La voglia di vincere, di arrivare, spesso fa la differenza. Più del fisico, più della tecnica, più della tattica. Lo ha dimostrato questa Scafati che ha disputato un primo tempo in uno stato quasi di trance agonistica. Soprattutto, la qualità degli attacchi ha scavato un solco di ben 21 punti all’intervallo (40-19). Mentre Cantù non raggiungeva il 33% da 2 e tirava addirittura 1/7 da 3, tra le fila gialloblù il solo Rotnei Clarke aveva un incredibile 5/7 dall’arco. Ma non solo le percentuali, perché i brianzoli davvero non riuscivano a trovare il bandolo della matassa faticando anche solo per trovare dei buoni tiri. Non è un caso che, guardando le statistiche al 20’, Scafati stravinceva la lotta degli assist con un eloquente 12-2.

La ripresa non vede cambiare il canovaccio del match, con Cantù che in meno di un giro d’orologio perde la 13esima e la 14esima palla. Una situazione che ha condizionato quasi l’intera gara dei canturini. Più che l’attacco di casa però, che pur con qualche errore continuava a far correre il proprio tassametro con grande regolarità, impressionava quasi la passività degli ospiti. Annichiliti, annientati, distrutti al PalaMangano sotto ogni punto di vista non solo in questa decisiva gara 5, ma per tutta la serie. Il 73-60 finale è frutto di una festa che iniziata ben prima sugli spalti ha finito per contagiare anche i giocatori in campo, con coach Alessandro Rossi che ha cercato di chiedere concentrazione anche nell’ultimo timeout. Ma ormai era fatta, Scafati ha vinto e ritorna meritatamente in serie A.

Giovanni Bocciero