Sono affascinato dal gioco di Pesaro, è bellissimo sia in attacco sia in difesa. Hanno trovato il modello perfetto per l’A2, mix di giovani e giocatori di esperienza!

Marco Calamai è stato prima giocatore e poi allenatore di basket, dove per 12 anni si è seduto sulle panchine di tante squadre italiane. Ora è un’opinionista di pallacanestro che in tv ha un suo programma personale, BasketLand, in onda ogni domenica sera ore 22, dove anche il nostro vicedirettore Fabrizio Pungetti partecipa. “Non mi si venga a dire che il campionato di A2 è di alto livello, perchè non è così“.

Tra i tanti temi toccati, anche quello dell’esonero degli allenatori che in questa stagione di A2 abbiamo visto numerosi, “L’allenatore non deve essere solo quello che vince, ma deve essere giudicato per tanti fattori!“. Una figura totale, che non guarda solo all’aspetto tattico ma anche di educatore.

I coach devono avere coraggio, come Pillastrini e Leka, pur sapendo che in Italia non si ha pazienza e si ha fretta di raggiungere il risultato“, proprio gli allenatori devono essere a lanciare giovani o migliorarli, anche se farlo è difficile perchè le pressioni sono tante e c’è sempre la ricerca costante della vittoria.

Oltre a questo, si è parlato di tutta la Serie A2 in generale, tra le favorite per la promozione diretta, con Pesaro, Fortitudo Bologna, Scafati e Brindisi che lotteranno fino alla fine, o per i playoff. Passando per allenatori, le nomination della stagione, big match del weekend, esclusione di Bergamo dal campionato e Nazionale, con il lavoro di Banchi che sembra dare i suoi frutti.

Pesaro arriva lanciata a questa volata finale, meriterebbe la promozione più delle altre visto tutto quello che ha passato durante la stagione, quindi infortuni, esclusione di Bergamo che l’ha privata di 4 punti conquistati sul campo, e altri problemi.
“Pesaro merita la promozione sicuramente più di altre. Per due motivi: non era considerata tra le possibili promosse e perchè è la squadra che gioca meglio a pallacanestro. Hanno un mix perfetto tra giocatori esperti e giovanissimi, e perchè con i 4 pt conquistati contro Bergamo oggi loro sarebbero già in Serie A. Hanno giocato praticamente tutto l’anno senza straniero, prima Felder, poi Miniotas nei momenti più importanti. Ha un calendario finale difficile, hanno superato lo scoglio di Pistoia e Torino, però ci sono due trasferte complicate a Rieti e Livorno, in casa con Forlì dovrebbe essere più facile.
E’ la squadra rivelazione della stagione, per il gioco espresso e i risultati fatti, ma anche per le scelte, perchè Miniotas non aveva mai avuto medie di questo tipo, significa che la squadra lo mette nelle condizioni migliori di giocare.”

Il progetto di Pesaro, mix tra giovani ed esperti, è stato visto anche da Banchi e Ramagli, ed è stato detto che sarebbe il modello da seguire per le società in Serie A2, è d’accordo?
“E’ esattamente il modello vincente, che andando all’indietro avevano seguito sia Reggio Emilia che Trento, e che Pesaro ha riproposto nel silenzio generale. Tutti in estate parlavano delle difficoltà economiche di Pesaro e invece hanno costruito un modello straordinario, scegliendo benissimo i giocatori. Ci vuole coraggio a prendere Trucchetti, un playmaker del 2006 alto 1.75. Maretto già c’era ed è un 2004, Bertini ha giocato anni di Serie B. E’ un modello che andrebbe seguito ma che non sembra facciano gli altri. E’ qualcosa che dura nel tempo ed è anche vincente, perchè forse vanno subito in Serie A.”

Pesaro è allenata da coach Leka, che ha delle idee di gioco molto interessanti e inoltre non vuole trovare alibi, quindi non parlare dell’esclusione di Bergamo e dei punti persi o degli infortuni, ma pensare solo al campo, che ne pensa del suo atteggiamento?
“E’ un atteggiamento vincente, di uno che sa quali sono i valori veri della vita, che si concentra sulle cose pratiche e non teoriche, senza piangersi addosso. E questo ha permesso a Pesaro di rimanere sull’obiettivo e superare le difficoltà. Il modo di giocare della squadra di Leka mi affascina, perchè possono giocare alti, alcune volte con Miniotas e De Laurentiis insieme, ma anche bassi, con Virginio e Miniotas. La bravura è di sfruttare quello che il campo ti da, e non basandoti su idee e preconcetti. Molte squadre ormai giocano con il cambio sistematico in difesa, e se in attacco si è preparati si può sfruttare mismatch, ma spesso molte squadre non se ne accorgono e continuano a girare la palla. Non guardano i vantaggi, ma solo alla velocità del gioco. Pesaro è fantastica, porta il gioco da una parte, ci sono dei cambi difensivi, e la palla va dall’altro lato dove c’è Tambone in angolo libero, oppure Maretto sotto canestro marcato da una guardia. Gioca sui vantaggi.
E’ molto aggressiva in difesa, con un’ottima transizione offensiva. Il pick-and-roll lo fanno, ma non è l’unica soluzione, c’è una ricerca molto attenta di tutto quello che il campo offre. Sono affascinato da questa pallacanestro e molto colpito!”

Domenica ci sarà questo big match importantissimo tra Rieti e Pesaro, dove ci sarà anche l’esordio di Crosariol sulla panchina di Rieti dopo l’esonero di Franco Ciani.
“Questa è l’ennesima sfortuna di Pesaro, perchè va ad affrontare Rieti, che già di per sè è forte, proprio nella prima partita del nuovo allenatore. E questo, forse più degli altri cambi di allenatore, è molto discutibile. Ciani è stato mio allievo ai tempi in cui lavoravo per la Federazione, è un allenatore di grandissima qualità tecnica e umana, quindi mi dispiace moltissimo e non lo trovo nemmeno giusto. Aldilà di questo, c’è però un allenatore nuovo, motivato, e i giocatori normalmente danno una reazione. E’ una partita da 50 e 50, però la mentalità vincente di Pesaro potrebbe fare la differenza. Ci sarà da una parte della tensione per centrare i playoff diretti, Rieti, e dall’altra quella per centrare la Serie A, Pesaro.”

Subito dietro Pesaro c’è Scafati, che con Vitucci si è ripresa dopo un inizio difficile, ha vinto 9 delle ultime 10 partite, ha anche acquistato Stefano Gentile ed è forse la squadra con il potenziale offensivo più alto. Se non dovesse fare il sorpasso, sarebbe la favorita per i playoff?
“Sì. Il mio caro amico, ed ex assistente di Venezia, Vitucci ha fatto una striscia importante, com’è doveroso che faccia una squadra come quella gialloblu. Scafati è stata costruita per vincere, ha due stranieri molto forti e un parco italiani importante. Non ha un calendario facilissimo, ma possibile, e potrebbe fare una striscia vincente. Con Pesaro ha differenza canestri favorevole, così come con Brindisi, quindi potrebbe cercare di arrivare prima. Se non dovesse riuscirci, è la favorita ai playoff.”

Brindisi e Fortitudo Bologna sono anche loro all’inseguimento, due squadre che si affronteranno proprio domenica in un big match fondamentale. Due formazioni che hanno un pò lo stesso problema: fortissime in casa, molto fragili in trasferta.
“Brindisi ha un allenatore molto esperto come Bucchi, mi aspettavo che ad un certo punto decollasse. Ha una difesa ferrea, non ha un attacco che segna molto. Ha una scelta un pò controcorrente perchè ha due stranieri tiratori, Copeland e Francis, che giocano esterni. Me l’aspettavo più dominante dall’inizio, però lì ci è arrivata. Se si guarda al rendimento interno delle due squadre, bisogna dare il 51% di vittoria a Brindisi, che in casa ha perso solo con Forlì. La Fortitudo Bologna non arriva lì leggera perchè, se esce sconfitta, di sicuro perde tutte le occasioni per il primo posto, e rischia di arrivare addirittura quarta o quinta, se le altre continuano a correre (avendo una partita in meno da giocare).
Sono due squadre che si assomigliano, due allenatori di grande esperienza, entrambe hanno un’ottima difesa e un rendimento interno eccellente. In attacco hanno difficilmente brillato, ma trovando la forza nella parte difensiva.”

A proposito di Bologna, che ne pensa della gestione Perkovic-Moore, alternandoli, che finora non sembra aver dato grandi risultati visto che Perkovic da quando c’è questo turnover sta disputando le peggiori partite stagionali, mentre Moore non sembra ancora pronto.
“Penso che la società Fortitudo è stata l’unica che ha avuto la determinazione e attenzione di dare a Caja sempre un sostituto per ogni infortunio, si è fatto male Benvenuti ed è arrivato Imbrò, poi Mazzola ed ecco De Vico, e così andando avanti, come anche in quest’ultimo caso con l’arrivo di Mastellari dopo l’infortunio di Imbrò. Insieme a Pesaro sono le uniche ad avere tre stranieri, e questo è un vantaggio perchè ti dà il jolly nel caso si dovesse far male uno straniero, e inoltre puoi scegliere chi far giocare a seconda della partita. Ma è un vantaggio teorico, perchè da allenatore se devo scegliere tra due giocatori forti ma diversi per caratteristiche, faccio fatica, quindi capisco le difficoltà di Caja. Mi sembra che Moore dopo l’infortunio non sia più il giocatore di prima, sia sul lato fisico che mentale. Secondo me la squadra con Moore gioca meglio, perchè la palla gira più velocemente, mentre con Perkovic è più tiro da lontano. Non è detto che sia un vantaggio averne uno in più, perchè toglie qualcosina ad ognuno dei due e mette in imbarazzo l’allenatore.”

Si dice che a fine stagione in Fortitudo ci sarà una svolta societaria, lei che strada intraprenderebbe?
“Credo che tutti quelli che sono legati alla Fortitudo nella società siano tifosi della squadra. Anche in questi cambi che potrebbero esserci, parliamo sempre di persone che sono innamorate della Fortitudo. La Serie A è un salto molto impegnativo, Cantù ha risorse economiche molte importanti ed è ancora dentro la lotta salvezza, e sarebbe stata in una posizione più difficile nel caso Trapani ci fosse stata ancora. L’A1 è molto costosa, però non ci si può tirare indietro. Tutte le componenti della società fanno il tifo affinchè la squadra possa salire. Secondo me la prima caratteristica di una società sportiva è che sia un progetto sostenibile, i bilanci devono essere positivi, e purtroppo questo non ricapita quasi mai, quindi bisogna poi rifinanziare e pareggiare, lasciando dei pesi per chi rimane e viene dopo. Va spiegato alla gente che il primo obiettivo nello sport è la vittoria, ma c’è n’è uno che è superiore, ovvero ESISTERE! L’obiettivo non deve essere sempre vincere, Pesaro ad esempio lo scudetto lo ha già vinto, perchè se sale è bellissimo, ma altrimenti aver fatto migliorare in questo modo tutti i giocatori è una cosa straordinaria per la società. Hanno fatto migliorare i vecchi e i giovani. Dobbiamo fare il tifo affinchè la Fortitudo abbia un futuro sostenibile.”

Cosa farà la differenza ai playoff?
“La crescita di ogni squadra e il momento in cui la squadra arriva ai playoff. Dovesse, ad esempio, Pesaro arrivare ai playoff perchè non sale, avrebbe una squadra unitissima per le sue caratteristiche tecnico-tattiche, ma con un pò di delusione per aver guidato quasi sempre la classifica in stagione e non essere salita solo per sfortuna. Squadre come Verona o Scafati, molto forti ma che non hanno vinto abbastanza all’inizio, arriveranno ai playoff con una spinta enorme in scia alle ultime vittorie, quindi con una grande fame e voglia. Poi ci sono squadre come la Fortitudo che potrebbero arrivarci con una caratteristica tecnica, una buona difesa, e anche la consapevolezza di potersela giocare con una certa leggerezza, perchè all’inizio della stagione non era tra le squadre pronosticate a salire. I playoff saranno un terno a lotto assoluto, perchè questo campionato ha dimostrato che ci sono 8/10 squadre che sono vicinissime nel rendimento.
Non mi si venga a dire, però, che è un campionato di alto livello, perchè non è così. Una squadra come Udine, Trapani o la Fortitudo di due anni fa, quest’anno non c’è.”

Quest’anno quindi crede che con l’arrivo di tutti questi giocatori dalla Serie A, il livello si sia abbassato in realtà?
“Sicuramente si gioca peggio. Le squadre che sono ben costruite e molto combattive, senza giocatori eccelsi, come ad esempio Cremona e Mestre, sono le rivelazioni perchè giocano bene insieme. La Fortitudo di due anni fa aveva Fantinelli, Aradori, Freeman, Ogden e Bolpin, era una formazione con dei nomi importanti. A Cremona ha fatto un lavoro incredibile la società, gioca Vecchiola che è un play giovanissimo, ma non ci sono quei nomi di giocatori importanti, così anche Mestre. La squadra con i nomi più forti è Rimini, ma è stata falcidiata dagli infortuni. Marini è forse il giocatore più importante dell’A2, Denegri è un lusso per questo campionato, mentre Camara non so perchè gioca in A2 con le sue caratteristiche fisiche. Ci sono poi nomi come Mascolo, e Gentile che è arrivato però solo adesso.”

Che ne pensa di questa tendenza di questa tendenza di esonerare allenatori o cambiare giocatori anche a questo punto della stagione prima dei playoff, è successo con Ciani a Rieti e Di Paolantonio a Cento in settimana, ma ci sono anche tanti altri casi durante il campionato.
“In Italia non si ha pazienza. Non la si ha sui giocatori: gli italiani più forti si sono dovuti affermare all’estero, ma non perchè sono dei fuoriclasse, ma perchè qui non giocavano. E’ successo con Melli, Datome, Fontecchio, Spagnolo, Procida, che faceva panchina anche in A2. Le società non hanno pazienza e la scusa è sempre la stessa: in Italia siamo campanilisti, vogliamo vincere tutti. Come diceva Bartali, è tutto sbagliato e tutto da rifare. Non c’è competenza e cultura sportiva nella parte che dovrebbe gestire le società. C’è molta fretta.
Purtroppo questa cattiva usanza italiana si è allargata in Eurolega, dove il 50% degli allenatori sono stati cambiati, Spanoulis, Obradovic, Messina, Herbert al Bayern, Ataman ha rischiato. Nessuno accetta di perdere! Vuoi che si facciano i play-in con tutti i soldi che si sono spesi? Certo che si possono fare i play-in, sono 20 squadre tutte forti, qualcuno li deve fare per forza.
Parlo da allenatore, e credo che i coach in Italia, pur sapendo che si ha fretta di vincere, devono avere più coraggio. Perchè chi ha coraggio, come Pillastrini, trova una società dal basso e la porta in A2, come ha fatto con Cividale e prima con Montegranaro. Così si creano giocatori giovani, ma non solo, perchè si riprendono anche giocatori più anziani, Berti è un lungo di 2.12 che è stato dimenticato nelle serie minori pur con un fisico da Serie A, è rifiorito con lui, come anche Mastellari. Pillastrini è un esempio! L’allenatore non deve essere solo quello che vince, ma deve essere giudicato per tanti fattori: come forma la squadra, come spende il denaro della società, come fa giocare la squadra, come migliora i suoi giocatori, come parla con il pubblico. Oggi i sergenti di ferro non vanno più di moda, ma non perchè era sbagliato essere così, ma perchè le generazioni sono cambiate. Bisogna avere coraggio, quello che ha fatto Spiro Leka, dando responsabilità enormi ai giovani in una città non facile, di cultura sportiva. Brava la società, bravo lui e i giocatori che hanno risposto, perchè poi se gli si da fiducia rispondono.”

Tre nomination per lei, miglior coach, MVP e miglior giovane della Serie A2 2025/26.
“Il miglior coach è Spiro Leka. L’MVP lo do alla pari a Bucarelli e Tambone di Pesaro, perchè loro due sono la colonna portante della squadra. Il miglior giovane, finchè ha giocato, è stato Francesco Ferrari.”

Che ne pensa della filosofia di Banchi che ha esteso la sua visione anche all’A2 e alla Serie B, testando e vedendo i giocatori di queste categorie?
“Io su Banchi non riesco ad esprimermi in modo equilibrato, perchè lo adoro da amico e come allenatore. In questo sono ancora di più d’accordo. Lui viene dalla gavetta, ha allenato squadre minori, settore giovanile, conosce il sacrificio e la fatica. Condivido tutti i ragionamenti che fa negli incontri con i media, dove caratterizza la figura di allenatore di oggi, che deve essere uno che sa parlare e si sa porre. Aldo Olivieri aveva una regola che ricordava anche quando lo portavo alle mie lezioni di università, ovvero che ogni giocatore come ogni persona è diversa, quindi con ognuno di loro bisogna avere un atteggiamento diverso e un modo di parlare diverso, ma le regole sono uguali per tutti. E questa è la cosa più importante. Banchi su questo è un esempio straordinario. Basta allenatori che gestiscono, senza allenare, ma basta anche ad allenatori che offendono, ci vuole una figura autorevole ma seria, che è consapevole di ricoprire un ruolo importantissimo. I coach di Serie A sono un esempio, perchè tanti allenatori guardano le partite e imitano il loro modo di essere. E se poi si è autorevoli, anche in società si ha un peso diverso. Banchi sarà una guida, come è stato Giancarlo Primo a suo tempo, allenatori che lasciano un segno e non solo CT. Spero che Banchi possa rimanere a lungo illuminando tanti ragazzi giovani nel loro percorso.”

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Foto di Deportivamente.net