È stata un’estate di grandi cambiamenti per la Fortitudo Bologna, in campo e soprattutto fuori, che ha iniziato la stagione 2023/2024 in questi giorni con il piede giusto.
Tra le novità fuori dal parquet, la figura di Andrea Mottola, allenatore di calcio a livello dilettantistico per trent’anni e figlio di Adriano “Barile” Mottola, figura storica del Bologna calcio al quale è stato legato per oltre settant’anni. Mottola è attualmente responsabile delle pubbliche relazioni e sviluppo del marchio Flats Service, divenuto nel corso della passata stagione il main sponsor della Effe. L’azienda è di proprietà della famiglia Gentilini che questa estate è entrata anche a far parte dei soci che hanno rilevato il club, acquisendo il 20% delle quote, come Stefano Tedeschi, divenuto presidente, e Davide Malaguti.
La passione sportiva di Andrea Mottola è nel dna di famiglia, e nel suo caso, anche quella per la Effe è un vecchio amore.
Lo abbiamo così sentito, partendo dalla eredità importante che ha raccolto dal padre, personaggio molto noto nella Bologna sportiva.
Ecco la chiacchierata con lui.

 

Suo padre è stato una figura importante per Bologna, che cosa ha significato per il tifo di questa città e per il Bologna Calcio?

Per mio padre dopo la sua famiglia veniva il Bologna, è stato per settant’anni un dipendente del club e non ha mai parlato male della sua società, anche nei momenti in cui poteva esprimere un po’ di disappunto. È stata un’icona di Bologna e anche adesso, quando dico che sono il figlio di Barile, si aprono le porte. Questo per me è motivo di grande soddisfazione perché vuol dire che mio padre ha lasciato il segno, a livello sportivo e umano.

Lei ha lavorato diversi anni nel calcio. Come nasce invece la passione per la pallacanestro?

Andavo allo stadio e tutti gli amici, oltre a essere appassionati di calcio, lo erano anche di basket. A un certo punto quindi anche io ho iniziato ad andare a Palazzo, stiamo parlando di circa 49-48 anni fa. Tutti i miei amici erano già schierati per la Virtus, e io, proprio in contrapposizione ho scelto la Fortitudo. La squadra meno blasonata, ma che incarnava uno spirto importante. 

Da lì è nato l’amore per la Fortitudo?

Sì, lì è nato il mio amore viscerale per la Effe che poi ha coinvolto anche la mia famiglia. Con mia moglie uscivamo dallo stadio e andavamo a palazzo a vedere la Fortitudo, questo in casa e anche in trasferta, dove possibile. La nostra  passione l’abbiamo trasmessa anche a mio figlio e poi a mio nipote. 

Chi erano i suoi idoli dell’epoca in biancoblù?

Potrei dirtene tanti, Schull forse sarebbe troppo scontato. Vado quindi più avanti, Marcel Starks, Charles Jordan, i fratelli Douglas, Carlos Alberto Raffaelli e sicuramente me ne dimentico qualcuno. Se penso invece all’era Giorgio Seragnoli ce ne sono veramente tanti, ma Carlton Myers, Sasha Djordjevic e Vincenzo Esposito sono tre giocatori che non potrò mai dimenticare.

Come nasce il rapporto con Matteo Gentilini?

Io ho fatto per oltre trent’anni l’allenatore di calcio a livello dilettantistico e ho allenato il cugino di Gentilini. Da lì una volta ci siamo incontrati a palazzo e mi ha presentato Matteo. Lui si è dimostrato subito molto disponibile nei miei confronti e così è nato questo rapporto di stima e amicizia. Successivamente il tutto è sfociato nella collaborazione, che io ho accettato con grande entusiasmo perché Matteo e il padre sono persone favolose.

Quale sarà il suo ruolo?

Inizialmente, quando Gentilini era ancora solo main sponsor, si trattava di lavorare sullo sviluppo del marchio Flats Service e sulle pubbliche relazioni. Poi è entrato dentro al C.d.A., perciò io parallelamente lavoro per lui ma anche per la Fortitudo, facendo una ricerca sponsor, consorziati e tutto quello che c’è da fare in questo momento. Cerco di mettermi a disposizione di Flats Service e della Effe.

Come vede questo nuovo corso, adesso che è arrivato anche Teo Alibegovic?

Diciamo che il nuovo corso nasce dalla famiglia Tedeschi, da Matteo Gentilini, da Malaguti e da gli altri soci. È certo che Teo Alibegovic è un grande valore aggiunto, lui darà una mano con la sua lunga esperienza a capire bene, essendo vicepresidente, quali sono le strade da percorrere.

Come vede la squadra di quest’anno e com’è andata nelle prime uscite stagionali?

In questi primi giorni ho visto la squadra lavorare molto. Nelle partite ho guardato soprattutto gli schemi di Caja, lui non lascia veramente nulla al caso ed è la punta di diamante di questa squadra. Ho notato anche la grande armonia che regna all’interno dello spogliatoio. Io l’anno scorso non ero in società ma mi sembra che quest’anno si respiri un’aria diversa, nuova. In più, ma lo dico sottovoce, di aver azzeccato gli americani. Questa squadra può far divertire il popolo Fortitudo.

Caja e Alibegovic rappresentano professionalità e competenza, in quest’anno zero servirà dunque per gettare le basi di una società seria? 

Io più che anno zero lo considero l’anno uno per la programmazione. Perché non c’è squadra forte con una società forte alle spalle. Vedo tutti i soci che si stanno dando molto da fare, e avere uno sponsor come Matteo Gentilini è molto importante, per la passione e per la voglia di emergere, così come la famiglia Tedeschi. Poi siamo tutti figli dei risultati, se, come mi auguro, ci sarà una squadra in grado di lottare per questi colori, i tifosi l’ameranno, e sarà un mix che può andare lontano.

Gli obiettivi per questa stagione?

Gli obiettivi nascono partita per partita. La società è stata chiara all’inizio: non promette ancora l’A1 perché non siamo ancora pronti, ma c’è una progettualità. Poi sul campo non si può mai dire, Pistoia lo scorso anno non era partita per salire. Con il lavoro duro da parte di tutti ci si possono togliere tante soddisfazioni.

 

In foto: A sinistra Andrea Mottola e a destra Matteo Gentilini

Alessandro di Bari