La Serie A2 continua il suo campionato e per questa giornata, noi di BM abbiamo intervistato uno dei coach, se non IL coach, più grandi della storia della pallacanestro italiana, Carlo Recalcati. Da appena un mese ha compiuto 80 anni, nella sua vita per il basket ha prima giocato per 17 anni con la canotta della Pallacanestro Cantù, vincendo 2 scudetti e 7 trofei internazionali, prima di sedersi in panchina a fare l’allenatore.
Da coach ben 3 scudetti, con Varese, Fortitudo Bologna e Siena, con quest’ultima anche una Supercoppa Italiana. Dal 2001 al 2009 si è seduto sulla panchina della Nazionale italiana, con cui ha conquistato una medaglia di bronzo agli Europei del 2003, ma soprattutto la medaglia d’argento alle Olimpiadi di Atene 2004. Dal 2007, inoltre, è membro della Italia Hall of Fame.
Nella sua carriera, ha allenato in tante città d’Italia: Bergamo, Reggio Calabria, Montegranaro, Venezia, Cantù e Torino. In quest’intervista si è parlato di Serie A2, di giovani, favorite, analisi delle squadre, diritti tv e tanto altro.
–Se dovesse condensare in una frase i suoi 80 anni quasi tutti dedicati al basket, come li definirebbe. E tre cose di cui va particolarmente fiero e orgoglioso.
“Direi degli anni molto intensi, così li definirei. Mettere qualcosa in cima a tutto, non è semplice obiettivamente. Pensando a dove è cominciato tutto, metto i miei primi allenatori Taorisano e Corsolini che mi hanno ripescato dopo aver abbandonato il basket, quindi se non ci fossero stati loro, probabilmente la mia storia sarebbe stata diversa.
–In A2 si è assistito ad un mercato scoppiettante, quindi ad un innalzamento della competitività e del livello del campionato, secondo lei anche dal punto di vista tecnico è un salto di qualità?
“Ci sono giocatori in A2, non solo da quest’anno, che per scelta prediligono giocare in A2 anche potendo giocare in Serie A, magari anche avendo meno spazio. In tutte le squadre di A2 troviamo un’infinità di giocatori che hanno avuto molte promozioni, quindi che sanno come si fa a vincere, questo vale per italiani e americani. McGee, ad esempio, a Verona ha fatto la differenza non solamente in Italia ma anche in Europa.”
–Un campionato dei giovani, emergenti under 20 e under 18, che hanno fatto benissimo con le loro nazionali quest’estate, cosa ne pensa?
“Partendo dal fondo meglio di così credo non fosse possibile fare, è chiaro che in queste manifestazioni una posizione in più o in meno dipende anche dagli accoppiamenti. Quando finisci sul podio, indipendentemente dalla medaglia, intanto dimostra che c’è una scuola, che non è una squadra isolata, ma c’è anche continuità. I lavori che stanno facendo questi ragazzi giovani con i loro allenatori sia in Nazionale che nei club, sta dando i suoi benefici.
Ora si apre tutto il discorso su cosa sia meglio per loro, adesso siamo di fronte ad un’apertura da parte dell’NCAA, lo abbiamo visto quest’estate con molti ragazzi che sono partiti per andare negli Stati Uniti. Secondo me questo è un bene, perchè quello che manca a noi in Italia è proprio un campionato che possa completare la formazione dei nostri giovani, e l’NCAA è perfetto per questo, perchè i giocatori torneranno migliorati e ancora più formati. Fortunatamente ci sono anche alcune società in Serie A che danno spazio ai propri giovani per terminare il loro percorso di crescita, mi viene in mente Varese con Assui.
–Quindi, secondo lei, l’NCAA è un vantaggio più che uno svantaggio?
“Secondo me sì. Dal punto di vista delle società, che perdono giocatori su cui magari hanno investito, può essere un danno, però dal punto di vista della crescita del giocatore è sicuramente un vantaggio.”
–Pesaro si è rifondata sui giovani ed è la squadra del momento, che ha vinto a Bologna, dove può arrivare e, forse, può essere la formula giusta avere una squadra esperta e giovane?
“Non c’è una regola. Quando si riesce a coniugare esperienza con gioventù e freschezza, la miscela è interessante, se poi ci sono giocatori che sono complementari all’interno di un quintetto o di una squadra, allora si può avere un rendimento alto. E’ una programmazione oculata, perchè significa avere certezza soprattutto nel futuro, avendo così già una base su cui lavorare e continuare a costruire squadre vincenti.”
–Due squadre favorite alla promozione in Serie A sono Brindisi e Verona, due formazioni che sono partite bene con due coach importanti ed esperti come Cavina e Bucchi.
“Le classifiche neanche ad un quarto della stagione regolare sono sì indicative ma possono anche trarre in inganno. Molte volte è il calendario che favorisce o eventualmente sfavorisce una o l’altra squadra. E’ importante per formazioni che partono con ambizioni importanti, stando nella parte alta classifica, anche senza avere punteggio pieno, e questo dimostra l’equilibrio del campionato. L’anno scorso lo abbiamo visto, ci sono squadre che possono partire malissimo e poi arrivare fino in fondo, o perdere tante partite nella stagione regolare e poi raggiungere la promozione. Non parlerei tanto di favorite ma di squadre che partono con ambizioni alte. Molte squadre si sono rinnovate, quasi nessuna ha avuto la possibilità di avere quasi interamente il roster dell’anno precedente, quindi bisogna dare tempo alle squadre di capirsi e giocare insieme. Bisogna avere tempo, i giocatori devono imparare a conoscersi tra loro, e anche l’allenatore deve essere pronto a modificare le sue idee con ciò che i giocatori che ti dimostrano in campo. Tutte hanno la possibilità di recuperare, ad esempio la Fortitudo Bologna, che sarebbe voluta stare in una parte più alta della classifica, come Cividale, che salirà di posizione.
Sarà un campionato bellissimo, equilibrato, dove proprio per la sua lunghezza ci saranno squadre che potranno recuperare o perdere posizioni.”
–La Fortitudo Bologna ha cambiato 9 giocatori su 10, e l’ansia da Serie A, lì, è molto alta. Lei conosce bene il lato emotivo dell’ambiente, che può essere compromettente, come ad esempio stava accadendo dopo la deludente sconfitta in gara-1 con Treviso della finale dello Scudetto, ma che in quel caso lei ha saputo gestire benissimo.
“Bisogna avere ansia da prestazione, sapendo che si è in un ambiente che, giustamente, ha delle aspettative. Allenatore e staff, credo che qua dubbi non ce ne sono con Caja. I giocatori devono sapere che la pressione è tale, ma è generata dall’amore che la gente della Fortitudo ha nei confronti della squadra. Saranno sempre e comunque supportati, anche se ci potrebbero essere delle critiche. Se c’è una cosa che attornia la squadra è quello di avere un’ambiente capace di sostenerti e spingerti anche oltre le difficoltà. E’ una squadra fatta con giocatori di grandissima esperienza, Valerio Mazzola, che ho allenato, è uno di quelli che può aiutare, con la sua esperienza, a stare in campo ed ha la capacità di essere un uomo spogliatoio, il che può essere un valore aggiunto.”
–Cividale è la patria dei giovani in A2, Marangon, i fratelli Ferrari, a cosa può puntare e che ne pensa del progetto della società?
“Pillastrini ci ha abituati a queste capacità, è l’allenatore giusto nel momento in cui vuoi fare un progetto di questo tipo. E’ chiaro che è un progetto a lunga scadenza, non puoi pensare di ottenere risultati nell’immediato se non quello di vedere una crescita dei giocatori su cui hai puntato. Credo che da questo punto di vista, il progetto sta già dimostrando di essere vincente, se potrà esserlo anche per salire di categoria, questo non lo so e solo il tempo lo dirà.”
–Scafati ha iniziato un pò sottotono questa stagione dopo un mercato importante, ha cambiato allenatore e ora deve trovare una nuova guida, che ne pensa?
“Io non sono mai d’accordo sul cambio dell’allenatore. Sono però valutazioni che può fare solo uno quando è all’interno, poi conta anche il discorso classifica e risultati. Credo che quando scegli un allenatore, nella mia opinione, dovresti dargli sempre il tempo necessario per poter dimostrare e portare avanti un programma fatto con lui. Poi dopo possono intervenire dei fattori che non sono solo esclusivamente tecnici, e su questo io sinceramente non sono in grado di giudicare.”
–Rieti, dopo l’episodio accaduto in sala stampa dell’attacco di un giornalista al coach Ciani, ha subito iniziato a vincere e sta andando molto bene.
“L’episodio in sé per sé non lo conosco bene, io non sono social (ride, ndr). Ne ho sentito parlare, non so esattamente cosa è successo, ma quello che posso dire è che Ciani è un allenatore che ha la mia profonda stima, e che, mi sembra, sia un coach anche molto misurato. Ad un allenatore bisogna dare la possibilità, aldilà di qualche sconfitta, di proseguire nel proprio lavoro, poi i risultati arrivano. Ciani è un coach di grande esperienza e non credo che potesse essere messo in discussione dopo una sconfitta un pò deludente. Alla fine, nel prosieguo del campionato, ha dimostrato che aveva ragione lui.”
–A Bergamo, dove ha allenato, è partita bene e con una grande risposta di pubblico, cosa può dare questa piazza e quali sono le potenzialità?
“E’ un campionato strano per Bergamo, perchè si è trasferita quest’anno ma non si allena a Bergamo, quindi i giocatori non vivono la città e viceversa. E’ una situazione un pò particolare, poi a Bergamo giocheranno poche partite. La risposta del pubblico è stata, probabilmente, una sorpresa per la società che non si aspettava, nella prima partita a Bergamo, di avere un’affluenza così alta di pubblico. Questo dimostra la passione che ha Bergamo per il basket, e la voglia che hanno i bergamaschi di poter scoprire questa squadra che dovrebbe diventare loro. Credo sia un anno dove Bergamo, aldilà delle ambizioni, nel momento in cui avrà la possibilità, in pianta stabile, di avere la squadra della città, probabilmente l’anno prossimo credo abbia tutto per poter avere un futuro roseo. C’è passione a Bergamo e all’interno della società, oltre che competenza. Possibilità dal punto di vista economico non mancano. Ci sono tutte le premesse per sposare questo connubio tra società, squadra e la città di Bergamo. Auguro che le cose possano andare bene sin da subito.”
–Ci sono dei giocatori che pensa possano essere protagonisti in questa stagione?
“Tutti quelli che sono andati a Livorno da Cantù, sono giocatori importanti. Valentini ha svoltato la stagione di Cantù lo scorso anno. Scorrendo i roster, trovi Ferrari, Marangon e altri giovani, ma poi vai a vedere e ci sono tanti giocatori in A2 di alto livello. Fantinelli, per me, è un giocatore straordinario. Marini vale qualsiasi campionato. Io ho avuto la possibilità di conoscere Schina, che, come si dice in gergo, è uno di quelli che ha due palle quadrate, con una capacità di trascinare la squadra che gli permetterebbe di giocare in qualsiasi squadra di Serie A. Non trascuriamo Alessandro Gentile, non è più giovanissimo, ma è ancora nel pieno della propria maturità. E’ un giocatore che può dare la sua impronta al campionato di A2. Vildera è un altro che ha già vinto la categoria. Bolpin, Ambrosin e Baldi Rossi, che può aiutare gli altri due a crescere ancora di più. Filloy è un giocatore che può decidere qualsiasi partita, sono veramente tanti.”
–Le squadre di A2 che salgono in A1 non subiscono impatti devastanti, bensì sono subito pronte a fare bene.
“E’ chiaro che ci debba essere un salto nel budget ma non deve essere eclatante. La cosa più importante, però, è l’organizzazione della società e, soprattutto, avere un progetto che, se sono buoni, ti danno anche risultati immediati. Queste sono società che sanno muoversi sul merca trovare giocatori giusti da inserire nei roster. Cantù quest’anno ha mantenuto 4 giocatori dello scorso anno e, guarda caso, tre di questi sono fondamentali per il rendimento della squadra, e lo si è già visto in A1.”
–La formula della LBA TV può essere la giusta strada intrapresa anche se, ovviamente, il chiaro deve avere più spazio?
“E’ un servizio sicuramente utile e fatto molto bene, con professionisti che hanno l’esperienza giusta per proporre un prodotto ad hoc. Se vuoi promuovere il basket, l’ideale sarebbe quello di mandare il maggior numero di partite possibili in chiaro, perchè questa è la strada. Chi si abbona a LBA TV è già appassionato, mentre se mandi il match in chiaro, la possono vedere anche i non appassionati, che sono quelli di cui abbiamo bisogno di attirare.”
–Il big match di questa giornata, Verona-Rimini, due squadre che puntano alla promozione in Serie A, che partita si aspetta?
“Può succedere di tutto, non c’è una squadra favorita. Sono due squadre ben costruite e allenate bene, con giocatori di grande esperienza, anche tra quelli stranieri. Sicuramente sarà un’ottima partita da vedere, non mi sento di fare dei pronostici.”
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Foto di Ciamillo Castoria