LeBron James rompe il silenzio sulla sua estate e racconta i motivi che lo hanno portato a lasciare i Los Angeles Lakers per sposare il progetto dei Philadelphia 76ers. Nel nuovo episodio di Mind the Game, podcast  che conduce insieme a Steve Nash, il fuoriclasse di Akron ha parlato del rapporto con Tyrese Maxey, dell’arrivo di Jaylen Brown e soprattutto della volontà di aiutare Joel Embiid a conquistare l’unico grande traguardo ancora assente dal suo palmarès: il titolo NBA. Ma c’è spazio anche per i dubbi sul ritiro, il ricordo dell’esperienza ai Lakers e le aspettative sulla nuova avventura.

Per la prima volta dopo una delle estati più importanti della sua carriera, LeBron James ha raccontato in maniera approfondita cosa lo abbia spinto a scegliere i Philadelphia 76ers. Prima ancora del mercato, però, il quattro volte campione NBA ha ammesso che al termine dell’ultima stagione si era realmente interrogato sul proprio futuro.

Dopo l’eliminazione contro Oklahoma City, il pensiero del ritiro si è presentato più volte: “Ci sono stati molti momenti, dopo aver perso contro OKC, in cui mi sono chiesto: ‘È questa la fine?’”. Dubbi comparsi anche nei momenti più ordinari, durante un viaggio o semplicemente salendo su un aereo: “A volte arriva quel pensiero: ‘Forse è finita’”.

Alla fine ha prevalso ancora la voglia di affrontare il processo necessario per competere ai massimi livelli. LeBron ha spiegato di essersi sempre posto un limite molto chiaro: quando non sentirà più di poter allenare quotidianamente corpo e mente senza “barare” sul lavoro necessario per prepararsi, saprà che sarà arrivato il momento di fermarsi. Dopo una pausa estiva, però, le risposte fisiche e soprattutto mentali sono state positive. “Se ho ancora l’opportunità di fare ciò che amo, perché dovrei semplicemente dire: ‘Ho finito’?”.

Poi la scelta di Philadelphia. Il primo nome citato da James è quello di Tyrese Maxey, con cui il rapporto va ben oltre il parquet: “La mia relazione con Tyrese Maxey va oltre il campo”. LeBron ha raccontato che, quando è stata presa la decisione di comunicare ai Lakers che non sarebbe tornato, Maxey è stato tra i primi a telefonargli: “Mi chiamava dicendo: ‘Che facciamo? Vieni qui, possiamo usarti qui’”.

Un altro elemento determinante è stato il sorprendente arrivo di Jaylen Brown, operazione che lo stesso LeBron ha definito un ulteriore fattore intrigante. James ha sottolineato di apprezzare il modo in cui Brown affronta il gioco su entrambi i lati del campo e la sua visione della pallacanestro.

Ma il passaggio più significativo riguarda Joel Embiid. È proprio il centro dei Sixers a rappresentare una delle motivazioni principali della scelta di LeBron: “Ha fatto praticamente tutto nella nostra lega e l’unica cosa che non ha ancora fatto è vincere un titolo. Voglio provare ad aiutarlo a conquistare il primo”. James ha ricordato l’MVP, la medaglia d’oro e tutti i risultati individuali raggiunti dal camerunense naturalizzato statunitense, prima di fissare chiaramente l’obiettivo della nuova avventura.

“Spero di poter essere quell’ultimo piccolo tassello che possa aiutarlo a superare l’ostacolo”, ha aggiunto LeBron, spiegando di voler mettere a disposizione di Embiid anche la propria esperienza quotidiana, mostrandogli eventualmente un modo differente di affrontare il percorso necessario per arrivare fino in fondo.

Nel corso dell’episodio James è tornato anche sulla lunga esperienza con i Los Angeles Lakers, respingendo una vecchia narrativa relativa al suo arrivo in California: “Molta gente diceva che fossi venuto ai Lakers soltanto per stare a Hollywood e fare film. Ma ho sempre amato le grandi sfide”. Entrare a far parte di una franchigia con una storia così importante rappresentava per lui proprio una di quelle sfide, culminata con la conquista del titolo del 2020 nella Bolla di Orlando.

Un successo che conserva anche un piccolo grande rimpianto: l’impossibilità di festeggiare con la città attraverso la tradizionale parata. Alla domanda su quanto lo infastidisca ancora, in una scala da uno a dieci, la risposta è immediata: “Venti”. E nonostante il cambio di maglia, Los Angeles continuerà a occupare un posto centrale nella sua vita: “Questa sarà casa nostra per il prossimo futuro”, ha spiegato parlando della sua famiglia.

Ora, però, l’attenzione è tutta rivolta a Philadelphia. LeBron vuole capire come inserirsi in uno spogliatoio che presenta Embiid, Maxey, Brown e diversi giocatori di talento. La parola chiave sarà responsabilità: ego individuali da mettere al servizio di un obiettivo comune, chiarezza nei ruoli e costruzione quotidiana di quelle che James definisce “championship habits”, ossia “abitudini da titolo”.

E per costruire davvero una squadra da titolo, secondo LeBron serviranno anche le difficoltà. Tanto che James ha pronunciato una frase apparentemente paradossale: “Spero che attraverseremo una striscia di tre sconfitte”. Non per perdere, naturalmente, ma per costringere il gruppo ad affrontare subito momenti complessi, discussioni, partite punto a punto e interrogativi su chi debba prendere responsabilità nei possessi decisivi. “Dobbiamo vivere dei veri momenti di battaglia per capire davvero chi siamo e cosa vogliamo diventare”.

A 41 anni, quindi, la nuova sfida di LeBron non sembra essere soltanto quella di aggiungere un altro titolo alla propria carriera. Philadelphia rappresenta anche l’occasione di trasmettere oltre vent’anni di esperienza a un gruppo che vuole arrivare fino in fondo. E, soprattutto, di provare a diventare quel tassello che possa finalmente accompagnare Joel Embiid al traguardo che ancora gli manca.

Fonte: Podcast Mind the Game

LeBron James con la maglia dei Los Angeles Lakers nel novembre 2023. Foto: Erik Drost – Wikimedia Commons (CC BY 2.0).

Di Flavio Tarabù