Jason Burnell si prepara a vivere la sua prima stagione in EuroLeague con la maglia dell’Olimpia Milano. Dopo sette anni trascorsi interamente nel campionato italiano, l’ex Brescia racconta il percorso che lo ha portato fino al massimo palcoscenico europeo, il rapporto fondamentale con il padre Frank e la fiducia ricevuta da coach Peppe Poeta.

Di seguito l’approfondimento pubblicato dall’EA7 Emporio Armani Milano.

Frank Burnell è il suo idolo, la persona che ammira di più. A Jason Burnell brillano gli occhi quando parla del padre che ai suoi tempi è stato un eccellente ala forte per la Stetson University in Florida, il quarto realizzatore di sempre nella storia della scuola. Era così buono che i Seattle Supersonics lo scelsero al terzo giro dei draft NBA. Frank Burnell non ha mai giocato nella NBA. Come tanti giocatori della sua epoca, dopo il college ha giocato due anni in Portorico per poi intraprendere una lunga carriera da allenatore, sia a livello liceale che universitario, in Florida. E uno dei giocatori che ha allenato meglio e di sicuro di più è stato il figlio Jason. La riconoscenza di Jason per Frank è palpabile, va oltre il tipico rapporto tra padre e figlio. “Nessuno ha avuto lo stesso impatto sulla mia carriera – spiega -. A parte tutto il resto, come allenava e la passione con cui allenava ha definito il giocatore e la persona che sono oggi. Ha avuto un impatto enorme, ancora oggi lo ha. Mi ha trasmesso la sua durezza, la voglia di giocare sempre al massimo, mi ha instillato questa parte del gioco”.

Jason Burnell viene dalla Florida. Era un ragazzo promettente ma non una star. Fisicamente, è maturato tardi e in più aveva quello che gli americani chiamano “temper”. Insomma, tende a prendere fuoco e non è sempre un fatto positivo. Cresciuto a DeLand, ha frequentato prima la Deland High School e poi la Providence School di Jacksonville, vicino a dove il padre allenava. Dopo il liceo, venne reclutato da Georgia Southern, non troppo distante da casa. “Ma loro non pensavano davvero che fossi un buon giocatore e così me ne sono andato. Il secondo college (St. Petersburg) ha colto l’occasione e questo mi ha permesso di avere successivamente una grande opportunità a Jacksonville State. E lì ho avuto l’opportunità di esprimere la miglior versione di me stesso, dimostrare che potevo essere un buon giocatore ed esibire le mie qualità migliori. Il resto è questa storia”, ricorda Burnell che segnò 11.2 punti per gara nel suo primo anno, ma 17.2 punti, 9.6 rimbalzi e 3.2 assist per partita nel secondo, con tanto di inclusione nel primo quintetto della Ohio Valley Conference.

La sua carriera professionistica è cominciata in Italia a Cantù. Poi ha giocato a Brindisi, Sassari e infine a Brescia. Caso più unico che raro, finora ha giocato solo in Europa e solo in Italia. Adesso sono sette anni, il prossimo sarà l’ottavo. “Ormai la sento mia, più che l’America. Vale per me e vale per la mia famiglia. Lo considero un paese speciale, mi piace tutto ed è casa”, dice. Ha anche sempre giocato in squadre del livello medio alto. La prima stagione venne interrotta dal Covid, ma poi ha raggiunto i playoff sei volte su sei.

Così l’Olimpia è stata spesso un’avversaria: nel 2022, era a Sassari, in semifinale; nel 2024 e 2026 sempre in semifinale a Brescia. “L’Olimpia l’ho sempre vista come la squadra contro cui avrei voluto giocare al massimo delle mie possibilità, perché rappresentavano sempre uno dei club migliori in Italia, con la sua storia, la sua grande storia, i giocatori che l’hanno costruita. Ho sempre pensato che contro l’Olimpia avrei dovuto giocare una grande gara o sarebbe stata una partita molto difficile. Quindi l’Olimpia Milano ha sempre tirato fuori il meglio da me e adesso che ne faccio parte continuerà a tirare fuori il meglio da me stesso”.

Il dibattito attorno a Burnell è sempre stato legato al ruolo. Ha la forza fisica e il gioco di un’ala forte, la statura di un’ala piccola. Generalmente, è sempre stato un ibrido ma anche un giocatore particolare, vecchia scuola, bravissimo a giocare in post basso, un’arte spesso dimenticata. Il merito è del padre. “Ha fatto in modo che studiassi un determinato tipo di giocatore. Ho visto tantissimo di Antawn Jamison, Chris Webber, Kevin Garnett, Dirk Nowitzki. E mio padre mi ha insegnato a giocare da dentro verso l’esterno, inside-out. Questa è la ragione del mio gioco in post basso e oggi posso dire che per me è facile farlo”. E questo ha convinto molti allenatori a utilizzarlo da ala piccola per sfruttare dentro l’area i potenziali mismatch. Ma il suo ruolo preferito – se deve sceglierne uno – è ala forte. “Mi sento più a mio agio, ma in generale non ne faccio un problema. Il mio obiettivo è quello di avere un impatto su chi vincerà la partita. Una delle lezioni che mi ha impartito mio padre è questa: non importa in quale ruolo gioco, conta molto invece quanto riesco a incidere sulla vittoria della squadra, facendo tutto quello che serve per vincere”. Non ha mai giocato prima di quest’anno a Milano, non ha mai giocato a Bologna o Venezia, ma le sue squadre hanno vinto il 63% delle partite in Italia e a Brescia nel 2025 ha giocato la sua prima finale. Negli ultimi sette anni di campionato italiano solo due giocatori hanno segnato più dei suoi 2.562 punti: Amedeo Della Valle e Miro Bilan. E solo Bilan ha conquistato più dei suoi 1.238 rimbalzi.

In ogni caso l’utilizzo da ala piccola è stato dettato anche dai progressi mostrati nel tiro da tre punti. Nella stagione 2024-25 ha finito con il 40.3%; nel 2025-26 con il 39.1%. “E’ un fondamentale sul quale ho lavorato con attenzione, anno dopo anno. All’inizio della mia carriera dicevano che non ero un buon tiratore ma ogni estate ho continuato a lavorare intensamente sul mio tiro fino ad essere quello che ritengo un buon tiratore da tre punti. È una questione di lavoro duro”.

Anche a Milano giocherà in due ruoli: “Volevo diventare un giocatore di EuroLeague è sempre stato il mio obiettivo fin dai miei primi passi in Italia. Sapevo che un giorno sarebbe successo. Forse è accaduto un po’ più tardi rispetto ad altri giocatori, ma Dio ha voluto così ed ora sono felice di essere qui. Ho visto tantissime partite di EuroLeague in questi anni e ritengo che le mie qualità di giocatore e la mia fisicità si adatteranno molto bene a quel tipo di gioco. E io sarò pronto. E poi mi piace giocare per Coach Poeta. Lui è un allenatore che costruisce un ambiente sulle vibrazioni migliori e ti trasmette grande fiducia. E per me è stato anche il primo allenatore che ha creduto fino in fondo in me come ala forte. A Brescia mi ha chiesto in quale ruolo preferissi giocare. Dissi “Ala forte”. E lui mi ha creduto, mi ha dato fiducia totale in quel ruolo. Questo ha cambiato la mia carriera. Gli sarò eternamente grato per questo e tutto quello che ha fatto per me”.

E l’obiettivo della stagione per lui non è individuale. “No, a me interessa solo vincere. È quello che voglio e che mi aspetto”.

Fonte: EA7 Emporio Armani Milano

In foto: Jason Burnell | Foto di Claudio Degaspari // Ciamillo-Castoria