di Fabrizio Pungetti
Chiusa con il lieto fine la trattativa per rilevare la proprietà di Fortitudo Pallacanestro Bologna 103,da parte della cordata di Stefano Tedeschi Attilio Caja (davvero un lusso e un valore aggiunto per la A2) e il gm Nicola Basciano stanno accelerando le operazioni per completare il roster. In arrivo sono il 35enne Luigi Sergio, veterano avvezzo alle battaglie di A2, reduce da una n lungo stop a Cantù per un grave infortunio ma giocatore di qualità, e il primo Usa Deshawn Freeman, ala-centro visto nel campionato lituano nelle fila del Nevazis e a quel punto mancherà solo il secondo straniero (un’ala forte) e da definire la posizione del giovane Niang che il coach pavese vorrebbe tenere, ma l’agenzia del ragazzo preferirebbe mandarlo dove possa avere un minutaggio importante. Tre gli unici confermati, Matteo Fantinelli, Pietro Aradori (al netto di un pesante contratto blindato ereditato dalla gestione precedente e di una situazione con il pubblico da ricomporre per il bene comune con buon senso e tanta buona volontà di tutti: al resto penserà coach Caja con le sue regole chiare e inviolabili) e Alessandro Panni, i prossimi annunci ufficiali saranno per Riccardo Bolpin, Alberto Conti, Nicola Giordano, Alessandro Morgillo e Celis Taflaj.
Ovviamente l’interesse è la curiosità dei tifosi è già sulla nuova squadra che, in questo primo anno di ricostruzione, proverà a raggiungere almeno i playoff, ma ancora non di è spenta l’eco della gioia e di rinnovato entusiasmo che ha scatenato l” avvenuta liberazione dell’ Aquila, come il popolo biancoblu chiedeva a gran voce da tempo , già dallo scorso anno, rompendo i legami con il recente passato.
Per questo, vogliamo approfondire l’ argomento tracciando un primo profilo del nuovo corso. Stefano Tedeschi, a chi scrive queste righe, – restando alla storia fortitudina che personalmente, da oltre 45 anni, abbiamo seguito, prima sugli spalti da “cinno” e poi professionalmente raccontato (e ora continueremo a farlo con rinnovati stimoli, avendo sempre sostenuto che un cambio societario fosse improcrastinabile dopo aver rischiato un nuovo fallimento,), giusto per dire che l’età avanza ma qualcosina in merito possiamo dire di averlo vissuto – ricorda tanto un grandissimo protagonista della storia della Effe, l’ Avvocato biancoblu per antonomasia Renato Palumbi. Crediamo che il paragone farà piacere anche al neo presidente, anzi ad ebtrambi. Uomini di sport e cultura anche di vita, grande passione e umanità, stesso fervore fortitudino, magari espresso , unica differenza, in modo diverso: dirompente l’ Avvocato, pacato ma deciso Stefano. Stesso amore per la lealtà, l’onestà, per i valori storici della Fortitudo.
Stessa durissima battaglia, contro avversari spesso sfuggenti e invisibili, pronti a qualunque colpo basso. Ma loro capaci di pararli tutti. Ai tempi, l’ Avvocato si trovò con 15 miliardi di debiti con le banche e soprattutto ad avere a che fare con un personaggio liquidatore di situazioni prefallimentari cui disperatamente Germano Gambini, che aveva fatto il.oasso troppo lungo, aveva affidato i cartellini dei giocatori in pegno (a partire da Andrea Dallamora, quotato 5 miliardi di lire dal Messaggero Roma, che Palumbi rifiutò) per un prestito a interessi, usando un eufemismo, sproporzionati, o altrimenti la società avrebbe perso tutti i suoi giocatori. Ma l’ Avvocato con le sue astuzie leguleie in punta di legge vinse il duello e il contendente dovette batter ritirata. Fortitudo salva, fallimento evitato, inizio di una nuova era. Poi, arrivò l’ Emiro ma senza quel miracolo dell’ Avvocato…
Non sarà facile ripetere oggi quel che venne dopo, ma tanto basta, lo scudetto più importante per i tifosi biancoblu era questo che si e’ giocato in queste settimane: vincere e ritrovare l’identità perduta. Stefano Tedeschi ha dovuto combattere una situazione parimenti da acqua alla gola e con avversari non limpidi e trasparenti, con brutte sorprese fino all’ultimo. Anche se all’ atto finale va riconosciuto a Gianluca Muratori – e Tedeschi da gran signore qual è lo ha fatto – di aver mantenuto la’,impegno preso, anche perché il consorzio Innova di cui è DG, premeva per un’uscita visto che la contestazione e la situazione stavano creando problemi d’immagine per chi svolge le sue attività prevalentemente nel territorio bolognese. Una situazione disastrosa come ad inizio anni ’90 quando il fallimento fu evitato d’ un niente e d’ un soffio da Palumbi e i suoi, , anzi non fosse arrivata la legge (discutibile, ma questo e’ un altro discorso) spalma debiti fiscali, la F è rischiava di essere tecnicamente fallita già a dicembre scorso, a stagione un corso.
Se Palumbi e Tedeschi rappresentano tutto questo, Matteo Gentilini e’ l’onda della passione cerebrale, emotiva, tracimante (e qui l’accostamento è davvero calzante e naturale con Armandone Caselli (mister Tempest, altro enorme cuore della storia biancoblu, vice presidente munifico e generosissimo nell’ era Gambini, purtroppo scomparso precocemente proprio in quegli anni).

In foto Daniele Albertazzi a sinistra, e  Armando Caselli a destra (Facebook)

Nuova linfa che oggi non trovi facilmente, vedi alla voce quanti imprenditori bolognesi, pur potendolo fare, hanno investito nello sport: pochissimi, o forse nessuno negli ultimi 20 anni. Qui il capolavoro di Stefano Tedeschi che, accortosi che qualcosa non quadrava nuovi soci (che già aveva provocato la rottura con Mister FlatsService che chiedeva il taglio totale di qualsiasi legame col passato) , con la lealtà, l’umiltà e l’ intelligenza di chi ha qualcosa più degli altri, di chi e’ vero dentro e soprattutto ama la F al di sopra di tutto, non si e’ fatto pregare, aprendo le porte per l’uscita a lor signori e e spalancandole a quel Gentilini con cui, in fondo, era partito tutto già nell’ inverno scorso,conl desiderio comune di tornare a fare volare l’ Aquila e solo un momento di turbolento assestamento e di equivoci li aveva allontanati. Entrambi pronti a mettere il bene della F davanti a tutto appena si fosse ripresentata l’occasione. E così é stato.

In foto Matteo Gentilini (Facebook)

Uniti anche nella scelta di chi affidarsi per la ripartenza , anche se qualcuno all’esterno, anche in questi giorni, mormorava, per soffiare sul fuoco e destabilizzare, di divisioni all’interno della nuova società e rebus da risolvere. Alludiamo al ritorno del Salvatore, ovvero Teoman Alibegovic che ormai non è più un segreto, ma possiamo testimoniare che il papà di Mirza, Amar e Denis (tutti giocatori oggi) da mesi si stava sbattendo, nell’ombra e dietro le quinte come suo costume, per trovare una soluzione ai tormenti dell’Aquila che da oltre 30 anni ha nel cuore e di cui è un’ icona di cui i tifosi si fidano ciecamente Anzi, come ha dichiarato Tedeschi, Teo, è stato fondamentale nel tessere la tela per una ritrovata unione con Gentilini. Nomen homen: evidentemente è destino che il Salvatore debba arrivare sempre in momenti di allerta massima per il futuro del club. Fu così fin dall’ inizio, 2 aprile ’92, la notte della salvezza a Reggio Emilia, lui arrivato solo 48 ore prima e divenuto subito eroe La notte da cui nacque anche il sogno- realtà dell’era di Giorgio Seragnoli. Poi la promozione in serie A l’anno dopo, Sergio Scariolo non lo confermò preferendo avere due lunghi d’ area (Gay-Comegys) ma questo non ruppe l’amore tra Teo e la Effe scudata Poi il primo ritorni, da GM, ancora in un momento delicato: nell’ultimo anno dell’ era dell’ Emiro, con un budget più che dimezzato, arrivando lo stesso a un tiro dallo scudetto persona Treviso, lanciando definitivamente Marco Belinelli e Stefano Mancinell e portando contemporaneamente alla società una dote di svariati milioni di euro, fatto mai accaduto negli anni di Re Giorgio, per alcune operazioni gestite con grande fiuto e intuito, come per esempio le cessioni di Gianluca Basile e Matjas Smodis ottenendo il massimo possibile, forse qualcosa in piu. Senza dimenticare Patrick Diawara arrivato sconosciuto a 50mila e con un byout a 500mila incassato però da Michele Martinelli, primo successore di un dopo Seragnoli che non ha più , in tutti questi anni, dato stabilità e serenità alla Fortitudo. Teo avrà un ruolo centrale, sfruttando la sua conoscenza e competenza professionale (due lauree) in vari campi, non solo cestistico, a stretto contatto con il presidente Tedeschi.

In foto Teo Alibegovic (Ciamillo-Castoria)

E anche questo lega Tedeschi a Palumbi, è uno dei motivi per cui ci pare indicato l’accostamento. Entrambi affidandosi a Teo il Salvatore. Corsi e ricorsi storici, di buon auspicio per l’ Aquila e per tutto e che danno al popolo fortitudino la garanzia che la Effe è tornata ad essere quella per cui l’hanno scelta, contro tutti e tutti a Basket City, a prescindere dalle sofferenze e dai risultati, ma per quello Spirito Fortitudo che si è tramandato dai tempi di Beppe Lamberti e Gary Schull. Ora, c’ero occorrerà barra dritta perche il lavoro e le macerie da ricostruire sono tante e qualche agguato potrebbe arrivare. Testa bassa, sordi a tutto, e pedalare.
In conclusione, Renato Palumbi e il nucleo storico allora (Beppe Lamberti, Silvano Biagi, Arrigo Borgatti, Dario Danielli) , Stefano Tedeschi e i suoi soci di oggi (Matteo Gentilini, Davide Malaguti, Pietro Basciano, Umberto Arletti, Giovanni Pennica, Simone Baldi e Filippo Battelli) – un gruppo di forte connotazione ed esperienza di sport come non era prima. Piccol, grandi eserciti ma dotati dell’ arma più potente che c’è, il cuore, specie quello targato Effe.
Si, crediamoche il paragone ci stia tutto, Palumbi e Tedeschi, Tedeschi e Palumbi. A dire il vero un’ altra differenza c’è: abruzzese verace e ammantato dell’ ardore e dalla veemenza dialettica di chi nasce in quelle terre, l’Avvocato, comunque bolognese ad honoren; bolognese di sangue e con tutta la bonomia tipica della nostra gente, ma anche la determinazione di chi si butta nel fuoco per ciò in cui crede, che e’ riconosciuta da tutti a chi nasce sotto le due Torri. Origini geografiche e di sangue diverse: eppure lo stesso DNA, quello biancoblu. Quello di giganti come Renato (che – siamo sicuri starà festeggiando e benedicendo anche lui nel.Paradiso fortitudino in Cielo, ahinoi, troppo affollato) e Stefano.
Per questo l’ Aquila può tornare a volare, con la speranza quasi certezza, di poter tornare prima possibile dove avrebbe dovuto continuare a stare, per potenzialità che pochi hanno nel nostro basket, anche dal dopo Seragnoli a oggi.
Buon nuovo viaggio, Aquila Fortitudo!

 

In foto Stefano Tedeschi (a sinistra) e Palumbi (a destra)