Il basket ha sempre precorso i tempi, anche quando si è trattato di mettere in atto clamorosi scismi. Dalla mezzanotte di ieri, nei titoli di testa dei notiziari dei maggiori network e stamattina nelle aperture della prima pagina tutti i quotidiani, anche quelli più autorevoli che assai di rado danno rilievo alle notizie di sport, campeggia la decisione di dodici tra i più importanti club europei (sei inglesi, tre spagnoli e tre italiani) di dare vita ad una Superlega che dovrebbe estendersi a venti squadre, quindici a… vita e cinque ad invito. Singolari, ma non tanto, le analogie con quello che avvenne nel nostro mondo ventuno anni fa, quando sempre dalla Spagna, promossa da un giovane avvocato, Jordi Bertomeu, con l’avallo dell’Uleb e l’adesione di quattro club italiani (le due bolognesi, la Benetton e Verona) partì l’iniziativa di creare l’Euroleague. La Fiba, per venire incontro alla richiesta di una più ricca suddivisione degli utili, aveva appena creato la Suproleague (con Scavolini e Montepaschi): durò appena un anno.
L’Uefa ha appena varato la Superchampions a trentasei squadre, che il cartello delle dodici grandi rompe gli indugi formalizzando il nuovo torneo che godrebbe del sostegno di JPMorgan, di un budget di 6 miliardi e garantirebbe a ciascun club tra i 350 e i 425 milioni. Se ventun anni fa furono pochissime le voci che si alzarono per denunciare come il nuovo format avrebbe ucciso il merito sportivo e depotenziato valore e interesse dei campionati nazionali (la stessa Uleb negli anni successivi avrebbe voltato le spalle all’Euroleague), per il calcio si è alzato un coro unanime di condanna, con l’intervento di capi di stato come Macron, Boris Johnson, perfino Draghi, dell’Unione Europea e, da parte italiana, di politici come Letta, Meloni e lapidariamente, da milanista, Salvini, per una volta uniti. Ma si sa, il basket non è il calcio, una vera religione nel vecchio continente, al punto che lo scisma viene considerato come un vero sacrilegio, ma è singolare che ben pochi, in particolare Il Sole 24 Ore, abbiano rilevato l’analogia e il “merito” della pallacanestro di avere aperto la strada.
Uefa e Fifa reagiscono minacciando di lasciar fuori dalle Coppe i club scissionisti, e i loro giocatori da Mondiali ed Europei. Tutti si interrogano su come reagiranno le Federazioni coinvolte, mentre Agnelli prontamente si sfila dalla presidenza dell’Eca per entrare nel nuovo organismo che fin da gennaio, dicono, stava preparando il suo deflagrante debutto. E chi arbitrerà? Non sarà questo il problema, lo abbiamo già visto: i migliori, sfilati all’Uefa con contratti ben più pesanti. E già si profilano vertenze miliardarie.
Cosa è successo nel basket (e probabilmente accadrà nel calcio)? Almeno da noi l’Euroleague ha progressivamente spento l’interesse per i campionati nazionali già minati dalla spettacolarità della Nba, e dato un duro colpo alla crescita tecnica dei giovani, accentuata in quest’ultimo tragico anno dagli effetti della pandemia che ha anche tenuto lontani dai Palazzi il pubblico aggravando il disagio economico dei nostri club. La reazione della Fiba era stata molto dura, ma alla fine, soprattutto dopo la scomparsa di Baumann, s’è raggiunta una tregua, peraltro assai precaria: sarà così anche nel calcio?
È evidente che alla base dell’iniziativa dei dodici c’è l’esigenza di fare cassa mettendo le mani su un ricco tesoro che serva almeno ad attenuare il profondo rosso in cui più o meno tutti navigano e frutto di spese folli. Ma fanno dire a Ceferin, testualmente, “una proposta che equivale ad uno sputo in faccia a tutti quelli che lavorano nel calcio e a chi lo ama”, dopo averla definita “cinica” nel comunicato emesso a caldo e concluso con “quando è troppo, è troppo”.
Ma cambia il mondo e cambiano i valori. Forse “sport” è parola ormai desueta, almeno nell’accezione originale del termine (lealtà, confronto, successo del migliore, e non del più ricco o del più potente che piega le regole secondo il proprio interesse). Fa però rabbrividire che in tempi come questi, in cui gli effetti della pandemia hanno prodotto il tracollo dell’economia nazionale ed europea generando milioni di nuovi poveri, si manifesti l’avidità di pochi: sì, cinismo è forse la parola più adatta. La parola, ora, è ai tifosi.