Game over sulle semifinali di Liga Endesa e, guarda caso, in finale ci vanno le solite due.
Tuttavia quarti di finale e semifinali playoff hanno lasciato vari spunti di riflessione, oltre che di polemica.
1 RIVALUTARE LE SERIE AL MEGLIO DELLE 3?
Le serie brevi hanno prodotto due ribaltoni: Joventut Badalona ed Unicaja Málaga hanno sbancato rispettivamente i parquet di Baskonia e Tenerife.
Se Málaga ha capitalizzato una seconda parte di stagione di livello nettamente superiore rispetto all’avversaria – e comunque parliamo di una sfida tra quarta e quinta classificata – meno pronosticabile era il crollo del Baskonia, secondo alla fine della regular season e sfaldatosi al cospetto di una Badalona trascinata da un Kyle Guy a tratti celestiale.
Poche le emozioni nelle serie tra Real Madrid e Gran Canaria e tra Barcellona e Valencia, con i Taronja che rappresentano la delusione del campionato, sia per il piazzamento finale che per non aver mai dato l’impressione di poter impensierire i blaugrana.
Il sistema al meglio delle 3 ha la capacità di mettere spalle al muro la squadra meglio classificata e dà anche più peso a tutte le partite della serie, minimizzando il margine d’errore.
2 KYLE GUY
Il tiratore statunitense ha disputato una prima parte di playoff da far strabuzzare gli occhi con i 36 punti segnati in gara 1 con il Baskonia a fare da gioiello della Corona.
19,8 punti di media, contro i 11,5 messi a referto durante la stagione regolare, 45,3% dalla lunga distanza contro il 34,5% visto prima della post season.
Una crescita pazzesca condita da un altro trentello al primo atto con il Real Madrid e da due prestazioni da 20 o più punti in 6 uscite.
Su di lui, non a caso, sono puntati gli occhi di varie squadre di Eurolega.
Una su tutte è il Real Madrid che avrebbe visto in lui l’erede perfetto di un certo Jaycee Carroll.
3 LA DELUSIONE DI VALENCIA
Stagione non certo positiva per i Taronja. Alex Mumbrù deve ringraziare la rinuncia di Gran Canaria per aver mantenuto un posto in Eurolega, non certo i propri meriti.
Vero è che la squadra ha vissuto una stagione quantomeno accidentata, trovandosi per un lungo periodo senza playmaker a cui affidare le chiavi del gioco.
Tuttavia non può passare in cavalleria l’immagine povera offerta contro il Barça, come se non si fosse di fronte a due squadre che hanno giocato entrambe l’Eurolega ma a due compagini di categorie diverse.
Se al Palau si poteva recriminare per un Mirotic (27) formato extra lusso, alla Fonteta l’ispanomontenegrino non è per nulla incisivo ma i blaugrana fanno ancora meglio, +23 e sipario su una stagione che lascia molti interrogativi per Valencia, anche sulla guida tecnica.
4 LA CONSACRAZIONE DI DZANAN MUSA
Di lui, agli albori della carriera, si era detto che fosse incostante, discontinuo, troppo volatile per poter stare a certi livelli.
Aveva provato l’esperienza NBA senza grande successo ed era rientrato in Europa dove, però, le porte delle grandi erano chiuse.
Così è ripartito da Breogán. La storia è nota.
Il Real Madrid ha rappresentato, per il bosniaco, la prova di maturità definitiva che l’ha consacrato ai massimi livelli europei ed il suo percorso playoff ha smentito tutte le malelingue.
Su 6 gare disputate ne ha ‘fallita’ una sola, in 5 ha prodotto almeno 16 punti.
- SUDDITANZA PSICOLOGICA?
Anche la Spagna vive la sua polemica arbitrale.
Ad alzare la voce è stata Badalona, prima con coach Carles Duran, poi con il playmaker Andrés Feliz.
Ad essere incriminata è stata la gestione del metro durante le semifinali.
Il tecnico neroverde ha segnalato, su tutti, il fatto che a Tavares non sia stato fischiato un solo fallo nelle prime due gare della serie, tanto che il Palau Olímpic ha esultato come se si trattasse di un buzzer beater quando gli arbitri hanno sanzionato il capoverdiano in gara 3 con il primo personale.
Il playmaker, invece, ha sbottato a caldo dopo gara 3 chiedendo rispetto e definendo una burla ed una vergogna la condotta arbitrale.
Il Real ha risposto giocando una gara 4 perfetta per intensità ed idee; sudditanza o meno – a chi legge le conclusioni – i neocampioni di Eurolega hanno dimostrato di avere ancora qualcosa in più rispetto alla concorrenza.
- LA LEZIONE DI IBÓN NAVARRO
“Ho chiesto l’instant replay perchè sapevo che avrebbero dato quel fallo ed era mio dovere farlo. Ma mi è caduta la faccia dalla vergogna. Stiamo ammazzando questo sport. Gli arbitri conoscono il basket e si sentono in difficoltà anche loro per dover applicare questo metro”.
La riflessione arriva dal miglior allenatore di questa stagione, campione in Copa del Rey, semifinalista dei playoff, semifinalista in BCL.
E fa pensare sull’evoluzione della pallacanestro.
Nessuna accusa di sudditanza, riferimento ad un episodio a lui favorevole, questi sono elementi che danno ulteriore credibilità al messaggio.
E fanno chiedere a chi decide le interpretazioni dei regolamenti se è davvero così sicuro di essere nel giusto nel percorso intrapreso.
- LA PROVA DI FORZA DELLE DUE FINALISTE
Alla fine delle prime due partite, sia Real Madrid che Barcellona avevano perso il fattore campo, aprendo a scenari insospettabili (è la nona finale tra loro negli ultimi 12 anni).
Entrambe hanno risposto con autorità andando a vincere entrambe le partite in trasferta, non solo quella necessaria a riportare la serie sul proprio parquet.
Il Real stravince gara 3 anche oltre ciò che dice il 73-83 finale, viziato da un 30-13 del quarto periodo in cui i blancos hanno creduto di vincere ed hanno dovuto risvegliarsi bruscamente per evitare brutte sorprese quando Badalona era risalita dal -30 al -5.
Il Barça balbettante di gara 1 e 2 è diventato una macchina perfetta quando si è scesi in campo al Martín Carpena.
Il primo tempo di gara 3 tiene vivo qualche fantasma, tuttavia dopo l’intervallo i blaugrana mettono in scena un clinic offensivo e di gioco corale (6 in doppia cifra) che restituisce fattore campo e certezze.
Gara 4 diventa mera formalità per entrambe, gestione solida e risultato in porto.
- I GRANDI CLASSICI NON DELUDONO MAI
Ante Tomic e Chacho Rodríguez sommano 73 anni in due.
Il primo ha dominato la serie contro il Baskonia, venendo penalizzato da qualche chiamata troppo fiscale (come i due antisportivi) nelle semifinali.
Il secondo ha preso in mano il timone dei Campioni d’Europa con una gara 4 perfetta da 15 punti e 7 assist con 6/7 dal campo. Imperiale.
- LA NOTA DOLENTE
La mettiamo qui per non lasciarvi con il cattivo sapore, parliamo dei cori contro Yabusele.
Eccessivi, come eccessiva è stata anche la reazione della lega che ha aperto un’inchiesta mai cominciata per casi simili.
Però c’è da chiarire una cosa: se Yabusele è stato in campo in questi playoff, il meno responsabile è proprio lui.
Chi doveva sanzionarlo in maniera congrua non l’ha fatto – Eurolega – la stessa ACB se n’è lavata le mani con la scusa che l’episodio era accaduto in Eurolega, il Real Madrid ha dimenticato il famoso ‘señorío’ (signorilità) di cui si è sempre fatto vanto.
Prima di arrivare al giocatore, che resta sempre un dipendente, ci sono almeno 3 soggetti a cui imputare la mancata sanzione.
10 LA NOTA LIETA
Fermatevi un secondo, gara 4, Barcellona avanti 21-25.
Ad un certo punto il Martín Carpena intona l’inno di Málaga a cappella. 10.600 voci fuse in una.
Il basket europeo si differenzia anche e soprattutto per questo.
Nell’ultima settimana si sono sprecati gli episodi spiacevoli, invece Málaga ha scelto il modo migliore di essere parte dello spettacolo, facendo venire i brividi a chi ha avuto l’occasione di ascoltare.
La Liga Endesa è soprattutto questo.
IL QUINTETTO DI BM
Playmaker: Sergio Rodríguez (Real Madrid)
Guardia: Kyle Guy (Joventut Badalona)
Ala Piccola: Dzanan Musa (Real Madrid)
Ala Grande: Nikola Mirotic (Barcellona)
Centro: Walter Tavares (Real Madrid)
LA TOP FIVE DI BM
Kyle Guy (G, Joventut Badalona)
Dzanan Musa (A, Real Madrid)
Walter Tavares (C, Real Madrid)
Ante Tomic (C, Joventut Badalona)
Nikola Mirotic (A, Barcellona)
Elio De Falco