Si può perdere se a 10″ dal termine si sta quattro punti avanti? La risposta è affermativa, e non è certo la prima volta: ricordate un derby scudetto tra Virtus e Fortitudo? Però il Giappone l’ha combinata grossa, sprecando negli ultimi secondi di gara quanto di buono aveva fatto fino a quel momento, arrivando sull’84-80 a un soffio dalla fine. Poi la tripla di Strazel, il fallo di Kawamura (proprio lui, l’artefice dell’allungo nipponico con quattro liberi consecutivi) per la verità nemmeno troppo evidente, e la guardia francese che dalla lunetta chiude il gioco da quattro punti e regala alla Francia il supplementare dove emerge l’altezza (in tutti i sensi) di Wembanyama, abbastanza opaco fino a quel momento: otto punti consecutivi (a zero dei nipponici) per una vittoria che regala a Gobert e compagni la sicurezza del viaggio a Parigi, chiudendo la partita con 18 punti, 11 rimbalzi, 6 assist e 30 di valutazione.

Ora, cosa diavolo sarà passata nella testa di Kawamura, folletto imprendibile e migliore dei suoi (29 punti, 7 rimbalzi, 6 assist)? Ma lascialo tirare e, male che vada, resti sempre un punto avanti! Ma anche cosa è passato nella testa di Tom Hovasse, bravissimo fino a quel momento nell’irretire i francesi spuntandone le armi migliori? Ma comanda fallo per mandare i francesi in lunetta e restare eventualmente con due punti ancora da gestire!

Parliamo pure di inesperienza a questi livelli, anche se Hovasse tre anni fa portò le ragazze giapponesi all’argento olimpico, di trance agonistica per Kawamura che pure aveva seminato il panico per 40′ nella difesa avversaria: sta di fatto che il Giappone si ritrova immeritatamente a zero punti ma, affrontando il Brasile nel terzo e conclusivo turno di Lille, può ancora sperare di aggiudicarsi uno dei due posti riservati alle migliori terze: lo meriterebbe.

La Spagna – fischiatissima dai tifosi francesi, forse ancor più dell’Argentina sui campi di calcio – che batte la Grecia con super Aldama (19 punti e 12 rimbalzi) nonostante un grande Antetoukonmpo (27 punti e 11 rimbalzi) torna a sperare anche perché il Canada ha battuto l’Australia: si giocherà tutto venerdì nell’ultima sfida della qualificazione proprio contro la nazionale della foglia d’acero.

Dal basket alla giornata degli azzurri, sicuramente la più importante dall’inizio dei Giochi perché ci ha regalato alcuni risultati fondamentali. L’argento della squadra di ginnastica artistica femminile, innanzi tutto, giunta dopo il sesto posto degli uomini. Una medaglia olimpica della squadra mancava da quasi un secolo, dai Giochi di Amsterdam del 1928, anche allora un argento, alle spalle dell’Olanda. L’unica altra vinta, questa a livello individuale, è l’argento al corpo libero conquistato a Tokyo tre anni va da Vanessa Ferrari che qui non potrà difenderla, fermata da un grave infortunio proprio a pochi giorni dalla partenza per Parigi.

Oggi le “fate” azzurre hanno portato a termine un lungo viaggio di crescita agonistica con Alice D’Amato presente in tutte e quattro le prove, Manila Esposito, Angela Andreoli, Giorgia Villa ed Elisa Iorio che si sono piazzate alle spalle dei soli Stati Uniti della stratosferica Biles, precedendo il più quotato Brasile. E non è finita, perché nelle prove individuali agli attrezzi le ragazze potrebbero regalarci qualche altra soddisfazione.

L’altro risultato è d’oro, conquistato dalle ragazze della spada, che vale doppio, intanto perché è stato vinto sulla Francia all’overtime con la stoccata di Alberta Santuccio ad Auriane Mallo-Breton, e poi perché interrompe un digiuno che durava da Rio 2016, ma soprattutto perché dopo le ripetute delusioni nelle prove individuali e le violente polemiche esplose per gli arbitraggi che hanno penalizzato in particolare Arianna Errigo e ieri Filippo Macchi nella finale per l’oro del fiorettp (curiosamente ad opera dello stesso giudice, un coreano, in entrambi i casi), la scherma italiana torna ad occupare il posto e il ruolo che la tradizione le assegna.

Infine, il bronzo di Gregorio Paltrinieri sugli 800, pochi minuti prima che la fidanzata Rossella Fiamingo conquistasse l’oro della spada a squadre con Giulia Rizzi, Alberta Santuccio e la trentanovenne Mara Navarria, premia l’incredibile carriera di un grandissimo campione. Tifoso dei Knicks, cestista mancato, alla quarta Olimpiade aggiunge all’oro di Rio nei 1500 e al bronzo nei 10 km di Tokyo, questo nuovo bronzo: il suo palmares, nelle diverse competizioni più importanti, presenta in totale 32 medaglie d’oro, 17 argenti e 10 bronzi. Stavolta i numeri sono più che eloquenti.

Paltrinieri doppierà le gare in vasca con quelle in acque libere, e cioè sulla Senna che però neanche oggi ha potuto ospitare la prova di nuoto del triathlon. “Una presa in giro – il commento del fondista azzurro – come quella del tuffo della Hidalgo”. In un’Olimpiade che suscita crescente entusiasmo tra i francesi ma registra ancora 900.000 biglietti invenduti (ma se un posto per la finale del volley viene offerto a più di 1500 euro, chi li comprerà?), in cui si esaltano e si celebrano le medaglie dei transalpini che puntano a raggiungere quota 75 ma non si risolvono le carenze della mensa degli atleti, la scomodità dei letti e il dilagare di piccoli furti nell’intero villaggio, la Senna ha assolto il suo compito di splendido palcoscenico per lo spettacolo di venerdì scorso. Se ora un temporale la intorbidisce nuovamente, il problema non è più degli organizzatori. Che però non si sia pensato ad una soluzione B per il triathlon, è veramente strano.

 

Nell’immagine la squadra femminile campione di spada, foto Federazione Italiana Scherma

Mario Arceri