Arrivare da giovane allenatore alla guida di una ‘piazza storica’ della pallacanestro europea non è facile, gestirne pressione e aspettative lo è ancora meno. Tuttavia, con chiari valori, idee e consapevolezza si può iniziare a lavorare per raggiungere gli obiettivi con umiltà e determinazione. Questa è la situazione di Stipe Modrić, allenatore quarantasettenne nativo di Signo recentemente ingaggiato al timone dello Zadar, compagine vicecampione di Croazia che, anche nella prossima stagione, disputerà una Lega adriatica sempre più impegnativa.

Per Modrić, reduce da due stagioni molto positive alla guida dell’Ilirija Lubiana, la squadra del papà di Luka Dončić che lo stratega dalmata ha dapprima portato in Lega adriatica, e poi mantenuto nel torneo che raccoglie il meglio della pallacanestro della ex Jugoslavia, l’impegno è doppio. Da aprire allo Zadar vi è infatti una nuova fase dopo il periodo costellato da tre titoli nazionali di Croazia e una Coppa Krešimir Ćosić vinti nel corso degli ultimi quattro anni.

“Mi ritengo una persona giusta, un professionista empatico, nel senso che cerco di comprendere e sostenere i miei ragazzi e la mia squadra” ci spiega Modrić, che abbiamo raggiunto in esclusiva su Basket Magazine. Mi considero inoltre una persona molto comunicativa, perché voglio un buon rapporto con i miei giocatori. È proprio attraverso questo rapporto che costruiamo la squadra, i risultati e tutto il resto” ha continuato il capoallenatore dello Zadar.

‘Caos organizzato’

Sul piano tattico, il nuovo Zadar, che nel contempo ha confermato sia il leader sul campo delle ultime due stagioni, Vladimir Mihailović, che il capitano degli ultimi tre anni, Marko Ramljak, proporrà una pallacanestro decisamente veloce e aggressiva. In linea con quanto messo in mostra a Lubiana, dove coach Modrić ha proposto una difesa disciplinata soprattutto in fase di posizione assieme a una solida circolazione di palla e a soluzioni prevalentemente perimetrali, lo stratega nativo di Signo promette di alzare i ritmi anche a Zara.

“Lo Zadar proporrà un ‘caos organizzato’ con ritmi elevati per l’intera durata della partita” afferma coach Modrić. “Desidero giocare in modo molto aggressivo e rapido, mantenendo un ampio possesso di palla favorito da rotazioni frequenti. Proporremo una difesa solida e aggressiva, una buona capacità di tagliare fuori l’avversario e una solida presenza a rimbalzo che sarà fondamentale anche per sviluppare transizioni rapide. Ovviamente, dovremo altresì saper gestire il possesso di palla quando la situazione lo richiede” aggiunge lo stratega nativo di Signo.

La filosofia di gioco di coach Modrić ricorda molto da vicino quella di Zmago Sagadin, stratega sloveno che lo stesso allenatore nativo di Signo ha peraltro dichiarato pubblicamente di avere seguito molto da vicino soprattutto durante la propria carriera da giocatore, che ha visto l’attuale coach dello Zadar calcare i terreni di Croazia, Slovenia, Francia, Germania, Repubblica Ceca, Slovacchia e Polonia.

Il precedente di Sagadin

Del resto, Sagadin, che durante la sua esperienza allo Zadar ha proposto una pallacanestro basata su una difesa disciplinata soprattutto in fase di transizione, oltre che su un dominio sotto le plance utile a favorire ripartenze in grado di creare situazioni di vantaggio per mezzo di azioni in contropiede, a Zara ha lasciato un segno positivo.

È stata proprio la squadra che il coach sloveno ha preso in mano a metà della stagione 2008/2009, composta, tra gli altri, da Rok Stipčević, Todor Gečevski, Desmon Farmer, Juby Johnson, Hrvoje Perić e Tomislav Ružić, a presentarsi a Torino alla Final Four di EuroCup, che per la compagine dalmata ha caratterizzato un traguardo europeo di una certa importanza nell’ambito di una storia di assoluto rilievo.

Allenare a Zara è infatti un onere e un onore allo stesso tempo. La città che ha lanciato Krešimir Ćosić, Pino Giergia, Branko Skroče, Stojko Vranković, Arijan Komazec, Dejan Bodiroga, Petar e Marko Popović ed Emilio Kovačić, solo per citare alcuni dei campioni usciti dalla scuola cestistica zaratina, è una piazza che richiede impegno costante e rispetto per la maglia, oltre che una particolare attenzione per i propri talenti.

La questione della Dalmazia

“Lo sport è da sempre una parte fondamentale della cultura dalmata, anche se il calcio è senza dubbio la disciplina più popolare in Dalmazia, come dimostra l’esempio dell’Hajduk, le cui partite registrano l’affluenza più alta in assoluto. Ciò che l’Hajduk rappresenta per il calcio, lo Zadar lo è per il basket dalmata, un ruolo condiviso, in una certa misura, anche da Spalato (grazie alla tradizione e ai successi storici). Tutto questo si riflette negli stadi gremiti e nel tifo appassionato. È evidente quanto questo sport conti per la gente, quanto sia amato e quanto se ne parli in città. Non a caso si dice: ‘Dio ha creato l’uomo, ma Zara ha creato il basket’” afferma Modrić, che a sua volta è nato a Signo, un’altra piazza ‘calda’ di Dalmazia dalla grande importanza storica soprattutto per le vicende della Repubblica Serenissima di Venezia.

Nonostante la popolarità della pallacanestro, la Dalmazia si trova in crisi. Nella scorsa stagione, lo Zadar ha perso una finale di Premijer Liga contro una Cibona non propriamente irresistibile, uscendo in Lega adriatica al primo turno dei play-out. Lo Split di Spalato, la squadra che tre volte campione d’Europa che ha lanciato Toni Kukoč, Dino Rađan e Žan Tabak, nel torneo ex jugoslavo è invece retrocesso, mentre la Šibenka di Sebenico, la città natale di Dražen Petrović, è a sua volta scesa di categoria sul piano nazionale.

Nel basket d’Europa, quando la Dalmazia è in difficoltà a essere in crisi è l’architettura dell’intera pallacanestro croata ed europea. Per questo, il basket dalmata necessita di correttivi non semplici ma urgenti allo stesso tempo. “Persone molto più competenti di me cercano da tempo una risposta all’interrogativo circa lo stato della pallacanestro in Dalmazia. Credo che tutto parta dall’alto. Ritengo che le istituzioni stiano prendendo coscienza del fatto che investire nello sport porta risultati concreti” commenta Modrić.

Sport e società

“Per quanto ne so, ci sono state novità anche sul fronte delle agevolazioni fiscali per chi investe nello sport, ad esempio tramite le sponsorizzazioni. Credo sia necessario comprendere che lo Stato e le comunità locali non possono farsi carico del finanziamento dell’attività sportiva e che, sul piano delle sponsorizzazioni, si può fare molto di più per lo sport in Dalmazia. Vorrei però sottolineare un aspetto fondamentale: lo sport non si riduce all’attività di vertice, quella è solo la punta dell’iceberg” aggiunge l’allenatore dello Zadar.

Così come in molti a Zara, anche coach Modrić ritiene infatti essenziale ripristinare una concreta attenzione nei confronti delle giovani generazioni, così da riattivare non solo quel meccanismo di sviluppo di talenti di cui la scuola zaratina è stata sempre una fucina particolarmente produttiva, ma anche di fornire un’attività dalla solida utilità sociale.

“Coinvolgendo i giovani nello sport non solo li allontaneremo dalla strada offrendo loro un modo sano di socializzare coi coetanei, ma avremo anche una base più ampia per la ricerca di talenti. Talenti che, in una fase successiva, inseriremo nelle squadre senior, affinché i tifosi, venendo alle partite, possano fare il tifo per la loro “gioventù dalmata” conclude coach Modrić.

Matteo Cazzulani

Nella foto: Stipe Modrić. Credits: KK Zadar