Dal marzo 2017 a oggi, la gestione di Massimo Zanetti alla guida della Virtus Bologna è stata caratterizzata da ambizione, investimenti e risultati, ma anche da una continua ricerca dell’equilibrio in panchina. Quella bianconera è diventata negli anni una delle realtà più vincenti e competitive del basket italiano ed europeo, ma il percorso è passato attraverso numerosi cambi di guida tecnica: con l’ultimo esonero di Dusko Ivanovic, si è arrivati al sesto cambio di allenatore dell’era Zanetti, aprendo le porte al settimo capo allenatore.
Il primo volto della rinascita è stato Alessandro Ramagli. Quando Zanetti rileva il club, la Virtus è in A2 e ha bisogno di ritrovare identità e ambizione. Ramagli centra subito l’obiettivo: la promozione in Serie A, riportando entusiasmo e solidità. La stagione successiva, quella del ritorno nella massima serie, si chiude senza playoff ma con basi importanti gettate per il futuro.
Il primo vero scossone arriva nell’estate successiva, con l’arrivo di Pino Sacripanti. L’esperienza del tecnico nato a Cantù, però, si interrompe nel marzo 2019: risultati altalenanti e aspettative elevate portano all’esonero. Al suo posto viene chiamato Sasha Djordjevic, scelta che si rivela immediatamente vincente.
Con Djordjevic la Virtus cambia marcia. Nel giro di pochi mesi conquista la Basketball Champions League, primo trofeo internazionale dell’era Zanetti. La stagione successiva è un continuo saliscendi, culminato in un episodio emblematico: l’esonero nel dicembre 2020 e il clamoroso reintegro il giorno successivo. Una situazione quasi surreale che però non impedisce al tecnico serbo di portare a termine un’impresa storica: il ritorno dello scudetto a Bologna dopo vent’anni.
Nonostante il tricolore, in estate le strade si separano. La Virtus decide di affidarsi a un profilo di grande esperienza internazionale come Sergio Scariolo. È una scelta che segna un ulteriore salto di qualità: con Scariolo arriva la vittoria dell’EuroCup e, soprattutto, il ritorno in EuroLeague. La Virtus torna così stabilmente nell’élite del basket continentale.
La seconda stagione sotto la guida di Scariolo è competitiva, ma il rapporto si incrina fino alla rottura definitiva nel settembre 2023, consumata in modo turbolento dopo una conferenza stampa destinata a lasciare il segno. È uno dei momenti più delicati della gestione Zanetti.
A raccogliere l’eredità è Luca Banchi. Il tecnico toscano riesce a dare subito una fisionomia chiara alla squadra, centrando i play-in di EuroLeague e guadagnandosi la conferma. Tuttavia, la stagione successiva prende una piega complicata e si interrompe bruscamente il 5 dicembre, quando dopo la sconfitta interna contro l’Alba Berlino rassegna le dimissioni.
A quel punto la Virtus si affida all’esperienza e al carattere di Dusko Ivanovic. Il tecnico montenegrino riesce a ricompattare l’ambiente e conduce la squadra fino alla conquista dello scudetto, confermando ancora una volta la capacità del club di reagire nei momenti di difficoltà. Nonostante il successo finale, però, la storia si interrompe nuovamente alcuni mesi dopo, con l’esonero arrivato nelle ultime ore.
L’ennesimo cambio apre così una nuova fase: la scelta della continuità interna porta alla promozione di Nenad Jakovljevic, già assistente, ora nuovo head coach e settimo allenatore dell’era Zanetti.
Una sequenza che racconta molto più di semplici cambi in panchina. Racconta una società che non ha mai smesso di inseguire l’eccellenza, anche a costo di scelte drastiche, e che nel giro di pochi anni è passata dalla A2 al ritorno ai vertici del basket europeo. Ma racconta anche una costante: alla Virtus Bologna, vincere è una condizione necessaria, non sufficiente. Servono visione, equilibrio e, soprattutto, continuità. Proprio quella che, finora, è stata la sfida più complessa dell’era Zanetti.
Eugenio Petrillo
Nell’immagine Massimo Zanetti e Dusko Ivanovic, foto Ciamillo-Castoria