Nelle ultime settimane, l’NBA sta cercando un modo per mettere un freno al fenomeno del ‘tanking’. Ma cos’é? Le squadre che non possono competere per il titolo, perdono appositamente delle partite per avere maggiori possibilità di avere una scelta alta al draft dell’anno successivo. Per questo motivo, gli Utah Jazz e gli Indiana Pacers sono stati multati recentemente: i due team stavano conducendo agevolmente i loro rispettivi incontri, ma hanno deciso di togliere i propri migliori giocatori nel quarto periodo, incappando in una sconfitta. Trovare una regola per evitare questo meccanismo, però, non è affatto semplice e Adam Silver si sta scervellando per tirare fuori una soluzione.

L’ex allenatore Stan Van Gundy, durante la trasmissione Golic & Golic, ha lanciato un’idea particolarmente rivoluzionaria: “Eliminerei il draft. Niente draft. Il tetto salariale rimane, se vuoi dare a Cooper Flagg 45 milioni all’anno appena uscito dal college, fallo, è un free agent. Tutti quelli che escono (dal college) sono free agent. Senza draft non c’è alcun incentivo a perdere, non ce n’è proprio nessuno.”

Qui sorgerebbe un altro problema: le squadre meno attraenti dal punto di vista sportivo e, soprattutto, che giocano in città non di primo piano e meno ricche, non riuscirebbero mai a contrastare le Los Angeles e le New York di turno. Van Gundy, per aggirare la questione, eliminerebbe il tetto salariale: “Se vuoi dare il 90% del tuo salary cap a un giocatore, benissimo. Se non ci fosse un limite massimo individuale per i giocatori, prenderesti i migliori 30 giocatori della lega e li distribuirai in tutta la lega.”

Con tutto il rispetto per il coach, la sua idea non sembra percorribile: l’equilibrio competitivo dell’NBA sarebbe in grande pericolo e Silver non può permettersi di toccare l’aspetto che funziona meglio nella sua lega.