Parte alle 19 l’ultima giornata di Eurolega del 2022, sedicesima della stagione.

Cinque le gare in programma per questo primo turno ed è subito piatto forte.

Al Buesa Arena si vedranno faccia a faccia Baskonia e Real Madrid che hanno coronato il lungo inseguimento alla vetta. Sfida interessante tra la grande rivelazione della stagione, con la flex offence di Joan Peñarroya che ha permesso ai tifosi baskonisti di tornare a sognare in grande, ed una delle favorite che ha ripreso la propria marcia dopo un lungo periodo di crisi.

Gara da vedere soprattutto sugli esterni, dove il Real pecca di regia, pur avendo uomini a cui affidare il pallone in altre posizioni, mentre il Baskonia ha abbondanza di bravi maneggiatori di palla, da Henry a Thompson, passando per una macchina da canestri come Markus Howard.

Sotto le plance gli ospiti proveranno a far valere la propria profondità e versatilità, dalla doppia dimensione di Yabusele al talento di Musa, passando per i due pivot Tavares e Poirier che rappresentano ancora oggi la miglior coppia della competizione per quel ruolo.

Servirà un’impresa al Real, visto che il Baskonia ha un ottimo record casalingo di 7 vittorie ed una sola sconfitta.

 

Quella tra Maccabi ed Efes, con il rientro di Larkin a mettere più pepe sul parquet, è la sfida tra due squadre un po’ deluse da questa prima parte di stagione. Certo, in questo momento entrambe occupano una posizione playoff, ma allo stesso tempo si aspettavano di essere molto più in alto, soprattutto i campioni in carica.

Entrambe le squadre, poi, hanno o hanno avuto casi spinosi all’interno del roster: Kattash ha avuto il problema Darrun Hilliard, allontanato per qualche settimana per motivi disciplinari, Ataman affronta il malcontento di Polonara, ormai poco propenso a credere alle promesse di maggior impiego fattegli dal coach e con l’occhio a possibili destinazioni nuove (Virtus?).

Sarà difficile, per i detentori del titolo, uscire con il successo dall’Elyahu, con il Maccabi che ha un record di 6-1 tra le mura amiche a fronte di un 3-4 dell’Efes nelle gare disputate in trasferta.

 

Dopo il successo in casa del Fenerbahçe, il Partizan cerca la continuità: la zona playoff, nonostante tutto, resta a sole due vittorie ed alla Stark Arena arriva un Bayern che, nonostante abbia ricominciato ad avere un ritmo da 50% di vittorie, paga pesantemente l’inizio shock.

Sfida interessante, quella tra le due squadre: nonostante sia più indietro in classifica, la squadra di Trinchieri si fa preferire a quella di Obradovic nella propria metà campo, pagando dazio al poco – rispetto agli avversari – talento offensivo di cui dispone, colpa anche delle assenze o delle condizioni non eccezionali dei suoi terminali offensivi, su tutti Rubit.

Per quanto riguarda Obradovic, l’impressione è che la squadra stia provando in qualche modo a venir fuori con l’attacco laddove la difesa, peggiore della competizione, è venuta meno.

Sul parquet di casa servirà lo stesso atteggiamento visto ad Istambul.

 

Occhio, Olimpia, questo Valencia (pur rabberciato) non è uno sparring partner.

La formazione di Alex Mumbrú arriva al Forum con tante defezioni, su tutte quelle di Van Rossom ed Hermansson che la privano dei principali timonieri, ma anche con una discreta aura di corsara, per informazioni chiedere all’Efes.

Ad inizio stagione i taronja hanno faticato in casa anche nei risultati, ma già hanno dimostrato di potersi esprimere con più leggerezza mentale in trasferta, quasi come se riuscissero a dare il meglio di sé lontano dalle pressioni del proprio pubblico.

Milano cerca la continuità: due successi – Stella Rossa e Monaco – importanti hanno riportato un briciolo di entusiasmo, anche se questi risultati sono venuti più per il cuore che per la pallacanestro espressa.

E non si può sempre sperare che Billy Baron diventi incandescente e rivolti la partita come un calzino. La gara con Varese ha dimostrato che il talento offensivo esiste, bene anche i progressi di Brandon Davies, ora serve la conferma che il trend sia effettivamente cambiato.

 

Chiusura alle ore 21 con tanti temi: il Monaco cerca di emanciparsi dalla James-dipendenza, fattore che ha sicuramente contribuito alla classifica quando l’ex Milano e CSKA era in serata di grazia, ma che ne ha anche minato ulteriori sviluppi.

Sasa Obradovic dispone di talento diffuso, anche con i dubbi sulla presenza di Jordan Loyd, ma troppo spesso questo viene reso marginale, esempio chiaro è Jaron Blossomgame.

Nel Principato, però, arriva uno Zalgiris in cui la polemica l’ha messa lo stesso Maksvytis dichiarando che alcuni giocatori sono a roster in ragione del proprio passaporto.

Ci sarà da capire quale sarà l’impatto delle sue parole, spese in un periodo in cui Keenan Evans ha preso in mano le redini di una squadra che, comunque, non può dire di non aver avuto apporto dal gruppo autoctono i cui componenti si sono alternati nel ruolo di protagonisti soprattutto nella fase in cui la squadra ha cominciato a volare.

La risposta del gruppo si vedrà sul campo.

 

Elio De Falco