Il Dipartimento del Medico Legale della contea di Los Angeles ha reso noto che Brandon Clarke, ala della franchigia di Memphis, è morto lo scorso maggio per gli effetti di eroina e cocaina. Il decesso è stato classificato come accidentale.
Clarke, 29 anni, era stato trovato senza vita in un’abitazione nei pressi di Los Angeles l’11 maggio. Secondo quanto riferito all’Associated Press da una persona a conoscenza dei dettagli dell’indagine (che ha parlato in forma anonima poiché le informazioni non erano ancora state rese pubbliche) nell’abitazione era stato rinvenuto materiale per l’uso di stupefacenti, un dato emerso subito dopo l’annuncio della scomparsa da parte dei Grizzlies.
Il verdetto arriva quasi tre mesi dopo la tragica scomparsa e mette un punto, dal lato medico-legale, su una vicenda che aveva scosso profondamente l’ambiente NBA. Solo poche settimane prima di morire, Clarke era stato coinvolto in un episodio che aveva già acceso i riflettori sulle sue difficoltà: il 1° aprile era stato arrestato in Arkansas al termine di un inseguimento, con l’accusa di eccesso di velocità e possesso di sostanze controllate. Nella sua auto era stato trovato kratom, un estratto vegetale dagli effetti oppioidi che negli Stati Uniti è oggetto di crescenti allarmi sanitari.
Sul piano cestistico, Clarke lascia un’eredità importante per la storia recente dei Grizzlies. Scelto alla 21ª chiamata del draft 2019 dagli Oklahoma City Thunder e girato immediatamente a Memphis, aveva trascorso lì l’intera carriera, sette stagioni, chiuse con 10.2 punti e 5.5 rimbalzi di media in 309 partite. Fu nominato nel First Team All-Rookie nel 2020 e fu una pedina chiave della squadra che nel 2021-22 vinse 56 gare in regular season. Gli ultimi anni erano stati segnati da una lunga serie di infortuni, tra cui la rottura del tendine d’Achille nel 2023, che ne avevano progressivamente limitato l’impiego fino alle sole due presenze nella stagione appena conclusa.
Alla notizia della sua morte, la franchigia del Tennessee aveva parlato di una perdita che avrebbe lasciato un segno profondo nella comunità di Memphis, mentre l’agenzia che lo rappresentava, la Priority Sports, lo aveva ricordato come una persona amata da tutti, sempre pronta a esserci per amici e familiari.