di Maurizio Roveri

Era alla ricerca delle certezze perdute, la Virtus. E in parte le ha ritrovate. Recuperando orgoglio, intensità e saldezza di nervi in una sfida tutt’altro che semplice. Perchè l’Alba Berlino ha esperienza internazionale (è alla sua decima partecipazione in Eurolega nello spazio di vent’anni), è squadra che combatte, compatta e fastidiosa, non molla mai, ti butta in faccia le insidie dei cambi di difesa e di tanti quintetti miscelati e composti da coach Israel Gonzales come trappole per tentare di sorprendere e di mettere ansia nella V nera che veniva dall’inquietante -46 del Pireo.
No, non era per niente semplice “addomesticare” un team solido come quello di Berlino. L’Alba, è vero, non possiede particolare talento e tuttavia ha il suo collaudato sistema di gioco. Propone esterni versatili e di buon ritmo come Luke Sikma, Jaileen Smith, Tamir Blatt, Louis Olinde, Yovel Zoosman e un centro di 2,23 come Christ Koumadje il ventiseienne gigante del Chad con esperienze in Spagna, in Russia e dal febbraio 2021 punto di riferimento dentro l’area del team berlinese.
Una vittoria contro l’Alba te la devi guadagnare. Sempre. Ad esempio, i bicampioni dell’Efes faticarono notevolmente a piegare la resistenza di questa squadra e afferrare un successo con un margine di appena 4 punti il 21 dicembre. E lo sa bene il Barcelona quanta sofferenza fece l’1 dicembre per vincere 88-86 dentro la “Mercedes Benz Arena” di Berlino.
Dunque, la vittoria della V nera ieri sera, alla “Segafredo Arena” non è stata una vittoria banale. Ha un valore e un significato. Ha spezzato la maledetta serie di quattro sconfitte, che hanno prodotto un effetto eccessivo per via del clamoroso crollo accusato al Pireo. In realtà, quel poker di sconfitte ci sta, ci può stare. Ragioniamo con logica: tre volte “on the road”, viaggiando ad Atene nella OAKA Arena del Panathinaikos, a Belgrado nella “Aleksandar Nikolic Hall” contro una Crvena Zvezda in piena salute e in evidente crescita. Poi, nuovamente ad Atene per l’impatto con lo squadrone da Final Four dell’Olympiacos, nel suo “Peace and Friendship Stadium”, al Pireo, un tempio dei canestri dove chi vi arriva sa di avere vita durissima e se poi succedono contrattempi e infortuni … si può cadere dentro un “buco nero” senza possibilità di uscirne.
In mezzo a tre velenose trasferte, l’unica partita casalinga della Virtus è stata quella contro… l’Anadolu Efes che da due anni è il Club numero 1 d’Europa! Ebbene, la sera del 25 novembre la V nera di coach Sergio Scariolo arrivò ad un centimetro dal completare quella che sarebbe stata una clamorosa rimonta contro i vincitori di due Euroleague di fila.

Battaglie di questo tipo, quasi tutte fuori casa, affrontate in formazione incompleta, sono molto dispendiose. Shengelia era out in occasione delle sfide con Panathinaikos, Crvena Zvezda e Efes, poi la squalifica di Milos Teodosic scontata nella trasferta di Belgrado dove mancava anche Ojeleye, Infine il rientro di Shengelia al Pireo ma – nella sera della terribile sofferenza – un nuovo severo infortunio a fermare Ojeleye dopo appena 4’24” del match-incubo con l’Olympiacos e la durissima botta alla spalla per Pajola costretto a restare in campo 8 minuti e mezzo (coraggiosamente in campo ieri sera, giocando diciassette minuti sul dolore).
Lo so, lo so che infortuni e incidenti di gioco possono succedere a tutte le squadre di questa competizione importante che è l’Euroleague. Affascinante, intensissima e crudele. Ma per valutare in maniera corretta la Virtus Segafredo degli ultimi tempi mi è parso giusto ricordare i problemi con i quali la squadra di Scariolo ha dovuto convivere – tra novembre e dicembre – e che possono spiegare quelle quattro sconfitte dietro fila. Problemi fisici che la V nera bolognese si porta ancora dietro. Anche nella sfida dura, aspra di domani sera. Contro il Maccabi Tel Aviv, che viene dal successo nel Forum milanese.

Frattanto, è arrivata questa vittoria sull’Alba Berlino. Fondamentale – in un momento difficoltoso e delicato della Virtus – per riappropriarsi della propria vita lungo il cammino dell’Euroleague più competitiva di sempre.
Coach Scariolo ha chiesto ai suoi giocatori di maggiore esperienza e leadership di fare un passo avanti e trascinare il gruppo. Trasmettendo coraggio, solidità mentale, controllo, sapiente gestione.
La risposta è stata energica, orgogliosa. Convincente. Vera. Teodosic, Weems, Hackett, Shengelia a muso duro, con personalità, a contrastare Jaleen Smith, Tamir Blatt, Louis Olinde, Luke Sikma.

Milos Teodosic, ispiratissimo, concentratissimo, e intenso fino a risultare il secondo rimbalzista della Virtus in questa partita, ha messo la firma della sua arte e della sua genialità sul match. Una prestazione di enorme lucidità. Accendendo immediatamente la luce, appena entrato (dopo più di 6 minuti). Molto attivo, ha alzato il ritmo e portato fluidità inventandosi assist spettacolosi ed efficacissimi per Ismael Bako (il suo ricevitore preferito), per Isaia Cordinier, per Alessandro Pajola.  E la Virtus che corre e che fa transizione, ha afferrato l’iniziativa producendo il primo strappo. Anche perché è entrato nel vivo del gioco un altro dei “senatori” della Segafredo: Kyle Weems.

Nella partita più delicata, nel momento del bisogno, Weems ha dipinto una prestazione magistrale per letture di gioco, tempismo, senso della posizione, con il tiro “ritrovato”. E soprattutto, tanta intelligenza. Alla fine, nel boxscore, appaiono per Kyle Weems “numeri” da MVP:  16 punti in ventotto minuti, 100% nel tiro da due (5 su 5) e 66.7% nelle conclusioni dalla lunga distanza (2 su 3). E 16 di Performance Index Rating. E’ il PIR di un campione riscoperto protagonista. Il popolo virtussino lo aspettava – con pazienza e fiducia – a questi livelli di rendimento. E Kyle lo ha fatto, nella sera in cui alla Virtus non era concesso sbagliare.

Milos Teodosic, arrivato a dipingere 9 assist (tutti diversi, tutti geniali, tutti imprevedibili, autentiche perle), accanto agli 11 punti in 21 minuti e mezzo, ha chiuso con 15 di PIR. Quella sua tripla a 5’10 dal termine, con Berlino in recupero e arrivato pericolosamente a -6, ha avuto un peso enorme. E quando il gruppo tedesco (che è specialista in rimonte) ci ha riprovato con costanza ed è ritornato ancora a -6, il leader serbo della V nera con “mestiere” è andato a guadagnarsi fallo, 2 liberi. Facendo respirare la Segafredo. Poi, quel pick and roll magistrale con Shengelia: canestro e fallo. Toko che mette a segno anche il tiro libero, giocata da 2+1 per il 73-62.
Sulle ultime curve del match un altro canestro da 3 di Teodosic ha posto la parola fine. Mettendo in ginocchio, stavolta definitivamente, ’Alba che s’era riportata ancora una volta a soli 6 punti dalla V nera.

Daniel Hackett è stato il grande interprete del terzo quarto. Sostanza, aggressività, gestione. Personalità. Difesa. Anche da parte di Daniel una prestazione da leader.

Toko Shengelia, partita dopo partita, recupera il ritmo che il lungo stop gli aveva fatto perdere. Ovviamente non può essere ancora al meglio, ma lui è un guerriero e rimedia con la mentalità da duro, con un notevole lavoro di “tagli”, con la difesa, con il sacrificio. Ha lavorato energicamente  su Sikma, riuscendo a limitarlo.

Un aspetto positivo e importante della partita vinta contro l’Alba Berlino è rappresentato dall’atteggiamento forte dei centri. Erano sotto esame, Jaiteh e Bako. Venivano da prestazioni poco rassicuranti, o comunque non sufficientemente vivide.
Mam Jaiteh ieri sera ha fabbricato una prestazione molto attiva. Non è stato esente da errori, a volte ha pasticciato, si è lasciato sfuggire dalle mani quel pallone che – arpionato e trasformato a canestro, magari con una spettacolare schiacciata – avrebbe consentito a Teodosic un altro fantastico assist “made in Milos”: quel lancio sottomano stile softball che ha tagliato tutto il campo. Millimetricamente preciso per Jaiteh, già posizionato per ricevere e andare ad attaccare il ferro. Ma si è fatto scivolare la palla dalle dita.
Jaiteh ha trovato sulla sua strada un rivale di 2,23. Christ Koumadje, gigante che arriva dal Chad. Il centro francese della Virtus Segafredo lo ha affrontato senza farsi intimidire dai centimetri dell’avversario. Ingaggiando con lui una bella sfida. Stavolta (e finalmente) Mam Jaiteh è stato una “presenza”. 13 punti e 6 rimbalzi.
E anche Ismael Bako ha ritrovato il sorriso. Vivendo una serata con colori vividi. Teodosic lo ha cercato, scegliendo lui come suo primo ricevitore. Bako ha avuto il merito di farsi trovare pronto, con mani reattive, sugli alley-hoop di Milos.

Una vittoria “di squadra”, questa della Virtus Segafredo. Con cinque giocatori in doppia cifra per punti segnati: Weems 16, Jaiteh 13, Hackett 13, Teodosic 11, Bako 10. Gli stessi che sono andati in doppia cifra anche nel PIR: 16 Weems, 15 Jaiteh, 15 Teodosic, 14 Hackett, 12 Bako.

La Virtus Segafredo – ecco una lettura interessante – non ha mai fatto entrare in gioco Tamir Blatt: 0 punti in 23’ (0 su 2 e 0 su 3), un giocatore che viaggiava a 10 punti di media e che per sette partite era andato in doppia cifra (il suo high stagionale i 17 punti contro il Barcelona). S’è divertito poco anche Maodo Lo, costretto dalla difesa virtussina a raccogliere briciole: 4 punti, con 2 su 8 al tiro. Ininfluente Ben Lammers: 2 punti e nessun rimbalzo per un centro di 2,08.