di Luigi Ercolani

 

Gli Huskies calano la cinquina. Rispettando il pronostico che la vedeva come favorita in quanto unica delle squadre del lotto del 2023 ad aver presenziato alle Final Four, Connecticut ha effettivamente portato a casa il trofeo.

Sicuramente non è stata una kermesse spettacolare, ricca di tanti colpi di scena, però è altrettanto evidente che tre esordienti su quattro significano una crescita diffusa dei programmi di pallacanestro, aumentando quindi la base della concorrenza potenziale. Tema su cui negli Stati Uniti sono sempre molto sensibili, non solo a livello sportivo.

 

 

SEMIFINALI

 

Florida Atlantic 71-72 San Diego State

 

La favola degli Owls si mantiene tale sino alla fine, o meglio, sino ad una frazione di secondo prima della fine. Sì, perché FAU stava davvero per coronare il sogno di partecipare al gran ballo finale nonostante fosse la sua sola seconda March Madness della storia, per giunta a distanza di ventun anni dalla prima.

A risvegliare bruscamente gli uomini della Florida ci ha pensato Lamont Butler, il quale a fil di sirena ha infilato il tiro in sospensione che ha invece mandato gli Aztecs a scontrarsi con Connecticut. Un peccato, certamente, ma anche un momento forse di consacrazione per un ragazzo che durante il torneo ha mostrato diversi picchi, accanto ad un paio di battute a vuoto.

Al contempo, è bene sottolinearlo, si è trattato comunque ydella conclusione più degna, e più coerente, di una gara tirata, alla pari, in cui ogni parziale è stato seguito da una reazione uguale e contraria.

 

Miami 59-72 Connecticut

 

All’NRG Stadium di Houston, Texas, la semifinale tra esperti e principianti comincia solo sulla carta, perché di fatto non ha storia. Gli Huskies partono infatti con un 9-0 di parziale, frutto di ben tre triple di fila, tutte frontali, ed utile per stabilire le distanze con gli avversari, non solo di punteggio ma anche, e anzi soprattutto, mentali.

Gli Hurricanes certo non sono arrendevoli, anzi, in difesa giocano bene in anticipo e riescono ad ostacolare l’offensiva di Connecticut, che tuttavia grazie ai tagli senza palla riesce sovente a trovare qualcuno in area per un appoggio vicino al ferro. Gli uomini di Dan Hurley scavano un solco che minuto dopo minuto assume sempre più le dimensioni di una voragine, per gli arancio-verdi.

Miami a cavallo tra primo e secondo tempo prova a ricucire, ma il piano è ormai irreversibilmente inclinato, e Connecticut può staccare il pass per la finale.

 

FINALE

 

San Diego State 59-76 Connecticut

 

Parte come si confa ad una finale, ma poi diventa trionfo. Nelle prime battute della contesa Aztecs ed Huskies danno vita ad una battaglia colpo su colpo, cercando entrambe di avvicinarsi al ferro e servire i rispettivi fari, Keshad Johnson e Adama Sanogo.

A metà del primo tempo, tuttavia, Connecticut inizia a prendere il largo, e per ogni sforzo da parte dei contendenti di riacciuffare i favoriti d’obbligo, c’è sempre un canestro mandato a bersaglio da questi ultimi. Dopo la pausa lunga il margine si mantiene sempre tra la decina e la quindicina di punti, diventando man mano sempre più pesante per chi è in svantaggio.

I bianco-rosso-blu invece continuano a giocare con scioltezza, sospinti da Jordan Hawkins e Tristen Newton. Alla fine San Diego State mangia la foglia ed alza bandiera bianca: Connecticut può così festeggiare il quinto titolo NCAA della sua storia, a nove anni di distanza dall’ultimo. I favori del pronostico, questa volta, non sono stati un macigno, ma una motivazione in più.