Il nuovo CEO di Euroleague Chus Bueno è stato intervistato da Antonino Morici e Giuseppe Nigro de La Gazzetta dello Sport ed ha toccato vari temi tra cui la possibile collaborazione con NBA Europe, la possibilità di vedere una terza squadra italiana nella competizione, sulla possibile espansione a 22 squadre  fino ad arrivare alla Virtus Bologna ed all’Olimpia Milano. Queste le sue parole:

 

Su una collaborazione con NBA Europe: “Siamo convinti che per il bene del basket europeo la cosa migliore sarebbe una soluzione comune con l’Eurolega, trovando un accordo per un approccio di sistema alla crescita. Beh, penso che loro sappiano che l’Eurolega è un grande prodotto di basket. Le partite sono super emozionanti, super tirate. È una grande lega. Sanno che abbiamo le migliori squadre con la più grande tradizione e cultura, che fa parte anche della cultura europea. Magari non ci sono le città più grandi, ma ci sono le migliori città di basket. Quando vai da private equity e fondi di investimento vogliono sapere da cosa si parte, per poi crescere da lì: l’Eurolega sa già di poter partire da questo. Penso che iniziare qualcosa da zero costì molto di più. Insieme possiamo massimizzare l’opportunità per entrambi: non si perderebbero così tanti soldi se si facessero le cose insieme. Nel loro modello sembra che vogliano aggiungere nuove città: ok, mettiamo sul tavolo tutto, ma è meglio partire dal nostro prodotto che già funziona bene, credo che l’Eurolega sia un grande prodotto. Quindi la mia idea è che una volta passato questo periodo di accesso alla data room e con un’idea più chiara delle risorse che ci sono, dovremmo esplorare come crescere da questo punto in poi. Questa è la mia aspettativa, ma tutto può essere sul tavolo e dobbiamo essere pronti a diverse visioni. Noi portiamo gli asset. Abbiamo le squadre, le città e la competizione. E loro possono portare la loro competenza nel gestire leghe. Portano capitale. E hanno un logo molto riconosciuto che è importante per portare partner come TV, sponsorizzazioni. Non dobbiamo averne paura o sentirci minacciati, la questione è solo come massimizzare questa opportunità. Anche l’Eurolega ha tanti asset: ripeto, ha le migliori squadre, le migliori città e una lega esistente. Quindi entrambi abbiamo risorse da portare sul tavolo, dobbiamo vedere come massimizzarle”.

Sulla terza squadra italiana in Euroleague: “Sono già in contatto con Trento, Venezia e Napoli, la gente mi contatta perché vogliono capire qual è il futuro di questa lega. Sono felice di condividere con loro cosa abbiamo nel nostro piano triennale. La risposta è molto semplice: perché no? Se ha senso, perché no? L’Italia è un grande paese, con molta tradizione basket e buoni partner: se ha senso, perché no?”.

Su Milano: “Non vedo Milano fuori dall’Eurolega. E’ una grande squadra, un’enorme tradizione, uno dei club che ci sono stati dall’inizio. Sono venuto a Milano per la celebrazione dei 90 anni di storia. Quindi no, non è uno scenario che vedo. Ma non vedo neanche la possibilità che qualche altro brand gestisca una squadra di basket di riferimento di Milano che non sia l’Olimpia. Se c’è un soggetto interessato a investire a Milano, non vedo nessuno scenario in cui non lo faccia in questa squadra, attorno a cui ruotano tutti i tifosi e tutta la città del basket. È molto difficile per me pensare che ci sia una nuova franchigia qui che fa basket che non sia l’Olimpia Milano”.

Sulla Virtus Bologna: “Non sono un grande fan del sistema con licenze A, B, C, di tre anni, di cinque… Penso sia confuso e che sia meglio fare una transizione che porterà la lega ad aumentare il proprio valore e i club ad avere più chiarezza sul proprio ruolo, su diritti e obblighi. Nell’ambito del nostro piano triennale, durante la prossima stagione vogliamo trasformare le 13 squadre con licenze temporanee in franchigie permanenti. E in parallelo inizieremo a esplorare un’espansione, parlando alle altre squadre interessate a diventare anche loro franchigie. Potranno farlo attraverso una fee di espansione, pagando qualcosa, ma stiamo anche preparando un business plan per questi club per reclutare risorse e rientrare prima possibile almeno della maggior parte dell’investimento. Abbiamo già squadre interessate a diventare franchigie e far parte di questa espansione. So che si è parlato di un valore di ingresso di 50-80 milioni… potrebbe essere qualcosa del genere: ancora non so il prezzo giusto ma garantirà la possibilità di diventare franchigie a tutti gli effetti con gli stessi diritti dei fondatori”.

Su Roma: “Dico ancora: perché no? Roma è una grande città. È una delle città più grandi in Europa. Se vedi tutto dalla prospettiva business, vuoi grandi mercati, grandi bacini e grandi arene. Ma guardo a caso per caso: deve avere senso. Devi vedere se la proprietà è stabile e disposta a investire, a breve o a lungo termine, se il progetto è solido. Nuove città poi magari non hanno una storia di basket, anche se non è il caso di Roma. Bisogna capire il piano e decidere sulla base di questo e delle garanzie, degli investimenti sul roster e sugli impianti: so che non è facile costruire a Roma, ho avuto amici che ci hanno provato in passato e non ce l’hanno fatta. Per questo devo essere molto cauto. Ma se arriva un progetto, lo guarderemo”.

Sulla possibile espansione di Euroleague a 22 squadre: “Stiamo parlando al nostro interno se ha senso cambiare o no il formato della competizione. Abbiamo visto l’impatto di una formula con girone all’italiana con 20 squadre in termini di viaggi e tante settimane con due partite. Ancora non abbiamo deciso di passare a due conference. Se si fa, è perché avremo almeno 22 squadre, altrimenti il numero di partite si riduce del 25-30%, che significherebbe rischiare minori introiti da diritti tv, e con 5-6 partite in casa in meno anche i club rischierebbero un contraccolpo su ticketing e sponsorizzazioni. Al momento stiamo esplorando entrambe le opzioni: continuare così per un altro anno o passare a due conference. Dobbiamo anche considerare tutte le ricadute della guerra e i problemi finanziari di alcune squadre, così come la valutazione di non espandersi a 22 per proteggere la qualità del prodotto: se si rischia che il prodotto peggiori e la situazione geopolitica non lo consiglia, non ha senso aumentare il numero di squadre. Avremo un board il 14 aprile e penso che allora avremo gli elementi per decidere”.