Il mondo del basket piange la morte di Franco Casalini che ieri si è spento all’età di 70 anni nella sua abitazione a Milano.
In queste ore sono tanti i ricordi che sono stati dati di lui, eccone alcuni dei più toccanti.
Dino Meneghin a La Gazzetta dello Sport:
“Una notizia terribile, un pugno nello stomaco. Uno così pensi che sia immortale. Ci sentivamo per telefono o con qualche messaggio per sparare due cazzate come sempre, era come negli anni ottanta. Un uomo intelligente, simpatico, ironico e autoironico. E un grande allenatore che devo ringraziare per gli anni vissuti assieme. Un vero stratega e un grande motivatore capace di tenerci tranquilli o di caricarci quando c’era bisogno. Un amico vero che mi mancherà tantissimo”.
Mike D’Antoni a La Gazzetta dello Sport:
“Quanti viaggi fatti assieme a parlare, conoscerci e capirci. Con lui ho trascorso tredici anni favolosi. Sapeva come relazionarsi con la squadra e con me si era creato un rapporto speciale perché eravamo coetanei. In questo momento, il cuore mi dice che se ne è andato uno di famiglia”.
QUI il ricordo dell’Olimpia Milano
Il ricordo social di Riccardo Pittis:
Il ricordo social di Valerio Bianchini:
Il ricordo di Ettore Messina:
“Nel mio primo anno da capo allenatore nel 1989, Franco Casalini era un coach giovane ma già affermato. Oltre che lo storico e famoso assistente di Dan Peterson nella Milano degli anni ‘80, aveva già dimostrato tutte le sue qualità di allenatore vincente. Aveva vinto subito la Coppa dei Campioni nel 1988 dopo la Coppa Intercontinentale. Era la grande Olimpia, ma ripetersi è stata un’impresa e lui aveva anche sostituito alcuni elementi della vecchia guardia come Gallinari e Franco Boselli con giocatori più giovani come Aldi e Montecchi, dando più spazio al giovanissimo Pittis. Insomma, per tutti noi giovani coach lui era un modello, era uno che ce l’aveva fatta. Quell’anno – ripeto il mio primo da capo allenatore – Casalini era il campione d’Italia in carica e come tale aveva il diritto di allenare all’All-Star Game. Avrebbe potuto scegliere qualunque allenatore per fargli da assistente, scegliere un coach affermato dei tanti che allenavano a quei tempi, gente che meritava riconoscimenti e vetrine. A sorpresa, scelse me. Non me l’aspettavo. Non so perché prese questa decisione, ma l’ho sempre considerato un gesto gentile, nei confronti di un esordiente, che mi colpì molto. Mi diede l’opportunità di conoscere i tanti grandi campioni stranieri che giocavano in Serie A in quella stagione. Gliene sono stato grato per sempre. Così ho conosciuto, nell’intimità di una partita, una persona dolce, educata, leale, un allenatore bravissimo e modesto negli atteggiamenti nonostante fosse già Casalini, il più giovane coach italiano ad aver vinto una Coppa dei Campioni, uno che si era fatto anno dopo anno in un club come l’Olimpia. In tutti gli anni successivi, anche quando le nostre strade si sono divise professionalmente, le mie sensazioni del primo momento sono state confermate. Casalini era proprio questo: gentile, leale e – l’ho toccato con mano in questi anni – innamoratissimo dell’Olimpia. Potrò sempre dire, con orgoglio, salutandolo, che è stato bello fargli da assistente, anche solo per una partita”.