EURO EMOTICON

Kevin Punter, negativo a Barcellona/Foto Ciamillo-Castoria

di Andrea Ranieri

Settimana particolare per l’Eurolega. Oltre al tredicesimo turno spalmato fra giovedì e venerdì, infatti, nella giornata di martedì si sono giocati ben quattro recuperi, che hanno costretto di fatto a un doppio turno quasi metà delle squadre della competizione. Tra queste anche l’Olimpia Milano, vincente a Mosca contro il Khimki e sconfitta dopo una partita stellare in quel di Barcellona.       

CHI SALE

Mike James. Stavolta si parla di storia per il playmaker del CSKA. Nella vittoria ottenuta ieri nel derby di Mosca contro il Khimki, James ha messo insieme cifre da paura, andando a un solo rimbalzo dalla tripla doppia (36 punti, 9 rimbalzi, 10 assist). Il tutto senza forzare quasi mai e rientrando perfettamente nei meccanismi di coach Dimitris Itoudis. La valutazione alla fine dice 51. Se l’anno scorso è stato l’anno di Shane Larkin, questo al momento è solo ed esclusivamente l’anno di Mike James.          

Olimpia Milano. Due trasferte e un bilancio pienamente in linea con le aspettative. Se la vittoria di Mosca ha mostrato i grandi progressi del sistema offensivo, la sconfitta (ingigantita dal bugiardo punteggio finale) di Barcellona ha detto che questa Olimpia è molto vicina al livello delle contender. Dal quinto al trentacinquesimo minuto, infatti, la squadra di Ettore Messina non ha giocato alla pari, ha dominato sul campo della capolista. Ora urge recuperare Sergio Rodriguez e rimettere in sesto Luigi Datome, con il solo e unico scopo di essere tra le quattro che si giocheranno il trofeo a fine maggio.                

Real Madrid. La reazione alla partenza di Facundo Campazzo va oltre ogni più rosea aspettativa e di questo va dato il merito a Pablo Laso. La vittoria sul coriaceo Zenit ne è la prova. Una partita dominata, imponendo una dura difesa su uno dei peggiori attacchi di tutta la competizione. Una vittoria ottenuta in modo cinico, riuscendo a contenere i tentativi di rientro russo nei dieci minuti finali. Si dovranno fare ancora i con i Blancos.            

Alba Berlino. Nessuno avrebbe mai pensato a una striscia di tre vittorie consecutive per gli uomini di Aito. Tant’è. Il veloce gioco in transizione, fatto di tanta organizzazione e condivisione, dà sempre più frutti, risultando a tratti uno dei più piacevoli della Lega. La nettissima vittoria (89-63) sul Fenerbahce inizia a mostrare anche netti progressi difensivi. C’è poco talento, ma c’è moltissimo lavoro. Non faranno i playoff, ma meritano di essere ai massimi livelli continentali.                

Brandon Davies. Lo premiamo perché è stato il fattore decisivo della vittoria catalana contro Milano, fondamentale per riscattare la caduta interna nel recupero contro l’Olympiacos. I suoi 21 punti sono frutto del gioco perfetto nella zona tra il mid-range e, soprattutto, il post-basso, dove la sua combinazione di tecnica e fisicità ha messo in seria difficoltà i diretti avversari, soprattutto quando Messina passa al quintetto piccolo. E’ il giocatore perfetto per Sarunas Jasikevicius.        

CHI SCENDE

Fenerbahce. Non ci siamo. Stavolta la consueta discontinuità nel corso della partita viene sostituita da un mancato ingresso in campo a Berlino. Il successo di San Pietroburgo è stata una vana speranza, per una squadra che fatica ad assorbire i concetti di gioco del nuovo allenatore e ha perso ogni tipo di riferimento sicuro in fase offensiva, anche con il rientro di Nando De Colo. Più che per ogni altra squadra, il lavoro da fare sarebbe moltissimo, ma il tempo inizia a stringere.

Zenit San Pietroburgo. Prosegue il momento di calo dopo l’ottimo inizio. A Madrid la squadra di Pascual non è quasi mai in partita. Succede quando la difesa non è ai massimi livelli. D’altronde una sola fase giocata molto bene non può bastare, neanche se è quella difensiva. Il problema è un attacco che ha poche soluzioni, soprattutto perché manca di cambi credibili per Kevin Pangos e Arturas Gudaitis. Grave per chi vive di pick and roll.        

Khimki. Nessuno più si sorprende di questa nomination. Le sconfitte interne contro Milano e CSKA cantano un ritornello ormai assillante: c’è molto talento, ma non c’è organizzazione. Soprattutto, non esiste una fase difensiva. Gli errori e le mancanze da questo punto di vista rasentano proprio il ridicolo. Per non parlare di un attacco che, con un talento ancor maggiore dello scorso anno, continua a essere in preda alle lune di Alexey Shved. Una situazione del genere può essere solo colpa dell’allenatore. Eppure Rimas Kurtinaitis è ancora incomprensibilmente al proprio posto. 

Kevin Punter. A Mosca tutto sommato fa il suo, ma nell’importante ricevimento di Barcellona stecca per la prima volta in Europa. Forse vittima della tanta fisicità blaugrana, stbaglia quasi tutto in attacco, segnando 6 punti con 2/11 dal campo e perdendo moltissimi palloni banali. Fa un gran lavoro in difesa, ma gli si chiede anche altro. Speriamo di assistere a un ritorno tra Milano e Barcellona con Sergio Rodriguez e il vero Kevin Punter in campo.   

Efes Istanbul. Vero, tutto sommato la sconfitta di Valencia è dipesa dalla prodezza sulla sirena di Klemen Prepelic. Tuttavia, nonostante il costante equilibrio, sembrava che solo il Valencia stesse giocando il tipo di gara che aveva pensato. L’attacco non è neanche lontanamente paragonabile a quello della scorsa stagione: vive di uno contro uno, ma ha bisogno di entrare in fretta nei giochi. Shane Larkin e Vasilije Micic, a cui tutti vogliono togliere la palla dalle mani, ritardano spesso i tempi di uscita della sfera dal pick and roll. La settimana prossima mette di fronte CSKA e Milano, una vera e propria prova del nove per chi deve risorgere dalle proprie ceneri.      

LA CLASSIFICA

Barcellona 10-3; CSKA Mosca 10-3; Bayern Monaco 9-4; Valencia 8-5; Real Madrid 8-5; Zenit San Pietroburgo 7-4; Olimpia Milano 7-5; Olympiacos 7-5; Efes Istanbul 7-6; Baskonia 6-6; Zalgiris 6-7; Alba Berlino 5-7; Maccabi Tel-Aviv 5-8; Fenerbahce 5-8; Panathinaikos 4-9; Stella Rossa 4-9; ASVEL 3-9; Khimki Mosca 2-11