La Virtus riparte questa sera dopo l’esonero di Dusko Ivanovic avvenuto a seguito della sconfitta in Eurolega contro l’Olimpia Milano solo pochi giorni fa. E’ ben chiaro a tutti che le motivazioni non sono certamente le tre sconfitte consecutive che la squadra aveva rimediato fra Europa e campionato. I risultati stagionali davano ragione al tecnico montenegrino, che ha lasciato la panchina bianconera con la squadra prima in classifica in campionato e con un record in Europa decisamente migliore rispetto all’anno precedente, ad oggi tredici partite vinte con tanti sprazzi di bel gioco durante e  soprattutto nella prima fase della stagione.

Poi, complici anche gli infortuni, soprattutto quelli degli ultimi mesi in cui ha dovuto fare a meno di tutto il reparto play, ha reso complicata la gestione di un gruppo che rispetto allo scorso anno è molto più giovane ed inesperto.

L’unico capitolo davvero negativo di questa stagione, tralasciando la parentesi Supercoppa, che è sempre da considerarsi un torneo estivo e poco più, lo si può individuare nella sconfitta in Coppa Italia, ancora una volta stregata nell’era Zanetti.

La gioventù porta sempre entusiasmo e grande euforia quando le cose vanno bene, più insicurezza quando le difficoltà aumentano e sembrano insormontabili, è fisiologico. Purtroppo i metodi autoritari ed estremamente duri del coach, iniettati a ragazzi giovani e per certi versi esuberanti, sono stati mal digeriti da uno spogliatoio ben diverso da quello che lo scorso anno, proprio grazie all’arrivo di Ivanovic in panchina, aveva cambiato pelle, fatto fronte comune e svoltato una stagione che pareva disastrosa, trasformando i giocatori rimasti dopo l’epurazione di primavera, in un manipolo di guerrieri con l’obiettivo scudetto come risultato da raggiungere ad ogni costo.

La storia degli ultimi anni di coach Dusko Ivanovic si è spesso ripetuta nella trama, arrivato in corsa a dover raddrizzare la barra di un veliero alla deriva, ha ottenuto risultati sino a quel momento insperati, poi nell’anno successivo, di fronte ad un gruppo modificato dal mercato estivo, allontanato per divergenze insanabili con buona parte della squadra.

Tutto ciò è accaduto anche in Virtus, dove evidentemente i metodi crudi del tecnico, sommati alle carenze dovute agli infortuni che ad un certo punto sembravano valanghe, hanno portato ad una frattura con una fetta importante di giocatori e ad un clima nello spogliatoio che, nonostante la società ha provato a ricomporre per diverse settimane, non si è più rasserenato.

La frattura definitiva è arrivata domenica negli spogliatoi dell’Unipol Forum, ma si è trattato solamente dell’ultimo capitolo di una storia che ne aveva già vissuti altri in precedenza. La proprietà a quel punto, ha dovuto fare una scelta, o tenere al comando il tecnico, sapendo di avere mezza squadra in contrasto con lo stesso, e probabilmente dicendo definitivamente addio alle chances di difendere il titolo, oppure sacrificare l’allenatore e rasserenare un ambiente che pareva sull’orlo dell’ammutinamento.

Nessuno ha la sfera di cristallo, che sia stato giusto o meno sarà il tempo, che è sempre galantuomo come cita un vecchio detto. Ciò che oggi si può affermare citando dati oggettivi, è che coach Dusko Ivanovic ha portato a casa Virtus uno scudetto da allenatore subentrante, compito che pareva impossibile, ma lo ha fatto soprattutto grazie ad un gruppo che ha sposato le idee ed i metodi di un tecnico vecchia maniera, ed in primis credendo nei propri mezzi e dandosi motivazioni ad altissimo livello, tipico di atleti con un passato alle spalle fatto di esperienza e grandi battaglie già combattute.

Questa sera si riparte da Nenad Jakovljevic, trentasettenne tecnico serbo ma ormai italiano da tempo, avendo un trascorso importante nel nostro paese. Del ragazzo si dice un gran bene, molto preparato tecnicamente, ha avuto grandi maestri come Pesic, Banchi e lo stesso Ivanovic, non proprio gli ultimi della classe. E’ giovane, probabilmente conosce e capisce più facilmente la mentalità degli atleti di ultima generazione, si presuppone sappia quindi rapportarsi con loro con metodi diversi, meno autoritari e duri, per far capire cosa si vuole e sopratutto per ottenere dagli stessi giocatori i risultati richiesti.

Sarà un compito arduo il suo, fare meglio del predecessore subentrando è definibile come una “Mission Impossible”, visto che chi l’ha preceduto ha vinto un titolo. Ma è bene ricordare che mai era successo prima in Italia, quindi ripetere tale impresa ha i connotati di un vero e proprio miracolo.

Ma bisognerà provarci, facendo capire ai ragazzi, che dovranno in primis essere proprio loro a lottare per arrivare all’obiettivo, perché ora le scuse sono finite, ora sono loro che devono gettare sul parquet tutto l’orgoglio e la forza di cui dispongono, per dimostrare che avevano ragione.

E già da stasera ci si aspetta una presa di responsabilità da parte di tutti, ma soprattutto da parte di Carsen Edwards, la stella spesso in chiaroscuro nell’ultimo periodo, che dovrà fare un passo avanti e dimostrare di essere davvero un leader in campo, perché è quello che ora tutti si aspettano.

Parigi arriva a Bologna con un record di dodici vinte e ventuno perse, si tratta di una squadra che gioca un basket frenetico, fatto di tantissimi possessi e che già all’andata fece soffrire i ragazzi in bianconero. Pur essendo coscienti che le gare di Eurolega non possano fornire grandi motivazioni ai fini della classifica, quella di stasera deve però essere incasellata fra le partite che hanno risvolti emotivi diversi, la squadra deve dimostrare di avere gli attributi e che il sacrificio imposto alla società nell’esonerare Ivanovic, sia servito per dare serenità all’ambiente.

Non è richiesta una vittoria roboante, ma semplicemente un segnale forte che lo spogliatoio è di nuovo vivo e voglioso di giocare a basket, onorando la canotta bianconera come si confà ad una società storica come la Virtus.

Palla a due alle 20,45 agli ordini dei signori Emilio Perez, Jordi Aliaga e Vasiliki Tsaroucha. Diretta televisiva sul canale Sky Sport Basket, radiocronaca sulle frequenze di Nettuno Bologna Uno con l’immancabile voce di Dario Ronzulli.

Alessandro Stagni

Nell’immagine Dusko Ivanovic, tecnico artefice del diciassettesimo titolo, esonerato dopo la gara contro Milano (foto Ciamillo Castoria).