Ci sono partite che raccontano più del punteggio finale. La vittoria dell’Italbasket di venerdì contro la Gran Bretagna, nel match valido per le qualificazioni alla FIBA World Cup, appartiene a questa categoria. Perché al di là del divario tecnico – evidente – ciò che conta davvero è stato l’atteggiamento.
L’avversario non era tra i più probanti del panorama europeo, ed è giusto dirlo. Ma proprio per questo la sfida nascondeva un’insidia sottile: quella della superficialità, del minimo sindacale, della gestione morbida. L’Italia, invece, ha scelto un’altra strada. Ha scelto la serietà.
Una serietà che si è vista prima di tutto nella metà campo difensiva. Pressione costante sulla palla, linee di passaggio sporcate, rotazioni puntuali, pochi possessi concessi con ritmo. La Gran Bretagna non è mai riuscita davvero a costruire fiducia, perché ogni tentativo di alzare l’intensità è stato soffocato sul nascere. È da lì che l’Italia ha messo le basi del controllo.
Ma la maturità si è letta anche nella precisione offensiva. Attacchi costruiti con pazienza, buone spaziature, selezione di tiro pulita. Nessuna forzatura per alimentare lo spettacolo, nessuna ricerca dell’azione individuale fuori contesto: solo esecuzione. È un dettaglio che pesa, perché nelle finestre FIBA il rischio di adattarsi al livello dell’avversario è sempre dietro l’angolo. Gli azzurri non l’hanno fatto.
E poi la cattiveria a rimbalzo. Un aspetto spesso sottovalutato contro squadre meno strutturate fisicamente, ma che rappresenta uno dei termometri più sinceri dell’atteggiamento. L’Italia è andata a rimbalzo con decisione, sia per chiudere l’area sia per costruirsi seconde opportunità. Non è solo un dato statistico: è una dichiarazione d’intenti.
Perché questa vittoria vale oltre i due punti. Ogni successo nelle qualificazioni non è isolato: si porta dietro nella seconda fase. E lì, verosimilmente, il livello salirà in modo sensibile. Nazionali come Turchia, Serbia e Bosnia-Erzegovina rappresentano uno spartiacque tecnico e fisico completamente diverso. Arrivarci con il massimo bottino possibile non è un dettaglio, è una necessità.
Ecco perché la vera notizia non è la vittoria in sé, ma il modo in cui è arrivata. L’Italia non ha giocato per l’inerzia del talento, ma per cultura del lavoro. Ha rispettato la partita, l’avversario e il percorso.
Un messaggio che dovrà essere ribadito già lunedì sera, quando a Livorno andrà in scena il rematch, ancora contro la Gran Bretagna. Ed è proprio nelle gare di ritorno che il rischio di calo mentale diventa più concreto. I britannici arriveranno con il desiderio di riscatto e con un elemento di talento come il milanese Quinn Ellis, capace di accendersi e cambiare ritmo alla partita. Sottovalutare l’impegno sarebbe un errore imperdonabile.
Nel frattempo il gruppo azzurro potrebbe cambiare volto. In Nazionale approderà Pippo Ricci, innesto che aggiunge esperienza e solidità. Resta da capire quali saranno le scelte di Luca Banchi nelle rotazioni. A Newcastle erano rimasti fuori Giordano Bortolani, Gabriele Procida, Francesco Ferrari e Diego Flaccadori, mentre Davide Casarin è stato utilizzato pochissimo, anche perché rientrava dopo alcune settimane di stop per l’infortunio subito in Vanoli Cremona-Cantù.
Con l’arrivo di Ricci e il possibile reintegro effettivo di Procida, è verosimile che vengano prese nuove decisioni. Perché anche la gestione del gruppo, nelle finestre ravvicinate, fa parte della serietà. E se a Newcastle il messaggio è stato chiaro, ora l’Italia è chiamata a dimostrare che non è stato un episodio isolato, ma un’abitudine.

Eugenio Petrillo 

Nell’immagine Diouf e Mannion, foto Ciamillo-Castoria