Una carriera ricca di vittorie, medaglie e momenti che hanno segnato il suo percorso. Marko Guduric si è raccontato in una lunga intervista pubblicata sul sito ufficiale dell’Olimpia Milano, ripercorrendo le tappe principali della propria vita cestistica: dalla Serbia al Fenerbahce, passando per l’NBA e la Nazionale, fino all’arrivo a Milano.

Uno dei ricordi più forti resta inevitabilmente la semifinale delle Olimpiadi di Parigi 2024 tra Serbia e Stati Uniti. Dopo aver costruito anche 17 punti di vantaggio, la formazione serba sembrava vicinissima ad una delle più grandi imprese della storia olimpica.

Guduric ha raccontato che, dopo il gioco da tre punti realizzato nel finale del terzo quarto, nella sua testa c’erano solamente due parole: “Game over”. La sensazione era quella di avercela fatta: “È fatta. Abbiamo vinto”.

Marko Guduric con la maglia della Serbia nella semifinale olimpica di Parigi 2024 | Fonte Fiba

La Serbia non riuscì però a completare l’impresa. Stephen Curry, autore di 36 punti e nove triple, insieme a LeBron James guidò la rimonta americana nell’ultimo periodo. Guduric ha spiegato che nel finale la sua squadra perse energie e pagò probabilmente anche la stanchezza, pur conservando il ricordo di una partita e di un’esperienza olimpica indimenticabili.

Il percorso con la Nazionale resta comunque uno dei capitoli più importanti della sua carriera. Dopo l’argento ai Mondiali del 2023, Guduric ricevette anche un messaggio da Gigi Datome, suo ex compagno al Fenerbahce. L’ex capitano azzurro gli fece comprendere quanto fosse preziosa una medaglia conquistata con la propria Nazionale e quanto, con il passare del tempo, sarebbe aumentato il valore di quel risultato.

La storia cestistica di Guduric era però cominciata molti anni prima, a Priboj. Il serbo ha ricordato i Mondiali del 2002 e la vittoria della Jugoslavia, spiegando che proprio in quel periodo “mi sono innamorato del basket”. Il suo riferimento era Dejan Bodiroga.

Da Priboj arrivò poi l’opportunità di sostenere alcuni provini a Belgrado. Dopo essere stato inizialmente scartato dall’FMP perché il roster era già completo, Guduric finì al Partizan. Pochi mesi più tardi, proprio dopo due grandi prestazioni contro l’FMP, lo stesso allenatore che non lo aveva preso lo richiamò per offrirgli un posto in squadra.

Un altro passaggio decisivo arrivò nel 2015, quando guidò la Serbia alla vittoria dell’Europeo Under 20 disputato in Italia e venne nominato MVP della competizione. Fu quello, ha raccontato, il momento nel quale iniziò realmente a capire di poter costruire qualcosa di importante nella propria carriera.

Con la Stella Rossa arrivarono poi l’EuroLeague e alcune giocate decisive che contribuirono a costruirgli la reputazione di giocatore capace di prendersi responsabilità nei momenti più importanti. Una definizione che, però, Guduric non sente completamente sua: “non sono un Clutch Player”.

Il serbo ha spiegato come il suo obiettivo sia sempre stato quello di fare ciò che serve alla squadra e mettere i compagni nelle condizioni migliori per vincere. Quando però la palla è arrivata nelle sue mani nei momenti decisivi, non si è mai tirato indietro dalle responsabilità.

Nel 2017 arrivò il trasferimento al Fenerbahce, in una squadra che aveva appena conquistato l’EuroLeague. Le Final Four raggiunte nelle prime due stagioni fecero quasi sembrare normale competere ogni anno per il titolo europeo, una percezione destinata a cambiare negli anni successivi.

Nel 2019 Guduric decise infatti di provare l’esperienza NBA con i Memphis Grizzlies. Un’avventura differente rispetto alle aspettative iniziali, ma che il giocatore dell’Olimpia considera fondamentale per la propria crescita, non soltanto dal punto di vista cestistico ma anche personale.

Dopo il ritorno al Fenerbahce arrivarono stagioni più complicate. Furono proprio le sconfitte e le difficoltà, secondo Guduric, a permettergli di comprendere quanto fosse difficile costruire una squadra vincente e raggiungere le Final Four. Dopo altri tentativi, arrivò finalmente il successo in EuroLeague prima del trasferimento a Milano.

Una lezione fondamentale gli è stata trasmessa anche da Sarunas Jasikevicius. Prima di ogni finale il tecnico ricordava alla squadra che “un trofeo è un trofeo”, indipendentemente dalla competizione.

Un concetto che Guduric sente ancora più suo con il passare degli anni. Da giovane alcune vittorie possono sembrare quasi scontate, mentre l’esperienza permette di comprendere quanto lavoro sia necessario per arrivare a giocarsi e conquistare un titolo.

Per questo oggi il giocatore dell’Olimpia non vuole più dare nulla per scontato: “ogni trofeo è importante”.

Fonte: Olimpia Milano

Foto di M.Ceretti / Ciamillo-Castoria