ASANTE SANA DYLAN
Qui non si parla di tiri da tre, di rimbalzi, di assist smarcanti, di vittorie al cardiopalma, eppure in questa storia il basket c’entra senza dubbio. E come avviene in ogni gioco di squadra ci sono i realizzatori, i finalizzatori, i gregari ed un regista, che in questo caso è molto meno occulto di quanto si possa pensare, perché parliamo di Dylan, il “buteo” veronese scomparso un anno fa per un raro tumore cerebrale, ma che ha ispirato e continua ad ispirare questa bellissima storia. Insieme ad i suoi amici Dylan ha posto le basi per l’associazione Terzo Tempo, che non è solo una delle azioni più spettacolari del basket, ma che per lui rappresentava la fase della vita in cui si fanno progetti: Il primo tempo è stata la sua vita fino ai 23 anni, il secondo tempo è stata la sua vita quando ha scoperto la malattia, il terzo è l’eredità che ha lasciato ai suoi amici e al basket che tanto amava. La fusione fra gli amici veronesi di Dylan e quelli bolognesi è nata casualmente, grazie al fatto che la sorte lo ha fatto incontrare in una stanza di ospedaleLamberto Guizzardi, storico tifoso Fortitudo e oste bolognese, durante uno dei ricoveri del ragazzo veronese sotto alle Due Torri.Uno dei migliori amici di Lamberto, Roberto Celi, da tempo si recava in Tanzania dove aveva deciso di dedicare tempo e denaro per aiutare a fare crescere i ragazzi del luogo attraverso la costruzione e la manutenzione di scuole. Ed è stata naturale l’intesa con Laura e Giada, rispettivamente mamma e migliore amica di Dylan, che hanno accolto l’invito di accompagnarlo in uno dei suoi viaggi nella nazione africana. Il playmaker è stato Dylan, i tanti amici hanno svolto il ruolo di gregari facendo un gioco di squadra che ha permesso al magnifico trio di finalizzare a canestro, portando la filosofia Terzo Tempo in Tanzania. Quindi ai primi di dicembre Laura e Giada hanno seguito Roberto fino aMto Wa Mbu, la località da cui hanno potuto seguire e mettere in atto i progetti iniziati anni fa, ora con maggiore energia, con un carico di felpe e magliette con il logo Terzo Tempo, che hanno solo fatto da corollario alle opere di manutenzione e costruzione delle scuole elementari di Baraka e di Mungere e presso la casa famiglia Chamce in cui Mama Anna accudisce i suoi bambini “speciali”.
Il dinamico Trio ha quindi potuto apprezzare il piacere dello stare insieme come se fossero sempre stati amici, perché Roberto ha introdotto le splendide donne in modo naturale, grazie al fatto che negli anni ha potuto dissipare i dubbi di coloro che temevano di essere sedotti con donazioni (che forse lavano temporaneamente la coscienza a chi le fa), per poi essere abbandonati a sé stessi. Invece era forte la fiducia nei confronti chi era in Tanzania senza pregiudizi, per conoscersi e stare insieme attraverso un vero e proprio mutualismo: ognuno è speciale in modo diverso e la diversità è un valore. Anche quando la lingua diventava un problema, ci si intendeva con gli sguardi, con l’affetto e questo lo hanno potuto capire da come i ragazzi tendevano la mano, non per chiedere, ma per offrire, rispettando due dettami della cultura e lingua Swahili: Pole Pole, adagio, lentamente e Hakuna Matata, senza pensieri, come stile di vita. Così si è lavorato per rendere usufruibile una scuola il cui sottotetto era diventato casa dei pipistrelli, costruire una rampa d’accesso che facilitasse l’accesso alla casa famiglia dei bambini speciali con le carrozzine, comprare nuovi materassi e farli diventare impermeabili in modo da renderli resistenti anche agli incubi notturni dei bimbi più agitati.
Tutto questo in mezzo ad una natura meravigliosa che faceva da contorno ai villaggi Masai, non sono mancati contrattempi o momenti divertenti, come la rovinosa caduta con la bicicletta di Robby che gli ha lasciato qualche costola incrinata, che però non gli ha impedito di rifiutare le numerose richieste a lui arrivate di concedere la mano di Giada, che ha fatto strage di cuori fra i giovani aitanti dell’Africa subequatoriale.
Ai bambini è stato spiegato perché Laura, Giada e Roberto erano lì, cosa li spingeva e cosa voleva significare quel logo di quel ragazzo lanciato a canestro che anche Dylan si era tatuato: loro sono rimasti colpiti da questa storia di basket, amicizia e vita, perché come dice Laura “fare del bene è contagioso”.
E i ragazzi hanno detto: Asante Sana Dylan, grazie mille Dylan.Ci uniamo a loro: Asante sana Dylan

Di Alberto Bonomo