Visto che le luci stanno andando a spegnersi sopra la State Farm Arena e che gli individuali fortunati vincitori saranno ormai già tornati nelle loro magioni, penso sia arrivato il giusto momento di sedersi un secondo sulla poltrona buona e fare un punto della situazione post All Star Game 2021.
All’inizio della stagione c’era stato un quiete consenso su questo punto: niente All Star Game. Era anche una considerazione piuttosto legittima, il numero delle partite (72) strette in uno spazio ben più modesto prevedeva una prima parte di stagione più simile ad un tour de force, con varie gare che si sarebbero giocate un giorno sì e l’altro pure. Così in effetti è stato, fino a che quelli della NBA non hanno fatto presente a NBPA ed associati che nel contratto collettivo era chiaramente prevista la comparsata dei migliori -o presunti tali – 24 sul parquet.
Così è effettivamente stato, grazie a Dio, dopo serrata mediazione per capire la logistica in modo da continuare a combattere il COVID-19 e comunque battere cassa, è stato deciso che la soluzione migliore fosse fare tutto nello stesso giorno. E per “tutto nello stesso giorno” intendo proprio tutto nello stesso giorno: Skills Challenge, Tiro da 3, Schiacciate e Partita.
Andiamo per ordine:
Lo Skills Challenge è stato forse il più brutto di sempre. Incredibile aver visto uno spettacolo dove Sabonis, il vincitore, non ha nemmeno dovuto dare tutto sé stesso. Ha messo i tiri da 3 al momento giusto ed ha avuto fortuna di aver tirato “solo” 3 mattoni nella finale, contro i 4 di Vucevic. Il formato così com’è non convince. Abbiamo infatti visto che molti vincitori (Tatum ad esempio) negli anni scorsi si sono incoronati nonostante un orrendo ritardo per colpa di due passaggi sbagliati, ma fortunati a mettere il primo tiro da 3.
La gara di tiro da 3 ha finalmente implementato un paio di tiri in più, da ancora più lontano, che giustamente hanno maggior valore. Curry ne è uscito vincitore dopo un finale al cardiopalma deciso solo dall’ultimo pallone colorato, altrimenti, se sbagliato avrebbe dato la vittoria a Conley, assoluto outsider. La gara è stata piacevole e con un buon ritmo. Sarebbe interessante implementare due tiri da ancora più lontano. Vedremo in futuro. Curry, alla sua seconda vittoria in carriera, subito dedicata a Klay Thompson, purtroppo ai box per tutta la stagione.
Allo Slam Dunk Contest dell’All Star Game 2021 è mancata solo una cosa: il pubblico. La scelta di fare saltare solo 3 persone è stata sofferta ma effettivamente necessaria vista la logica di far entrare meno persone possibili allo State Farm Arena. I 3 saltatori infatti sono gli unici che non avrebbero poi partecipato alla partita delle stelle. Ha trionfato Anfernee Simons, autentico Jumpman da Portland, che ha chiuso la serata con una schiacciata ad una mano dopo aver fatto rimbalzare la palla per terra e cercando unitamente di baciare il ferro. Cortesemente al suo personale dentista ha pensato bene di frenarsi ad una decina di cm, giusto per non rendere una bella serata per famiglie, in un prodotto vietato ai mi ori. Obi Toppin si è fatto vedere più schiacciatore di potenza che verticale, con una bella schiacciata saltando due giocatori che scollinavano i 2 metri e 5, chiusa col mulinello. Da segnalare la seconda del primo giro di Simons, un garbato remake della dunk di McGrady anno 2000. La finale è stata decisa da una sola schiacciata, poi chiamando i 5 giudici a giudicare tra quale delle due preferissero. La scelta è stata fatta per motivazioni di tempo.
La partita delle stelle è da sempre quello che tutti aspettano? Beh, si, ma quest’anno sicuramente no. I minuti sono stati centellinati per tutti, il team LeBron era nettamente più forte (ed infatti ha vinto) e quello composto da Durant è stato falcidiato dagli infortuni. In più mancavano Simmons ed Embiid, fermati qualche ora prima per via di un contatto con un positivo al Coronavirus. Fortunatamente i due sono risultati negativi.
La partita non è stata una partita. In questo caso nessuno ha mai realmente difeso, riportando in auge il “garbage time” continuo. Alla fine hanno vinto il team assemblato da LeBron, per 170 a 150, con Giannis Antetokounmpo MVP. Per lui 35 punti ed un perfetto 16/16 dal campo.
Il bilancio finale strattona: da una parte forse era meglio non farlo, un po’ per il rispetto dei giocatori e delle loro situazioni di squadra, viste le fitte partite. Un po’ per rispetto del momento, ancora non sono fuori pericolo Coronavirus. Ancora più di tutto per la quasi totale assenza di pubblico e l’aria spensierata che porta. Va però detto che vista la situazione in netto miglioramento negli USA (dove le vaccinazioni vanno a gonfie vele e dove qualche tifoso è già tornato nei palazzetti) la NBa ha deciso che poteva cercare di limitare le già copiose perdite tamponandole con questa giornata autocelebrativa.
IL MEGLIO DELLA SERATA ALL’ALL STAR GAME
Magari non è corretto dal punto di vista etico, ma quando si parla di soldi ed introiti, l’etica (purtroppo) ha ben poco spazio.
Raffaele Camerini