Siamo al 3 settembre 2024: nella sede di Crif – di proprietà di Carlo Gherardi, in quel momento ancora azionista di minoranza della Virtus Bologna – viene presentato il primo grande acquisto della stagione ’24-’25. Will Clyburn, ala piccola statunitense classe 1990, arriva dall’Efes Istanbul, con cui ha giocato le ultime due annate. Ma il suo periodo d’oro sono le cinque stagioni con la maglia del glorioso CSKA Mosca: con la squadra russa ha vinto l’ottavo titolo di Eurolega del club nella stagione 2018-19 da assoluto protagonista, venendo nominato MVP delle Final Four giocate alla Buesa Arena di Vitoria.

Clyburn ritrova a Bologna Daniel Hackett, suo compagno di squadra durante l’annata vittoriosa di cinque anni prima e anche Toko Shengelia, anch’egli un ex CSKA. In quella calda mattinata di inizio settembre alla sede di Crif, Clyburn viene presentato come il “Michael Jordan” della situazione: il paragone è sicuramente azzardato, ma il talento del nativo di Detroit è fuori discussione. Tiro eccellente da fuori, alto QI cestistico, ottimo difensore, tanta esperienza in Eurolega: i presupposti per essere la guida di questa Virtus, soprattutto nella massima competizione continentale, ci sono tutti. Firma un contratto da un anno con opzione anche per il secondo, con uno stipendio da 1,5 milioni di euro annuali.

La stagione della Virtus inizia non senza difficoltà e anche Clyburn fatica a prendere il ritmo. Alla sua seconda partita con la casacca bianconera, l’ex Efes è protagonista in negativo nella partita che assegna il primo trofeo: all’Unipol Arena di Casalecchio si assegna la Supercoppa Italiana e l’avversaria in finale sono ovviamente i rivali dell’Olimpia Milano. Nell’ultima azione dei tempi regolamentari, sul punteggio in parità, Clyburn si prende il tiro della possibile vittoria da libero, senza trovare nemmeno il ferro. In Eurolega la squadra di Luca Banchi non riesce a sbloccarsi e dopo quattro sconfitte in quattro partite arriva il primo grande squillo di Clyburn in Virtus. Alla quinta giornata, la Segafredo è ospite del Partizan in una Stark Arena rumorosissima e sempre piena. La squadra lotta e Clyburn è il faro dei suoi in campo: 27 punti (9/12 da due e 3/10 da tre) e il canestro decisivo per il sorpasso a pochi secondi dal termine ammutolendo i 20mila tifosi serbi presenti.

Tuttavia, la Virtus non riesce a trovare continuità, la mancanza di identità e di vittorie culminano il 4 dicembre. La sfida contro l’Alba Berlino sa di ultima spiaggia: la squadra gioca molto male e Clyburn è uno dei peggiori in campo. In due occasioni, sia al termine dei regolamentari che all’overtime, i bianconeri hanno la possibilità di vincere la partita, ma due scelte inspiegabili dell’ex CSKA condannano la Virtus all’ultimo posto. Nella notte arrivano le dimissioni di Banchi e la sera successiva c’è già il nome del nuovo coach che prende il posto del collega toscano. Si tratta di Dusko Ivanovic, tecnico di un’esperienza europea infinita, oltre che grande giocatore, membro della gloriosa Jugoplastika Spalato insieme a Toni Kukoc, Dino Rada e Zoran Savic.

La prima uscita del coach montenegrino è, letteralmente, a casa sua: la Buesa Arena di Vitoria è molto più di una seconda casa per Ivanovic, che ha guidato il Baskonia in quattro diversi periodi per un totale di dodici anni. Anche Clyburn si trova a suo agio nei Paesi Baschi: nello stesso palazzetto in cui, cinque anni prima, aveva vinto l’Eurolega da MVP con il CSKA, si prende la scena e diventa l’eroe della serata. Con la Virtus sotto di 3 a quattro secondi dalla fine, Clyburn si prende da dietro l’arco il tiro della disperazione per provare a pareggiare la partita. La parabola è infinita, il pallone si appoggia dolcemente alla tabella ed entra nel canestro: ci sono i tre punti, ma anche il tocco di Chima Moneke sul braccio di Clyburn, che realizza freddamente il tiro libero del definitivo sorpasso. Questa è la prima vittoria da allenatore bianconero per Dusko Ivanovic, proprio nella sua Vitoria, grazie soprattutto ai 23 punti e al tiro da quattro di Clyburn.

I momenti indimenticabili, però, si contano sulle dita di una mano e il 2025 inizia malissimo per Clyburn che subisce un infortunio importante sul campo di Reggio Emilia: l’assenza è prolungata più del previsto. Nel frattempo, la Virtus che viene eliminata subito in Coppa Italia, saluta de iure i play-in di Eurolega – de facto erano già irraggiungibili – e che prova a mantenere la continuità in campionato, dove riesce sempre a rimanere nelle prime due posizioni. Clyburn rientra a metà marzo, il periodo più nero della Virtus che culmina con la sconfitta da record (-36) a Belgrado contro la Stella Rossa. Quella sconfitta, poi si vedrà, è il punto di svolta dell’annata della Virtus che due giorni dopo rifila all’Alba Berlino un tremendo +44. Clyburn non è quasi mai il protagonista, alternando buone partite ad altre più complicate.

L’ex Efes parte sempre forte all’inizio della partita, prendendosi molti tiri con azioni individuali e arriva scarico nel quarto periodo, diventando quasi un ostacolo per la sua stessa squadra. Sicuramente una stagione così lunga, l’infortunio patito a gennaio e l’età (35 anni) non lo aiutano nella fase finale della stagione, ma è pur sempre uno dei giocatori del roster più pagati. Non senza patemi la Virtus supera Venezia in una gara 5 non per deboli di cuore e arriva all’eterna sfida contro Milano, anche se questa volta in semifinale. Nel quarto periodo di gara 2, Clyburn sente una fitta dopo un fallo subito ed è costretto a lasciare il campo. Forse nessuno sa che si tratterà della sua ultima partita con la canotta della Virtus, che perde quella partita e con la serie che si sposta a Milano sull’1-1.

Sembra impossibile, la Virtus non vince a Milano ai playoff da quattro anni e in più è senza Clyburn e Polonara, con solo 10 giocatori a referto (11 con l’under Matteo Accorsi). Invece, l’infortunio di Clyburn è la svolta all’interno dei playoff. Coach Ivanovic è costretto a cambiare assetto: Taylor parte titolare e molto spesso è in campo insieme a Pajola e Hackett, con tre playmaker sul parquet nello stesso momento. La scommessa si rivela vincente: la Virtus sbanca il Forum sia in gara 3 che in gara 4 e torna in finale, ma soprattutto batte i rivali ai playoff dopo tre anni di sconfitte. Tutto questo senza Clyburn, che sarà assente anche nella finale vinta 3-0 contro la Germani Brescia per il diciassettesimo scudetto bianconero. La gloria se la prende un monumentale Toko Shengelia, che dedica il titolo al suo grande amico Achille Polonara, impegnato in una sfida fondamentale che va oltre lo sport.

La Virtus ha vinto le ultime cinque e decisive partite che hanno portato allo scudetto senza Will Clyburn, sempre presente a sostenere i suoi compagni in borghese da dietro la panchina. Una presenza che stava forse diventando ingombrante sul parquet: molti isolamenti in un quarto di campo, molte azioni individuali che non hanno aiutato la Virtus nella produzione offensiva. Mentre senza Clyburn, la palla ha girato molto di più, con molti meno isolamenti e tanti extra-pass fuori dall’arco e sono arrivate cinque vittorie consecutive.

Come scritto sopra lo si ribadisce qui, il talento di Will Clyburn è fuori discussione, ma forse non è stato indispensabile e la sua storia in Virtus si è conclusa così, come un amore mai sbocciato fino in fondo.

Matteo Orsolan

Foto Ciamillo – Castoria