Il secondo quarto di finale della Frecciarossa Final Eight 2026 mette di fronte una corazzata costruita per vincere e una squadra che vive di energia, talento offensivo e imprevedibilità. All’Inalpi Arena è tempo di Olimpia Milano-Pallacanestro Trieste, sfida che sulla carta pende dalla parte dei biancorossi ma che nasconde molte più insidie di quanto si possa pensare.
Milano arriva a questa Final Eight con un’etichetta chiara: favorita. Non solo per il blasone e per la profondità del roster, ma per una qualità complessiva che in LBA e in EuroLeague si è vista a più riprese. La squadra ha ritrovato due perni fondamentali come Leandro Bolmaro e Josh Nebo, pedine chiave per equilibrio, atletismo e solidità difensiva. Il loro rientro alza il livello fisico e tattico di un gruppo che già poteva contare su rotazioni lunghe e su un sistema consolidato.
Ma c’è anche un aspetto emotivo che pesa. Dopo due finali consecutive perse, Milano vuole interrompere la striscia amara e tornare ad alzare un trofeo. La Coppa Italia rappresenta l’occasione perfetta per dare un segnale, per ribadire la propria centralità nel basket italiano e per scrollarsi di dosso le delusioni recenti.
In questo contesto, l’Olimpia non può permettersi cali di tensione: la semifinale è un passaggio delicatissimo, soprattutto contro una squadra che ha poco da perdere.
Dall’altra parte c’è una Trieste tutta da decifrare. L’esonero di coach Israel Gonzalez e la promozione ad head coach di Francesco Taccetti hanno cambiato equilibri e prospettive. È una squadra a forte trazione americana, con talento diffuso e grande propensione all’uno contro uno: caratteristiche che spesso, in competizioni secche come la Final Eight, possono diventare un fattore decisivo.
Trieste vive di strappi, di ritmo alto, di fiammate improvvise. Se riesce a imporre il proprio pace e a trasformare la partita in una gara di talento offensivo, può mettere in difficoltà chiunque. L’incognita principale è la tenuta difensiva contro una squadra strutturata come Milano, capace di punire ogni disattenzione.
Eppure proprio l’imprevedibilità può essere l’arma più affilata dei giuliani. In una semifinale da dentro o fuori, spesso conta più lo slancio che il pronostico.
Se c’è un duello che può incendiare la serata è quello tra Armoni Brooks e Jahmi’us Ramsey. Due scorer puri, due leader offensivi, due giocatori che quando si accendono sembrano avere pochissimi rivali.
Brooks è oggi una delle migliori guardie in Europa. In LBA viaggia a 17.2 punti di media in poco più di 24 minuti, con il 39.5% da tre e quasi il 79% ai liberi. Numeri che raccontano solo in parte il suo impatto: 4.4 rimbalzi, 1.6 assist e 15.2 di valutazione media, con un OER di 1.154. È il terminale offensivo di riferimento dell’Olimpia, capace di segnare in uscita dai blocchi, in isolamento e in transizione. Sta facendo le fortune di Milano sia in campionato che in EuroLeague, e nei momenti caldi è spesso la prima opzione.
Ramsey, però, risponde con cifre ancora più pesanti dal punto di vista realizzativo. È il miglior marcatore della LBA con 19.6 punti di media in quasi 29 minuti, tirando con un eccellente 59.3% da due e il 44% da tre, oltre al 75.9% ai liberi. Aggiunge 2.1 rimbalzi e 1.4 assist, per una valutazione media di 17.6 e un OER di 1.157. È un attaccante esplosivo, devastante quando trova ritmo, capace di costruirsi il tiro in ogni situazione.
Brooks garantisce continuità e letture dentro un sistema strutturato. Ramsey vive di istinto, di ritmo, di uno contro uno. Due modi diversi di essere leader offensivi, stessa capacità di spostare gli equilibri.
Milano proverà a controllare il ritmo, a sfruttare la profondità del roster e l’esperienza nei momenti chiave. Trieste tenterà di alzare il volume, di trasformare la semifinale in una sfida di talento e nervi.
Sulla carta il pronostico sorride all’Olimpia, ma le Final Eight insegnano che basta una serata perfetta – o una storta – per ribaltare ogni gerarchia. E con due realizzatori come Brooks e Ramsey pronti a infiammare il parquet, lo spettacolo è assicurato.
Mercoledì sera non sarà solo una semifinale. Sarà una prova di maturità per Milano e un’occasione irripetibile per Trieste. E in partite così, spesso, a decidere è chi riesce ad accendersi per primo.
Eugenio Petrillo
Iconografica di Stefano Arciero