La trasformazione di Matt Morgan è una delle storie tecniche più evidenti e affascinanti dell’inizio di stagione virtussino. Dodici mesi fa il suo impatto era quello di un rookie alle prese con il salto di qualità più complesso in Europa: l’approdo in Eurolega. Alternanza, ritmo incostante, letture ancora da costruire. Una stagione vissuta di apprendistato, necessaria per capire cosa significhi competere ai livelli più alti del continente.
Oggi, però, il giocatore è cambiato. E con lui anche la Virtus.
Dusko Ivanovic, con la lucidità che lo contraddistingue, ha cucito addosso a Morgan un ruolo che sembra fatto apposta per esaltarne le caratteristiche: sesto uomo di lusso, cambio naturale di Carsen Edwards e principale riferimento offensivo in uscita dalla panchina.
La Virtus lo utilizza come instant scorer, liberandolo da responsabilità di costruzione e permettendogli di incidere direttamente sul ritmo della gara. È il giocatore con più punti nelle mani tra le seconde linee bianconere, e la sua efficienza lo dimostra.
In LBA, Morgan produce 11.8 punti di media in 17.6 minuti, con percentuali altissime: 66.7% da due, 31.4% da tre su volumi in crescita, un sorprendente 97.1% ai liberi, e un OER (Offensive Efficiency Rating, ovvero quanta produzione genera in relazione ai possessi che utilizza) da 1.086 che ne certifica l’impatto. Numeri identici anche in Eurolega, dove la Virtus lo sta integrando con attenzione: stesso minutaggio, stessa produzione, stessa efficienza. Una rarità per chi si divide tra due competizioni così diverse per fisicità e letture richieste.
La differenza più evidente, rispetto al Morgan del suo primo anno, è nel modo di attaccare.
Se nella scorsa stagione era spesso costretto a creare dal palleggio – situazione che lo portava a forzare e perdere lucidità – ora il suo gioco è radicalmente cambiato. E su questo c’è la mano di Ivanovic che ha lavorato su due aspetti chiave.
Il primo è la riduzione drastica del palleggio. Morgan palleggia meno, e questo ha aumentato la sua efficienza. Quando invece decide di mettere la palla a terra, lo fa con precisione, per andare dritto al ferro sfruttando la sua velocità devastante. Le sue accelerazioni creano costantemente superiorità: il “collasso” della difesa, scarichi facili, spazi per i tiratori.
L’altro aspetto è il miglioramento netto nell’uscita dai blocchi. Qui si vede la famosa “scuola Belinelli” della passata stagione. Morgan legge meglio i tempi, riceve in equilibrio, tira in ritmo. Il suo catch and shoot è più rapido e pulito e lo rende un’arma imprevedibile: non è più solo un penetratore, ma un realizzatore completo.
Questo mix lo ha reso una minaccia difficile da leggere per le difese: se lo segui forte sui blocchi rischi di aprire la porta al suo primo passo. Se scegli di cambiarci, sfrutta il mismatch per attaccare il ferro. Se gli stacchi troppo spazio, tira.
Ma Morgan non va valuta solamente come vice Edwards. Infatti un dettaglio tattico particolarmente interessante è la resa di Morgan accanto al numero 3 delle V Nere.
Quando i due condividono il campo, la Virtus applica set offensivi che permettono allo scorer che riesce a smarcarsi per primo di uscire liberissimo: giochi con i lunghi, blocchi stagger o flare molto ben eseguiti. Il risultato? Tiri con metri di spazio, perché le difese non possono permettersi di contenere entrambi senza concedere qualcosa di pesante. La presenza di Edwards catalizza attenzione, Morgan sfrutta la gravità del compagno e punisce.
La crescita di Morgan non è solo nei numeri, ma nella qualità delle letture, nel modo in cui si muove all’interno del sistema, nella continuità delle prestazioni e questo testimonia la sua capacità di creare vantaggi senza dispersivi isolamenti, mantenendo equilibrio e fluidità nel gioco.
La Virtus oggi ha nelle mani un giocatore più maturo, più consapevole e soprattutto molto più funzionale. Il Morgan del primo anno era una scommessa. Quello di oggi è un’arma.

Eugenio Petrillo 

Nell’immagine Matt Morgan, foto Ciamillo-Castoria