Meno complicato di quanto si potesse temere, ma ugualmente una bella fatica durata tre tempi per aver ragione di una Georgia che in pratica vive sulle gesta di tre o quattro uomini di grande valore e di un gruppetto di comprimari. I nomi, già noti e indicati ieri, sono quelli di Goga Bitradze, Alexander Mamukelashvili, Tornike Shengelia e Kamar Baldwin. con l’esperienza del trentasettenne Shermadini di supporto, insieme a qualche sprazzo di Sanadze o di Burjanadze. Quando però Toko Shengelia incappa (per emozione nel trovarsi di fronte qualche vecchio compagno e un’Italia che comunque gli ha dato molto, oppure per una forma fisica non perfetta dopo il prolungato stop ordinato dai medici e interrotto con qualche giorno d’anticipo) in una giornata nerissima, le armi della squadra di Dzikic si spuntano di parecchio. Zero punti in ventuno minuti e anche due tecnici che l’hanno portato all’espulsione quando mancavano poco meno di tre minuti alla fine con l’Italia avanti già di 17 lunghezze. Autoeliminatosi l’uomo più atteso anche per motivi nostalgici, la Georgia è vissuta sui canestri di Goga Bitadze, centro degli Orlando Magic, un 2.13 che ha messo a dura prova i nostri lunghi. Diouf inizialmente in difficoltà, poi il lungo della Virtus ha assunto un ruolo da protagonista lottando ferocemente contro avversari che hanno cercato di fa valere la superiore potenza fisica che gli è però costata la concessione di ben 32 liberi che l’Italia stavolta ha adeguatamente sfruttato sfiorando l’80% di realizzazione.

Non è stato facile perché, a fronte di un avvio particolarmente felice (18-10 al primo riposo), ha fatto seguito una fase centrale di marca georgiana, sostenuta da una forte componente di pubblico che ha pure dato luogo a qualche scaramuccia in tribuna e propiziata anche dall’unico sprazzo offensivo di Baldwin, capace di saltare la marcatura di Pajola per sei punti consecutivi. La Georgia è salita fino al 41-37 per poi praticamente fermarsi anche per i correttivi che Pozzecco ha apportato alla squadra, non tanto rinunciando al doppio play, mossa poco produttiva e subito abbandonata, quanto rimodulando la squadra dando fiducia a Thompson, 22′ in campo, rinunciando a Spagnolo che dopo un eccellente avvìo ha involuto il suo gioco facendosi preferire la regìa più lineare di Spissu. 

Ed è stato il quintetto con Spissu, Thompson, Niang, Ricci e Diouf a dare la spallata decisiva all’incontro con un 16-0 in quattro minuti all’inizio della quarta frazione che ha di fatto chiuso un match che ci ha rivelato una dimensione di Mohuamet Diouf totalmente opposta a quella vista con la Grecia ed ha confermato le qualità di Saliou Niang che alla fine, con 15 punti, ha siglato un’altra prova di grande spessore.

Senza trascurare la nuova grande partita di Pajola (cinque assist e cinque recuperi), altri due gli aspetti importanti di questa partita, temuta alla vigilia, ma poi finita in tranquillo controllo: la crescita di Darius Thompson che non ha forzato il tiro, servito tre assist, difeso assai bene, dimostrato di potersi rendere utile. E poi la ritrovata via del canestro da parte di Simone Fontecchio sotto gli occhi di mamma Amalia. 14 punti, 4 rimbalzi, due assist: ancora a secco nelle triple (0/5), implacabile dalla lunetta (6/6), utilissimo in difesa all’inizio contro i muscoli di Mamukelashvili, mentre Melli teneva a bada Shengelia nel ricordo di tanti duelli degli anni passati con le maglie rispettivamente di Milano e Bologna. E per Toko non debbono essere stati ricordi particolarmente graditi per innervosirsi al punto di venire espulso per doppio tecnico.

Il CT ha dato 100 secondi ad Akeke, ancora evidentemente non pronto, ed ha tenuto ancora in panchina Gabriele Procida. Gestire dodici giocatori non è semplice, ma tutti sono utili soprattutto per il tipo di gioco dell’Italia che non risparmia energie: in deficit di centimetri e di peso, deve puntare sulla difesa di squadra, sul ritmo, sulla velocità non concedendosi pause che verrebbero immediatamente punite. Per questo, dal primo al dodicesimo, tutti sono utili alla causa, in una corsa che porta ora gli azzurri ad affrontare la Bosnia. Un’altra avversaria da scoprire sul campo, in teoria non imbattibile come raccontano la sua storia e i precedenti con gli azzurri, ma anch’essa da non sottovalutare. Ritroviamo Amar Alibegovic, anche qui un pezzo del nostro basket temporaneamente sull’altra barricata. Una nuova vittoria ci consentirebbe di proiettarci nella condizione migliore verso il match clou con la Spagna da cui dipenderà in gran parte il nostro futuro e l’avversaria negli ottavi di finale. Una sconfitta ci farebbe invece precipitare di nuovo nel vortice dell’incertezza e della paura.

Mario Arceri 

Nell’immagine Thompson, foto Ciamillo-Castoria