C’è chi decide le partite con un tiro pesante e chi, invece, lavora nell’ombra. Nella vittoria in volata della Valtur Brindisi contro Sella Cento, il copione è chiaro: la tripla a sette secondi dalla sirena di Zach Copeland consegna due punti pesantissimi ai biancoazzurri, che agganciano in vetta Pesaro e Fortitudo Bologna a quota 42. Una fiammata, quella del top scorer da 21 punti (8/13 al tiro), che chiude una sfida sporca, combattuta, mai davvero sotto controllo.
Gli uomini di coach Bucchi vanno tutti a referto, segnando almeno un canestro, eccetto uno però: Lorenzo Maspero. Eppure, tra le pieghe della partita, si nasconde una storia diversa. Quella di chi non segna, non si prende la scena, ma incide comunque. L’uomo invisibile di questa gara, infatti, è proprio lui: Lorenzo Maspero.
In 14 minuti sul parquet, il play classe 1998 non trova il canestro. Zero punti, sì. Ma fermarsi al tabellino sarebbe un errore. Perché Maspero lascia tracce ovunque: 5 assist che raccontano di una visione di gioco lucida, della capacità di mettere i compagni nelle condizioni migliori e di dare ordine ai possessi. Non è un caso che l’attacco di Brindisi, quando passa dalle sue mani, trovi fluidità.
Il suo contributo, però, non si limita alla metà campo offensiva. Difensivamente è una presenza costante, attiva, fastidiosa. Le 3 palle rubate sono il simbolo di una prestazione fatta di energia e attenzione, di letture corrette e voglia di incidere anche senza palla.
Maspero è questo: un giocatore che accetta il ruolo, che porta intensità ogni volta che viene chiamato in causa. In una squadra con gerarchie ben definite – con un play puro come Andrea Cinciarini e due terminali offensivi statunitensi che catalizzano gran parte dei possessi – lo spazio è ridotto, le occasioni limitate. Ma quando arriva il momento, lui risponde.
Per questo finale di stagione, coach Bucchi sa di poter contare anche su Maspero: un professionista esemplare, uno di quei giocatori che costruiscono il proprio valore lontano dai riflettori, allenamento dopo allenamento. Fin qui ha trovato poco spazio in campo – appena 12.5 minuti di media, spesso ai margini delle rotazioni – ma è sempre riuscito a farsi trovare pronto quando contava davvero. Ed è proprio lì, nei momenti decisivi, che l’uomo invisibile può diventare una risorsa preziosa.