto della sbandata finale, se non altro per aver ripreso confidenza con il canestro nei tiri dall’arco ed aver espresso indubbi progressi in difesa e nella costruzione del gioco, anche se fa difetto per il momento una delle caratteristiche principali di questa squadra, i recuperi: nella speciale graduatoria siamo appena al 29° posto.
Insegna David che anche i giganti possono crollare, che ogni invincibile Achille ha il suo… tallone, il punto debole: difficile da individuare, ma proviamoci lo stesso. Intanto l’arroganza dei campioni convinti di poter fare un solo boccone degli avversari, come fatto finora, anche se qualche timore per i precedenti lo dovranno pur avere: cominciamo a mettere qualche sassolino nei loro ingranaggi, aggrediamo le guardie anche se si chiamano Bogdanovic, Stefan Jovic, Dobric o Marinkovic, tagliamo fuori i lunghi, Nikola Jovic, Milutinov o Ristic (il 2.11 di Philadelphia, Petrusev, è stato finora impiegato pochissimo) giocando di squadra e speriamo che il dio dei tre punti torni ad esserci benevolo come è accaduto contro le Filippine.
A parte i tre della NBA, tutti sono uomini chiave nelle loro squadre di club, protagonisti in Eurolega. Tanti galli che spesso hanno bisticciato, ma che Pesic finora ha saputo tenere sotto controllo.
Contro una squadra simile che ha almeno dieci giocatori da quintetto base, avremo bisogno del miglior Fontecchio, di un contributo massimo dagli altri che finora si sono comportati assai bene (Tonut, Pajola, Ricci, oltre agli altri veterani, da Spissu a Melli, Polonara e Datome), della compattezza di squadra, dello spirito di sacrificio, della convinzione di potercela fare, soffrendo per quaranta interi minuti come è nostro destino in mancanza di quei centimetri di cui tutte le altre squadre (perfino le “piccole” Filippine) sono invece dotate in abbondanza. Last but not least, l’arbitraggio, sperando che sia migliore di quello della World League del 2019 a Foshan, iperprotettivo con i lunghi serbi e quattro antisportivi fischiati contro gli azzurri. Finì comunque 77-92 con 31 punti dell’eterno Bogdanovic.
Servirà lo spirito degli ultimi minuti contro la Dominicana, di quanto espresso nel finale con l’Angola, per quasi tutta la partita con le Filippine. Tre giorni per preparare la sfida, Pozzecco dovrà dare serenità, orgoglio e convinzione alla squadra.
L’altra avversaria della seconda fase, il 3 settembre, sarà il Portorico che ha impartito un’altra severa lezione alla Cina (107-89) alla quale non è bastata la guida di Sasha Djordjevic per evitare una nuova figuraccia e dove sembra che – dopo la ventata d’entusiasmo portata da Yao Ming più di tre lustri fa – il basket abbia decisamente perduto appeal in assenza di apprezzabili risultati.
Portorico travolto in amichevole (98-65) nel “Dathome Day” a Ravenna che qui a Manila si è distinto per aver avuto ragione con un clamoroso recupero e dopo un supplementare sul Sud Sudan e che, contrariamente a Ravenna, ha messo in mostra un notevole potenziale offensivo
A questo proposito, va ricordato che anche quattro anni, a Wuhan, nella seconda fase del precedente mondiale, ci trovammo di fronte i portoricani battuti con fatica dopo un supplementare e un allucinante 26-46 a metà gara. Di quella squadra è rimasto il solo Isaiah Pineiro, 28 anni, ala di 201 nato ad Auburn in California, come del resto tra gli azzurri il solo Datome. E va sottolineata anche una singolarità. Delle cinque squadre affrontate nei due Mondiali, quattro sono le stesse: Angola, Filippine, Portorico e Serbia, solo la Dominicana ha preso quest’anno il posto della Spagna, poi campione del mondo. Corsi e ricorsi storici…