di Maurizio Roveri
Era una sfida da vincere. Ed è stata vinta. Senza aver paura. Proprio come aveva chiesto coach Scariolo. Aggredendo la partita e controllandola con la difesa in un primo tempo da 43 punti realizzati e appena 30 concessi. Per poi smarrire, però, il filo del gioco e complicarsi la vita in un terzo periodo di inquietante pochezza offensiva (tantissimi palleggi inutili e soltanto 12 punti in 10 minuti) e addirittura permettendo al Panathinaikos di mettere il muso avanti per un paio di attimi sulle prime curve dell’ultimo quarto. Il pericolo era in agguato. Il ritorno sul parquet di Milos Teodosic ha riacceso magicamente la luce. E ha fatto spuntare di nuovo il sorriso della sicurezza sul volto della Virtus Segafredo, che con l’energia e la concretezza di un enorme Toko Shengelia (MVP del match) ha riallungato le mani sul destino di questo “spareggio” fra squadre in lotta per non staccarsi troppo dalla zona-playoff.
Ora, dopo il round 20, il team virtussino di coach Sergio Scariolo sta viaggiando con 9+ e 11-. Vale a dire, appena due vittorie sotto l’ottavo e ultimo posto utile per i playoff. E la strada è ancora lunga. Pertanto l’eventuale arrivo in Virtus di un Big Man, ma che sia veramente un Big Man in grado di fare la differenza, potrebbe aprire nuovo e interessanti scenari.
Il Panathinaikos , invece, con questa sconfitta ha forse compromesso la sua stagione europea. Non manca certo di talento, la formazione ateniese dei “Green”. Nate Wolters, Derrick Williams, Dwayne Bacon, Mateusz Ponitka, Paris Lee, Marius Grigonis sono tutti giocatori di qualità, ai quali possono bastare 7-8 minuti di accelerazioni e fiammate per cambiare volto ad una partita. Il problema del “Pana” di ieri sera è che per tutto il resto dell’incontro ha dato l’impressione d’una squadra sbadata e… sbandata. Soprattutto su quel 14-0 che ha passivamente subìto nello spazio di cinque minuti, dalla metà dell’ultimo periodo, con “letture” sbagliate, tiracci senza senso alla boia d’un giuda, passaggi finiti nel parterre, e l’orgoglio andato a farsi benedire.
Qualche giorno fa il giornale greco LiveSport aveva  rivelato il malumore d’una certa parte della tifoseria. Disappunto che un gruppo di tifosi, pur dopo una vittoria in campionato, contro l’Aris, ha manifestato apertamente. Chiedendo, alla presenza dei giocatori, l’esonero del coach serbo Dejan Radonjic. Che vi sia una situazione di disagio è evidente e ovviamente lo si può notare particolarmente in trasferta.  La squadra è slegata. Bacon, che è il miglior realizzatore dell’Euroleague con i suoi oltre 20 punti, ha giocato per contro suo. Senza un briciolo di logica: 2 su 11 al tiro, 2 palle perse e nessuna recuperata né un assist, 1 di PIR e -12 di plus/minus. Raccogliendo la miseria di 8 punti in quasi trenta minuti in campo, lui che stava viaggiando in questa Euroleague a 21.2 di media. Ha quasi dato la sensazione che giocasse per dispetto… Forse non è stato così, ma di sicuro ci ha messo del suo in questa prestazione goffa e scadente.
Attenzione, però. C’è un dato statistico indicativo. Dwayne Bacon aveva giocato abbastanza male anche il 23 novembre, nella sfida del girone d’andata contro la Virtus. Quella sera, alla Oaka Altion di Atene, il tiratore principale del Panathinaikos si era espresso con un desolante 4 su 16. Percentuale di tiro del 25%. E allora, sorge un sospetto. Che è decisamente più di un sospetto: il capocannoniere dell’Euroleague “soffre” l’organizzata difesa della Virtus Segafredo. In quella occasione aveva almeno raggranellato 14 punti. Stavolta non è proprio mai stato nel vivo del gioco. Tanta più energia e determinazione da parte di Ojeleye e Cordinier. Che gli hanno morso i polpacci. Fra i cespugli e gli arbusti della foresta virtussina, Bacon ha vagato sera trovare una via d’uscita.
Le chiavi di questo successo bianconero, che tiene ancora in corsa il gruppo di coach Sergio Scariolo lungo la direzione playoff:
Primo punto: la difesa. E’ sempre fondamentale difendere forte. Ancor di più in sfide delicatissime, com’era questa contro il Pana. Una partita che la Segafredo non poteva permettersi di sbagliare. Il rischio era quello di farsi raggiungere dal Panathinaikos stesso, praticamente facendosi trascinare giù in una posizione velenosa. L’aspetto più preoccupante è che un passo falso ieri sera avrebbe portato la V nera bolognese a conoscere la terza sconfitta consecutiva in Europa (dopo quelle del 10 e 12 gennaio rispettivamente contro Zalgiris e Olympiacos). Non è accaduto perchè, per buona parte della sfida, la Virtus ha opposto tanta intensità a Bacon e compagni. Nel primo tempo in particolare la consistenza difensiva a protezione del canestro ha negato al Panathinaikos d’essere pericoloso nel gioco interno.
Secondo punto: i diversi quintetti proposti da Scariolo hanno spesso assicurato un apprezzabile bilanciamento, che ha estremamente limitato (praticamente negato) il contropiede al team di coach Radonjic. Soltanto 4 punti ha ottenuto il Panathinaikos da situazioni di Fast Break. La Virtus Segafredo, con tanto lavoro in questi mesi e con buona organizzazione, è diventata già da qualche tempo una “specialista” nel ridurre il più possibile il contropiede alle squadre avversarie.
Terzo punto: l’impatto forte di Tornike “Toko” Shengelia. Il 4-5 georgiano ha recuperato i suoi ritmi, dopo i due lunghi stop per infortuni. E’ aumentata la reattività. Sta raggiungendo il top della condizione fisica e atletica, che vanno ad esaltare una maturità tecnica apprezzabilissima. Tuono e fulmini. Quando Toko scatena la bufera, è difficile per gli altri proteggersi. Ne sa qualcosa il ciclope greco Giorgos Papagiannis, 220 centimetri per 125 chili e un’apertura di braccia di 2,29. Ha spaventato qualcuno, ieri sera, questo Polifemo? No. E’ stato surclassato, sbaragliato dall’impetuoso, furbo e rapido Shengelia.
“Toko” ha chiuso la sua enorme prestazione con queste stats: 16 punti, 4 su 7 nelle conclusioni vicino a canestro (57.1%), 1 su 2 nel tiro da tre punti, 5 su 6 nei tiri liberi (85.3%), 2 rimbalzi e… diversi vigorosi tagliafuori, 7 assist, 3 palle rubate e 1 sola persa, 1 stoppata data, 24 di Performance Index Rating e +23 di plus/minus.
Avete letto bene? Sette assist! Un power forward-pivot di 2,08 che passa la palla come un playmaker o una guardia. Shengelia ovviamente aveva anche prima di arrivare in Italia un buona visione di gioco, ma ora si sta trasformando anche in un giocatore dall’assist facile. Diciannove passaggi smarcanti, alcuni bellissimi, nelle ultime quattro partite di Euroleague. E’ andato a scuola da Milos? Probabile.
Già, Milos il sommo Artista. Ecco un altro punto importante. Si parte sempre, o quasi sempre, dal fuoriclasse serbo per spiegare le vittorie della V nera. Gira e rigira, passano gli anni, ma la sua creatività e la sua genialità continuano ad essere perle uniche in Europa.
Per aggredire la partita, per creare ritmo e muovere bene la palla, coach Scariolo ha scelto di cominciare con Teodosic. Milos nello starting five. Assieme a Daniel Hackett, Semi Ojeleye, Toko Shengelia e Mam Jaiteh. Buon quintetto. Scariolo sta cercando soluzioni nuove per ampliare il repertorio. E dunque non più rigido -come prima – il gioco delle coppie play-guardie. Normalmente si vedeva Hackett in coppia con Lundberg e Pajola con Teodosic. Ora il coach bianconero le sta scomponendo e ricomponendo: Hackett-Teodosic, e Pajola-Lundberg. Così può avere maggiore flessibilità. Funziona.
Quinta riflessione. Hackett sta bene. E si vede. Fisicità recuperata. E quando “Dani Boy” è in piena salute, tiene il campo con personalità e concretezza. Decisamente solida, la prestazione dell’esperto ex-CSKA. Mentre l’amico Shengelia si trasforma in assistman, Hackett diventa rimbalzista. Un prezioso rimbalzista aggiunto: 8 rebounds. Come Jaiteh.
A proposito di Mam Jaiteh. Il centro francese è sotto esame. Ebbene, in questa partita ha prodotto un rendimento positivo. Va a chiudere con la sua “presenza” le penetrazioni, lavora bene sui rimbalzi difensivi (i suoi e quelli di Hackett hanno molto contribuito a togliere al Panathinaikos l’opportunità di “secondi tiri”). In attacco confeziona 8 punti, con 4 su 7. Insomma, prova dignitosa. Potrebbe fare di più se a volte le sue mani non si trasformassero in saponette facendosi scivolare via dalle dite palloni invitanti da gonfiare il canestro…
Bene Ismael Bako, l’altro centro. 11 punti, 4 su 5 sottocanestro, schiaccia di prepotenza ricevendo assist da Toko e Milos. Non sarebbe male se utilizzasse quelle braccia chilometriche per andare a prendere giù qualche rimbalzo in più.
A dispetto dei soli 5 punti, partita intensa e aggressiva di Isaia Cordinier. Come indica il +7 di plus/minus. Ottimo lavoro difensivo. E importantissima quella tripla dall’angolo, eseguita con tantissima sicurezza e armonia, per il sorpasso Virtus sul 60-57 a 6’18” dal termine. Quella prodezza di Isaia ha rilanciato la V nera e ha tolto inerzia ad un Panathinaikos che ha ripreso a sbandare e per diversi minuti non ha più visto il canestro.
Mi è piaciuto molto il quintetto degli ultimi minuti, quello che ha letteralmente abbassato la saracinesca sul grugno del Panathinaikos. Tanta personalità e Virtus in totale controllo con Hackett-Teodosic-Cordinier-Shengelia-Bako.
C’è anche qualcosa che non mi ha convinto? Sì. Riguarda Jordan Mickey. E’ appannato, statico, mai esplosivo. Manca di iniziativa. E’ un problema fisico? E’ un calo di forma? Sta di fatto che in 11 minuti e mezzo ha raccolto 1 punto su un tiro libero, non ha prodotto neppure un canestro in azione (0 su 1 da due, 0 su 4 da tre), ha preso 2 rimbalzi. Il suo PIR è stato di -3, e il plus/minus di -13. Improponibile. No, questo non è Jordan Mickey!
E allora, osservo e pongo un interrogativo: in una serata così grigia di Mickey (che già la definizione “grigia” è un eufemismo) come si spiega il “non entrato” di Kyle Weems? Qualche minuto l’avrebbe potuto fare, da “quattro” oppure in ala spostando Ojeleye in power forward.
Tornando ad elogiare la solida prestazione difensiva della Virtus Segafredo, lo faccio con i miseri “numeri” concessi al Panathinaikos: 64 punti (ne aveva prodotti 88 nella vittoria sul Maccabi il 13 gennaio), 14 su 29 da due (48.3%), 8 su 29 da tre (27.6%), 12 su 16 nei tiri liberi (75%), 28 rimbalzi, 12 assist (cioè 10 meno della Virtus), 9 palle recuperate e 16 perse. E un 59 di PIR che è una grossa stonatura al confronto con il 94 della V nera di Bologna.
Chi salvo del Panathinaikos? Nate Wolters e Mateusz Ponitka.