Ad OAKA la Virtus Bologna cade 84-71 contro il Panathinaikos, al termine di una partita vissuta quasi sempre in rincorsa, fatta di tentativi di riavvicinamento e di altrettante risposte greche nei momenti chiave. Una sconfitta che pesa, ma che non compromette del tutto il bilancio della double week né la corsa play-in, anche grazie al +17 (92-75) difeso nel confronto diretto dell’andata.
L’assenza di Luca Vildoza si è rivelata più pesante di quanto potesse sembrare alla vigilia. Non solo per il valore assoluto dell’argentino, ma soprattutto per il momento di forma e per l’equilibrio che stava dando alla gestione offensiva della Virtus. Senza il suo controllo dei ritmi, Bologna ha spesso faticato a dare continuità alle proprie scelte, finendo per affidarsi a iniziative individuali o a soluzioni estemporanee culminate o con palle perse (16) o con stoppate subite.
La gara ha seguito un copione chiaro sin dalle prime battute. Avvio povero di canestri, percentuali bassissime e ritmo spezzettato, con la Virtus addirittura avanti 4-2 al 4’. È però nel finale di primo quarto che il Panathinaikos trova fluidità offensiva e piazza il primo strappo, chiudendo avanti 23-15 nonostante il canestro sulla sirena di Smailagic. Nel secondo periodo i greci allungano fino al +12 e sembrano avere il controllo emotivo della partita, ma la Virtus reagisce con orgoglio: difesa più intensa, maggiore presenza a rimbalzo e un lento ma costante riavvicinamento che la porta fino al -3. Proprio quando l’inerzia sembra girare, la prodezza di Kendrick Nunn sulla sirena ricaccia indietro i bianconeri, mandando le squadre all’intervallo sul 39-33.
Al rientro dagli spogliatoi Bologna dà immediatamente l’impressione di potersela giocare fino in fondo, arrivando a un solo possesso di distanza (-2). È però ancora una volta nel momento migliore della Virtus che il Panathinaikos alza il livello di fisicità e di intensità, soprattutto nel pitturato. I lunghi greci fanno la differenza, con Richaun Holmes dominante (16 punti e 9 rimbalzi), mentre la Virtus paga una condizione interna tutt’altro che ideale: il rientro last minute di Momo Diouf, Alen Smailagic visibilmente debilitato e completamente fuori dalla partita, e l’assenza di Aliou Diarra finiscono per pesare nell’economia del match. Il parziale subito nel cuore del terzo quarto riporta il Pana avanti con un margine più rassicurante, fino al 56-48 di fine periodo.
Nell’ultimo quarto la Virtus non riesce mai davvero a riaprire la gara. Non c’è il crollo, ma nemmeno l’accelerazione necessaria per spaventare i padroni di casa. Il Panathinaikos gestisce, senza dilagare, e porta a casa una vittoria preziosa per riscattare un momento estremamente negativo della propria stagione europea.
Dal punto di vista individuale, Carsen Edwards chiude con 24 punti, ma la sua è una partita confusionaria, mai realmente incisiva nei momenti in cui sarebbe servito un cambio di passo, anche alla luce del recente infortunio alla caviglia. Accanto a lui si salvano Matt Morgan (12 punti) e soprattutto Nicola Akele, tra i più positivi per energia e impatto (10 punti e 6 rimbalzi). A mancare, però, sono stati i punti e la continuità degli altri: Derrick Alston Jr. e Saliou Niang non sono riusciti a incidere come in altre occasioni, lasciando troppo peso offensivo sulle spalle di pochi.
Per il Panathinaikos, oltre ai 21 punti di Nunn e agli 11 di Cedi Osman, è la superiorità fisica e l’efficacia nei momenti chiave ad aver fatto la differenza. La Virtus esce dall’OAKA sconfitta, ma non ridimensionata: il passo falso non compromette il cammino europeo e lascia in eredità la consapevolezza che, con qualche rotazione in più e una migliore condizione fisica, certe partite possono restare aperte più a lungo. Ora servirà ritrovare lucidità e continuità per non perdere terreno dal treno play-in.

QUI le statistiche complete del match 

Eugenio Petrillo 

Nell’immagine Nicola Akele, foto Ciamillo-Castoria