Un allenatore psicologo consapevole della situazione, determinato a dare il proprio contributo secondo quello che ritiene maggiormente opportuno. Questo è il quadro emerso dalla conferenza stampa di presentazione di Joan Peñarroya nella veste di capo allenatore di un Partizan che, prima dell’interregno di Mirko Ocokoljić, è stato guidato da Željko Obradović, l’allenatore maggiormente vincente d’Europa.
Proprio Obradović, che negli ultimi quattro anni e mezzo ha portato i bianconeri di Belgrado a vincere due titoli di Lega adriatica e un titolo nazionale di Serbia, oltre a riportare il club in Eurolega sfiorandone una Final Four, è stato il convitato di pietra della presentazione non solo per via dello status di leggenda che il professionista nativo di Čačak ha presso i tifosi del Partizan, ma anche per via di un’idea di pallacanestro disciplinata e difensiva, antitetica rispetto al ‘corri e tira allegro’ di Peñarroya.
Oltre che su una spiccata vocazione annotatrice, la filosofia dell’allenatore catalano fa leva su un uso di guardie capaci sia di realizzare che di impostare il gioco, assieme ad ali versatili che ricoprono i ruoli di ‘due’, ‘tre’ e ‘quattro’ sul terreno di gioco. Sotto canestro, Peñarroya suole avvalersi di pivot undersized che aiutano ad aprire il gioco e, così facendo, esaltare le qualità realizzative degli esterni.
Ritmi alti ed aggressività
“Arrivo in una squadra che è stata allenata da uno dei migliori allenatori in Europa negli ultimi venticinque anni. Non intendo cambiare, ma cercherò di adattare la mia idea di basket ai giocatori ad oggi in bianconero. La scuola di allenatori serba è una delle migliori al mondo. Sono contento, ora, di poter conoscere il basket ‘slavo’, la Lega adriatica e l’ambiente di Belgrado da vicino” ha dichiarato in spagnolo Peñarroya, coadiuvato dal vice allenatore Uroš Dragićević per la traduzione in serbo.
“Desidero alzare i ritmi e giocare con un alto numero di possessi, seguendo la tendenza della pallacanestro contemporanea, nella quale è fisiologico ricevere più punti a partita che in passato. È vero che preferisco perdere per 100:99 piuttosto che 60:59, ma credo che al Partizan dovremo mettere in mostra anche una difesa aggressiva per essere competitivi nelle competizioni nelle quali siamo impegnati [Eurolega e Lega adriatica, M.C.]” ha continuato Peñarroya.
Come riportato dal tecnico catalano, presentato assieme al nuovo playmaker del Partizan, Cameron Payne, l’identità del Partizan sotto la sua guida è sintetizzabile in sacrificio, gioco di squadra e carattere, menzionando alcuni dei pilastri della filosofia di gioco della scuola cestistica ‘slava’, nella quale l’ex allenatore di Barcellona, Baskonia e San Pablo Burgos si trova oggi a muovere i primi passi.
Un reclutamento breve
Durante la conferenza stampa, Peñarroya ha altresì affermato di essere nel radar del Partizan già da qualche anno, essendo stato considerato dal patron bianconero, Ostoja Mijailović, per la guida della compagine bianconera prima del ritorno di Željko Obradović. Sarebbe stato dunque naturale, come ammesso sempre dal tecnico nativo di Terrasa, che i contatti con la dirigenza bianconera si siano riattivati al momento della dipartita del leggendario allenatore, avvenuta poche settimane dopo l’esonero di Peñarroya dal Barcellona.
“Le trattative per il mio ritorno al Partizan sono durante tre settimane. Non si è trattato di un reclutamento difficile, ma è stato necessario da parte mia risolvere la situazione contrattuale col Barcellona. Il club, vista la delicata situazione della squadra, ha desiderato identificare il momento adatto per rendere l’avvicendamento in panchina effettivo” ha spiegato Peñarroya, che esordirà in Eurolega a Santo Stefano contro il Maccabi.
Focus sul campo
Come ammesso dal professionista classe 1969, la priorità è liberare le menti dei giocatori da una negatività che sta compromettendo il rendimento della squadra, complice la disaffezione dei tifosi, che oltre ad avere fatto quadrato attorno a Željko Obradović hanno aspramente contestato un roster privo di cuore, impegno e rispetto per la storia del club. Per farlo, il coach catalano intende rafforzare uno spirito di squadra senza il quale il talento dei singoli giocatori non può esprimersi.
“Sono consapevole della protesta dei tifosi, ma il mio lavoro è pensare al campo da gioco. Vorrei che il mio Partizan renda il pubblico orgoglioso della squadra anche quando si perde. Per questo, i giocatori devono smetterla di pensare a ciò che accade fuori dal campo, ed iniziare a lavorare in maniera differente” ha concluso Peñarroya.
Matteo Cazzulani
Nella foto: Joan Peñarroya durante la conferenza stampa di presentazione