Con la vittoria ottenuta nella notte in gara 7 sugli Indiana Pacers, gli Oklahoma City Thunder si sono laureati per la loro prima volta (ufficialmente la seconda, visto che con il trasferimento da Seattle la società ha ereditato anche il titolo del 1979 vinto dai Sonics). Dalla loro nascita nel 2008 i Thunder, ad ovest, sono stati secondi probabilmente solo ai Golden State Warriors in termini di qualità espressa e presenza ai piani alti della Lega (solo quattro stagioni su 17 senza playoff), una franchigia che ha saputo anche “imparare” dagli errori e soprattutto ha avuto il coraggio di premere con forza il pulsante reset quando probabilmente in pochi lo avrebbero fatto, per avviare un nuovo ciclo fatto più di investimenti a lungo termine e scommesse al Draft piuttosto che di grandi colpi dalla free agency, e che oggi ha portato a casa il Larry O’Brien.

Si potrebbe infatti definire una “rebuild” a tempo record quella che il General Manager Sam Presti ha avviato quel 10 luglio 2019, data dello scambio più importante nella breve storia della franchigia, quando mandò Paul George ai Los Angeles Clippers in cambio di Shai Gilgeous-Alexander, oggi il miglior giocatore di tutta la Lega, e una serie di scelte future che si sono sommate a quelle arrivate da un’altra cessione pesantissima come quella dell’idolo indiscusso di Okc Russell Westbrook. Normalmente, quando una squadra chiude un ciclo con tanta decisione servono diversi anni perchè torni a essere competitiva: da quel 2019, invece, i Thunder hanno mancato l’appuntamento con la post season appena due volte, convertendo le loro scelte di quei due anni in due talenti cristallini come Chet Holmgren e Jalen Williams. Nel 2023 il “purgatorio” dei play-in, l’anno scorso il ritorno ai playoff  e oggi il titolo dopo una stagione trascorsa stabilmente ai vertici. Sei anni in tutto senza mai fare la corte a grandissimi nomi ma lavorando sempre con fiducia sul materiale ottenuto grazie a quelle due cessioni.

Un autentico capolavoro della dirigenza, dello staff e dei giocatori che fin dal primo giorno sono sembrati in missione e concentrati solo su questo titolo.

 

Di Massimo Furlani