Il tennis in questo periodo vive un momento di grande trasporto, tanto da catalizzare tutte le attenzioni. E allora sì, anche chi è abituato a raccontare soprattutto pallacanestro può concedersi una deviazione, perché la storia che arriva da Madrid ha un filo diretto proprio con il mondo dei canestri.
Al torneo WTA 1000 della capitale spagnola, Tyra Grant si è presa la scena con una vittoria che pesa: 6-1 6-2 alla francese Elsa Jacquemot e prima affermazione in carriera a livello 1000. Un risultato netto, autoritario, che racconta già molto del talento e della personalità di una giocatrice ancora giovanissima ma con idee chiarissime.
E allora, perché parlarne qui? Perché Tyra Grant è figlia d’arte, ma con un legame che porta dritto al parquet. Suo padre è Tyrone Grant, ex ala grande/centro che gli appassionati italiani ricordano bene per le tante tappe nel nostro campionato: Teramo dal 2002 al 2004, Olimpia Milano nel 2006, Virtus Bologna nel 2007, quindi Veroli, Treviso e Venezia. Un lungo solido, presenza fisica e affidabilità sotto canestro, che ha lasciato il segno in diverse piazze.
Tyra, però, ha scelto un’altra strada. Nata a Roma nel marzo 2008 e cresciuta a Vigevano, è figlia di Tyrone e di mamma Cinzia, maestra di tennis che l’ha avvicinata fin da subito al mondo della racchetta. Un imprinting decisivo, che negli anni si è trasformato in un percorso sempre più strutturato.
Dotata di doppia cittadinanza, italiana e statunitense, ha deciso di rappresentare l’Italia. Una scelta che oggi suona come una fortuna per il movimento azzurro, considerando il potenziale che sta iniziando a esprimere anche nei contesti più prestigiosi.
La sua crescita è passata anche dalla prestigiosa accademia di Riccardo Piatti a Bordighera, un punto di riferimento per il tennis internazionale. Lì ha incrociato, tra gli altri, anche Jannik Sinner, con cui ha condiviso parte del percorso e costruito un rapporto di amicizia.
Il successo di Madrid rappresenta molto più di una semplice vittoria al primo turno: è un segnale. Tyra Grant sta entrando nel grande tennis con naturalezza, senza timori reverenziali, mostrando un gioco già maturo e una presenza mentale non comune per la sua età.
Dal parquet alla terra rossa, il passo è breve quando il talento scorre in famiglia. E mentre il cognome Grant riporta alla memoria rimbalzi e lotte sotto canestro, oggi racconta una nuova storia: quella di una giovane azzurra che prova a scrivere il proprio futuro colpi dopo colpi.
Eugenio Petrillo