Viaggi e miraggi attraversando le curve della memoria. Ci sia consentito di prendere in prestito le parole della celebre canzone di Francesco De Gregori per introdurre la nostra storia, quella di Van Exel, un vincente senza anello. Los Angeles e i Lakers arrivano dopo un periodo complesso in cui la punta dell’iceberg è rappresentata da un’infanzia poco felice e dal rapporto complesso e conflittuale con suo padre. Un uomo assente, un punto di riferimento mancato. Nick cresce schivo, diffidente, può contare solo su se stesso e tra poche luci e molte ombre raggiunge Hollywood, dove le luci – anche quelle superflue – abbondano eccome.

Un periodo di apprendistato con Magic Johnson gli serve per comprendere l’importanza dei Lakers. Non una franchigia qualunque, non una semplice squadra di basket. Un mondo che presto diventerà anche il suo. Quando Jerry West gli affianca Shaquille O’Neal e Kobe Bryant, Nick è un veterano della squadra. È a Los Angeles da tre anni, si sente protagonista indiscusso di una sceneggiatura che sembra scritta apposta per lui. Di finire declassato a comprimario non ne ha voglia. L’idea di West è farne i tre moschettieri in gialloviola, l’unico modo per contrastare i Bulls di Jordan, Pippen e Rodman e strappargli un anello che manca da troppo tempo.

Il coach Del Harris non sempre lo pone al centro della scena anche per via di rapporti  tutt’altro che idilliaci. Harris ama parlare, analizzare e sminuzzare le cose. È prolisso e questo aspetto è mal tollerato dai giocatori più rappresentativi. Le chiacchiere stanno a zero, meglio sgobbare ed allenarsi duramente. I Lakers sono i favoriti ad Ovest e devono rispettare il pronostico. Nick The Quick, sguardo sicuro, baffetto alla siciliana e giocate sopraffine, incanta la platea. Jack Nicholson è pazzo di lui, ad ogni suo canestro esulta e si esalta. Gli alley oop per Shaq sono degni di una sceneggiatura di Michael Mann. Precisi e letali per i malcapitati avversari.

Quando tutto sembra filare liscio ci pensa la rivalità tra Shaq e Kobe a creare tensioni. Van Exel ha buoni rapporti con entrambi ma riconosce in Shaq il vero leader della squadra. Nonostante le incomprensioni, i Lakers concludono la regoular season con un record di 56-26. Ai playoff vengono inaspettatamente cancellati dagli Utah Jazz di John Stockton e Karl Malone per 4-1.

La semifinale di conference è a senso unico. L’anno dopo la musica migliora, diminuiscono le note stonate e il record diventa di 61 vittorie e solo 21 sconfitte. Sembra l’anno buono. Ai playoff, spinti dall’uragano Shaq, dalla classe di Van Exel e dalla crescita, anche caratteriale, di Kobe Bryant, i Lakers asfaltano Portland e demoliscono Seattle di Gary Payton. In finale di conference, neanche a farlo apposta, ci sono ancora gli Utah Jazz.

I Lakers sono sicuri di poter vincere, forti anche di quanto mostrato nell’arco dell’intera stagione, ma si tratta di una mera illusione. Un effetto speciale e nulla più, ad Hollywood ce ne sono tanti. Utah passeggia sulle vanità dei Lakers e si porta sul 3-0 in un battito di ciglia. Prima della palla a due di gara 4, Shaq riunisce i compagni per caricarli ma Van Exel non coglie l’attimo. Se lo lascia sfuggire lasciandosi andare ad un evitabilissimo “One, two, three Cancun”.

Cancun, per chi non lo sapesse, è una meta turistica del Messico meridionale. Molto gettonata ed amata da tanti giocatori della Nba, tra cui Van Exel. The Quick, con quella esclamazione, aveva voluto precisare, neanche troppo inconsciamente, che la stagione dei Lakers, ormai sotto di tre partite contro Utah, era compromessa. Meglio pensare a cocktail e spiagge. Purtroppo per lui né Shaq, né Kobe gradiscono quella che era solamente una battuta goliardica. È la fine della sua avventura a Los Angeles, il celebre baffo del Winsconsin viene spedito a Denver in Colorado. Con rimpianti, tanti, per quello che avrebbe potuto essere e che non è stato. Van Exel avrebbe certamente meritato di vincere un anello.

Non ci è riuscito ma il suo modo di giocare ha solleticato parecchi palati fini. Non solo quello di Jack Nicholson o delle celebrità di ad Hollywood. One, two, three, The Quick”. Van Exel, un vincente senza anello.

 

Nell’immagine Van Exel, foto Facebook