Quando parla di Rimini, Paolo Carasso è un uomo che trasmette un’intensa passione. Romagnolo, profondamente immerso nella realtà della sua terra, ad una carriera in panchina da pochi anni ha affiancato il ruolo di amministratore delegato del Rinascita Basket Rimini. È proprio lui ad illustrare a Basket Magazine la nuova realtà bianco-rossa che nella passata primavera ha conquistato la promozione in A2, categoria che in città mancava dal 2010/2011.
Qual è stata la genesi del progetto del Rinascita Basket Rimini?
Nasce da una pagina Facebook, creata nel 2018 come spazio di protesta nei confronti della gestione del Basket Rimini di quel momento, e si è poi evoluta in pagina di proposta. Le tre parole-chiave che hanno contraddistinto dall’inizio sono state “territorio”, “passione” e “identità”. La prima perché abbiamo voluto riportare all’interno della società la eccellenze della pallacanestro riminese, come allenatori, giocatori, imprenditori ecc., e valorizzare al massimo il territorio di Rimini anche in campo nazionale; la seconda perché tutti i soci devono avere passione per quello che facciamo; la terza perché questa società doveva nascere come faceva il vecchio Basket Rimini, che riusciva a coordinarsi e collegarsi con le società sportive della provincia e portare il giovani giocatori ad avere il grande sogno di indossare la maglia della propria città. In questo senso gli esempi come Carlton Myers, Alex Righetti, Mauro Morri o Massimo Ruggeri erano vivi, anche se questa caratteristica era poi andata persa con la vecchia proprietà.
Successivamente abbiamo poi acquisito il Basket Rimini, e fondendoci siamo diventati una cosa sola. Oggi possiamo dire che è tornato il vecchio Basket Rimini con la sua vecchia identità e le sue vecchie prerogative.
E il suo vecchio numero di affiliazione
Lo 00122, per anzianità il quinto codice ancora in attività.
Nel 2022 arriva la promozione in A2. Com’è stata accolta da parte della società, soprattutto in termini di accorgimenti nella gestione? Qual è stata invece la reazione della piazza?
Lo scorso anno eravamo partiti con un progetto triennale che prevedeva un aumento del budget che ci consentisse, nel giro di tre anni, di raggiungere la A2. Per bravura o per fortuna siamo riusciti a centrare l’obiettivo già al primo anno: è stata una sorpresa positiva per la società, che avendo però programmato il triennio era assolutamente pronta come risorse umane, tecniche ed economiche: era insomma un passo preventivato.
La cosa straordinaria è stata invece l’esplosione dell’entusiasmo che si è verificata nella città di Rimini. Basti pensare che alla fine del girone di andata noi eravamo la quarta società (ma per soli sedici spettatori) per presenza di pubblico, ma in assoluto la prima come partita come evento vero e proprio.
Questo perché da noi oggi la partita non è più solo una partita, ma un evento vero e proprio, un evento nell’evento, in cui il pubblico salta e balla insieme alla squadra. Un grandissimo coinvolgimento, e un momento di visibilità potenzialmente attraente per gli sport.
Molto romagnolo come approccio!
È molto romagnolo perché abbiamo parlato di territorio e di valorizzazione del territorio, quindi se vieni alla partita c’è un dj set che manda canzoni del territorio conosciute, anche da discoteca, perché noi siamo anche zona da discoteca. È un momento dell’intrattenimento molto simile a quelli che puoi trovare sulla riviera romagnola.
La partita inoltre da molte opportunità, ad esempio quella di personalizzare la partita per i vari sponsor. Questo significa che dal martedì fino viene raccontato sui media della società quello sponsor specifico, che compra l’evento e lo presenta, e che può chiedere di fare giochi, iniziative, lotterie, ecc. Praticamente si vive il PalaFlaminio in attesa dell’iniziativa che viene preparata e proposta.
Quindi il territorio è stato ricettivo
Sì, ed in più bisogna anche considerare che da noi i soci le società di pallacanestro del riminese. A differenza di ciò che può accedere altrove, invece di avere rapporti di collaborazione tra club, questi sono direttamente parte della società, avendone comprato anche le quote.
Qui c’è un’unica realtà grande in A2 voluta fortemente dalle società sportive stesse di Rimini, che rappresentano il territorio da Riccione a Santarcangelo, e di cui noi non siamo altro che l’emblema, rappresentando in tutto e per tutto il popolo riminese.
Da un punto di vista tecnico, voi siete soddisfatti del cammino della squadra finora?
Finora abbiamo ogni anno centrato quelli che erano i nostri obiettivi in maniera fin troppo veloce. Nell’ottica di valorizzare il territorio, bisogna inoltre tenere conto che a roster noi abbiamo Francesco Bedetti, Davide Meluzzi e Alessandro Scarponi che sono nati e cresciuti nei settori giovanili di Rimini.
Quello di questa stagione era mantenere la categoria e valutare se quei ragazzi che ci avevano trascinato dalla B alla A2 fossero pronti per il piano superiore, senza perdere la serie cadetta. Ci siamo salvati con ampio anticipo, e le prossime partite dovranno definire se ci sarà la ciliegina sulla torta dei playoff, però noi il nostro obiettivo l’abbiamo già centrato, e dico che in questo il grande merito ce l’hanno la conduzione tecnica di Massimo Bernardi prima e quella di Mattia Ferrari in questo momento.
Il primo ci ha portato fino alla B, e a raggiungere la post season con posizioni di prestigio per la categoria, il secondo ci ha fatto vincere la B e ci ha salvato con ampio anticipo. Quindi la parte tecnica è di grandissima soddisfazione per noi.
Massimo Bernardi è una figura storica, nel basket di Rimini
Assolutamente sì, talmente storica, che la realtà simbolo che sostiene Rinascita Basket Rimini, il Basket Santarcangelo ha una squadra di Serie C con tutti gli Under-19 allenata proprio da Massimo Bernardi che è uscito da RBR ma nella realtà non ci ha abbandonato.
Poi è arrivato Mattia Ferrari
Per indole noi preferiamo puntare su allenatori giovani, che abbiano stimolo e voglia di lanciarsi, e abbiamo individuato in Mattia il professionista che ci poteva portare ad alti livelli. E devo dire che sta ampiamente confermando la positività della nostra scelta.
Per quando riguarda i progetti, con la A2 sono stati ridefiniti?
La promozione ci ha effettivamente obbligato a rivedere la progettualità. Il primo anno come ho detto dovevamo valutare alcuni giocatori e mantenere la categoria, però la società è estremamente ambiziosa: nei prossimi due anni vuole puntare a fare i playoff, e se tutto va come deve andare vorremmo andare in Serie A.
Sarà decisiva, in questo senso, la nostra collaborazione con l’Assessorato allo Sport del Comune di Rimini in merito al PalaFlaminio, andando verso una direzione di gestione diretta. A quel punto ci saranno le risorse per spiccare l’ultimo salto.
Luigi Ercolani