“Io sono vecchio stile, se fossi un giovane e dovessi scegliere se andare in NCAA, preferirei stare in Europa“.
Marco Valenza, agente FIBA da ormai 25 anni e co-fondatore della MVP, agenzia che ha, tra i suoi assistiti, anche Luca Banchi, ct della Nazionale, Nico Mannion e Amedeo Tessitori, ha dato la sua opinione a BM sul nuovo fenomeno che ha investito il basket mondiale, con l’NCAA che sta iniziando ad attrarre sempre più giovani talenti della pallacanestro europea e non.
“La cura immediata non c’è, la NCAA ha trovato l’Italia impreparata“.
Resta un problema importante, quello degli investimenti e della pianificazione nei giovani, cosa che nel nostro Paese negli ultimi decenni non è stata fatta ed ora si rischia di pagarne le conseguenze, con tanti giovani che vanno via a giocare all’estero o, addirittura, oltreoceano.
Oltre a questo, si è parlato anche di Serie A2, tra big in ritardo e MVP, attualmente, del campionato. Uno sguardo alla LBA e alla Nazionale, con un occhio di riguardo alla situazione che sta accadendo a Trapani, e qualche parola anche su BM, e sul giornalismo di oggi.
–I giovani italiani stanno prendendo strade diverse: c’è chi preferisce andare in Europa a trovare spazio per giocare, come Suigo e Garavaglia, chi in NCAA, che ne pensa di questa situazione?
“In Italia abbiamo un problema nel collocare in campo questi ragazzi, dovuto ad un processo a catena che nasce dal poco coraggio degli allenatori, ma questo perchè non c’è programmazione dei club, e tutto si riversa sulla vita-morte di ogni partita, si dipende dal risultato, quindi se la si gioca con un over 30 piuttosto che con un giovane. Non è una cosa degli allenatori italiani, basta vedere che in Eurolega c’è una media di età altissima, diciamo che si segue la logica del mondo FIBA. E’ quindi ovvio che i giovani più forti decidano di uscire dall’Italia.”
–Qual è la scelta migliore per lei?
“Personalmente, sono un pò old school, e se dovessi scegliere tra un club europeo, che ha tradizione di mettere in vetrina in campo i giovani per farli migliorare, e il salto oltreoceano, starei in Europa. C’è una vicinanza culturale, ed un palcoscenico europeo che ha come top l’Eurolega, e poi eventualmente l’NBA. L’NCAA rappresenta il nuovo e paga di più, penso possa essere adatta ai talenti più importanti, ma non sono favorevole ad andare in America a tutti i costi, perchè non vedo quale sia il vantaggio di andare in un college medio-piccolo e giocare contro i propri coetanei, che è indubbiamente più facile. Diverso sarebbe andare a giocare in un college importante.”
–Come si può arginare questa “fuga” di talenti oltreoceano?
“Il fenomeno NCAA è stato rapido e immediato, e ha trovato l’Italia impreparata, perchè è totalmente all’opposto della decennale trascuratezza di investimenti e pianificazione che abbiamo avuto noi. Non c’è la cura immediata, non abbiamo le centinaia di milioni dell’NCAA e il loro sistema universitario non lo puoi impiantare dall’oggi al domani. Bisogna mettersi a lavorare, e ogni giorno che rinviamo, si va a fermentare il nulla che è stato fatto negli ultimi due decenni. Il risultato non sarà immediato, bisogna investire, prestare attenzione e lavorare sui giovani. Sembra filosofia ma sono cose che vanno fatte.”
–Qualcuno tra i suoi assistiti ha scelto di andare in NCAA?
“Al momento non ancora, ma ad esempio con Stefano Saccoccia, classe 2006 in forza al Napoli Basket in LBA Next Gen, e Francesco Eramo, anche lui in Next Gen con la Reyer Venezia, classe 2007, se ne sta parlando. La tendenza c’è, perchè se ne discute tantissimo. A tutti sto dicendo di riparlarne a febbraio, quando ragioneremo sui fatti. Io guardo alla fascia media, perchè i giocatori di alto livello sono andati in NCAA adesso come potevano andarci comunque con il sistema vecchio. Il fenomeno nuovo è nella quantità di giocatori che vanno in NCAA della fascia media, e di quello se ne parlerà dati alla mano a febbraio.”
–C’è qualche prospetto in NCAA italiano che, secondo lei, può avere un futuro importante?
“Fare dei nomi è banale. C’è Lonati che ha fatto già delle partite importanti, inutile dire Sarr. Sono circa 100 i giocatori dotati di passaporto italiano. Difficile fare un’analisi approfondita.”
–Il livello dell’A2 le sembra cresciuto?
“Assolutamente sì. Qualche giorno fa mi sono trovato a parlare con Nicola Berdini, un ventiduenne che è quest’anno al sesto campionato di Serie A2. Ha esordito molto presto, in un’A2 da 32 squadre, con tre under obbligatori, a Biella. Il secondo straniero di quella squadra, che voleva risparmiare e allo stesso tempo salvarsi, era un serbo che giocava in Serie C italiana. Quest’anno Roseto ha come stranieri Justin Robinson e Cannon, questo fa capire la differenza di livello con prima, il campionato è migliorato. Questo è molto positivo, negli ultimi due anni sono salite realtà dall’A2 molto importanti come Trapani, Trieste, Cantù. Un tempo le squadre che salivano dall’A2 avevano difficoltà nel compiere l’adeguamento alla categoria, adesso è tutta un’altra musica. E’ un campionato di livello tecnico, economico e organizzativo di quasi tutte e 20 le squadre di alto livello.”
–A proposito di Trapani, da agente, cosa si può fare e, se si può, per evitare quello che sta accadendo?
“Io non entro nel merito di Trapani, ma parlo in generale. Un campionato come la Serie A, di 16 squadre, è un prodotto da vendere a sponsor e televisioni, al cui interno ci sono proprietari importantissimi. Quando si presenta un soggetto nuovo, si entra in un Consorzio, e si sfrutta il lavoro fatto fino a quel momento da altri (i proprietari delle squadre che già partecipavano, Armani, Zanetti ecc.). Ci devono essere delle forme di acquisizione che vadano a beneficio di chi è già dentro e ha fatto sì che il campionato abbia il valore che ha. Non ho la formula magica, ma di sicuro oggi non c’è niente a riguardo, e questo espone ad un costante rischio. Poi può andar bene o può andare male.”
–Perchè non c’è una squadra che riesce a scappare in classifica, ma un gruppo molto compatto in alto?
“C’è un grandissimo equilibrio e non c’è la squadra ammazza-campionati come era stata Trapani due anni fa, con grandi investimenti. A questo aggiungiamoci che la formula, e queste 15 partite in poco più di due mesi, continuano a cogliere di sorpresa i giocatori che, abituati ad altri ritmi di carattere fisico, stanno fronteggiando una sorta di Eurolega. Questo fa sì che alcune partite sfuggono dal controllo. Verona in casa con Rieti era sotto di 29, non è il reale valore tra le due squadre, come Avellino, che in casa con la Fortitudo Bologna arriva fino al +24. Nascono così tanti risultati a sorpresa. Non c’è la Trapani o la Cantù, potrebbe esserlo Verona, ma ha i due americani infortunati.”
–Quali possono essere le due o tre squadre che sono favorite, secondo lei, per la promozione in A1?
“Allo stato attuale, premesso che questo equilibrio rende tutto abbastanza incerto, oggi direi che, per solidità fisica, atletismo, stazza, esperienza di alcuni giocatori, Brindisi e Livorno mi sembrano avere maggiore stabilità di altre. In generale come terza squadra direi Verona, quando recupererà i due stranieri, aggiungendoli ad un organico molto profondo.”
–Un tema molto discusso in A2 è l’inserimento dell’instant replay in ogni partita del campionato, è arrivato il momento che sia incluso?
“Visti gli investimenti e la difficoltà del campionato direi di sì. In alcune situazioni, senza l’instant replay, sembra di guidare sulla neve con le gomme estive.
–In A2 sta vedendo qualche novità di gioco, oppure il tiro da tre e il pick-and-roll restano il fulcro delle azioni offensive?
“Francamente non vedo novità. E’ chiaro che rispetto alla Serie A, dove ci sono partite improntate sul talento e l’atletismo dei giocatori di scuola americana in campo, in A2 continua ad esserci molta tattica. D’altra parte in A2 c’è uno spessore di allenatori italiani molto validi, che aiutano in questo.”
–Quali sono i migliori giocatori, italiani e stranieri, di questa A2 finora?
“Non c’è un giocatore dominante come l’Alibegovic di Trapani in A2, anche se a dicembre di quella stagione lì ancora non c’era. Ci sono diversi giocatori che stanno facendo molto bene, con molti che sono vicini al livello da Serie A. Mi riferisco a Maretto e Bertini a Pesaro, Radonjic per la sua completezza a Brindisi, Filloni per l’impatto tattico, difendendo giocatori di diversi ruoli e per l’energia che mette in campo, a Livorno. Zampini non è una novità, forse è il giocatore più forte di Verona. Sarto a Bologna, Ferrari e Marangon di Cividale. Denegri a Rimini, Mascolo a Scafati. Sicuramente Berdini, a Cento, ha messo una marcia in più sul piano dell’autorevolezza del controllo del campo, in una squadra che è ad una vittoria di distanza dall’imporsi come sorpresa del campionato. E’ un ragazzo appena ventiduenne (compiuti il 4 dicembre) e ha fatto un bel passo avanti.”
–C’è questa tendenza di cambiare allenatori molto in fretta in A2, anche più rapidamente degli altri anni, questo ha portato al ritorno di coach importanti come Ramagli, Vitucci, Sacripanti. Secondo lei, per quale motivo si ha così tanta fretta?
“Non avrei saputo rispondere a questa domanda qualche giorno fa, poi ho letto le dichiarazioni di Banchi sull’Eurolega. E’ sempre più difficile per gli allenatori lavorare con spazi di tempo ristretti, poi bisogna aggiungerci gli investimenti fatti e quindi la ricerca del risultato da parte di tantissime squadre, oltre alla difficoltà ad operare sul mercato, perchè è difficile trovare giocatori italiani e stranieri che possono risolvere i problemi. Quindi è più semplice andare ad operare sugli allenatori.”
–Banchi ha già convocato molti giocatori di Serie A2 nel raduno di ottobre, e Ferrari è poi stato confermato in azzurro, che ne pensa?
“Sarebbe stato bellissimo fare altri raduni come quello, con altri giocatori. Io l’ho vissuto in prima persona, con i miei clienti, ed è una miccia che si accende, i ragazzi di oggi hanno la maturità e la consapevolezza per capire che non bisogna montarsi la testa con una convocazione del genere, però è una conferma del lavoro ben fatto fino a quel momento. Pochi giorni non cambiano molto, ma magari ti porti a casa un pò d’energia. Credo purtroppo che nel calendario non ci sia spazio per fare altri raduni del genere, senza creare ulteriori problemi ai club.”
–Qual è il suo giudizio sulla Nazionale di Banchi, che ha deluso all’esordio con l’Islanda, ma che si è subito rifatta nella vittoria in Lituania.
“Credo sia stato centrato in pochissimo tempo il compromesso di mettere assieme generazioni diverse di giocatori, l’esigenza di vincere subito e il desiderio di dare spazio a giovanissimi, come Ferrari e Suigo. Non era semplice coniugare queste cose, ma è stato fatto, e credo sia una grossa novità. Così come lo è il fatto che i veterani hanno dato la loro disponibilità totale per esserci, e per i giovani è importante perchè hanno bisogno di una guida, e Tessitori e Della Valle sono i giocatori con le caratteristiche giuste per esserlo.”
–Lei ha lavorato tanti anni a SuperBasket, cosa ne pensa di questo tentativo romantico di Basket Magazine, che scrive di basket online e sulla rivista cartacea, oltre a dare la possibilità a tanti giovani di iniziare a lavorare in una Redazione per sognare di diventare giornalisti professionisti?
“E’ un pensiero straordinariamente positivo, perchè c’è bisogno di un qualcosa che rimane, nel giornalismo di oggi, come lo è una rivista cartacea. Si può leggere in qualsiasi momento, che sia sul divano la sera, o prima di addormentarsi. In un mondo in cui si è bombardati dalle notizie, continuamente, dove a volte non si sa nemmeno bene chi le scrive, credo che se BM avrà la fortuna e il coraggio di perseverare, potrebbe diventare un punto di riferimento, anche soprattutto a livello di commenti e approfondimenti. Questo perchè è un qualcosa che sopravvive, a dispetto della notizia pubblicata dai tanti siti online, e che in pochi minuti diventa subito vecchia, ammesso che sia vera. Io sono un tifoso di BM. Facendo un pò di amarcord, il vecchio SuperBasket cartaceo avrebbe potuto sopravvivere tranquillamente se avesse saputo mantenere una sua specificità, che invece aveva perso completamente. Basket Magazine potrebbe esserne l’erede!”
QUI il CALENDARIO della SERIE A2
QUI la CLASSIFICA della SERIE A2
Foto di Ciamillo Castoria, Marco Valenza
