Una difesa solida, una fase realizzativa cinica, ed in una sola espressione la partita perfetta. Questo è quanto ha caratterizzato la vittoria del Partizan sul Panathinaikos (78:62) nella ventisettesima giornata di Eurolega, che avendo incrementato il bilancio di Belgrado a nove vittorie e diciotto sconfitte, ed avendo decrementato nel contempo la situazione di Atene a sedici vinte ed undici perse, potrebbe invertire l’inerzia nelle stagioni europee delle due compagini.

Grazie alla vittoria su una delle favorite per la vittoria al titolo d’Europa, il Partizan ha dato un segnale di salute mentale e ritrovato equilibrio sul terreno di gioco. 62 punti, 13 assist e 31 rimbalzi concessi, con altresì un 21% al quale gli avversari sono stati tenuti dalla lunga distanza, sono le cifre di una difesa solida con la quale Belgrado ha imbrigliato la macchina realizzativa di un Panathinaikos che, subito un parziale di 19:4 nel secondo quarto, non ha più toccato palla nel corso dell’incontro.

Un ulteriore parziale di 21:9 col quale il Partizan ha vinto il terzo periodo è stato infatti il punto esclamativo col quale i bianconeri hanno suggellato un successo che ha visto la compagine di coach Joan Peñarroya dominare anche in fase di controllo e circolazione di palla, con 20 assist realizzati a fronte di 12 palle perse commesse.

Conferme per Belgrado

Il Partizan ha trovato una conferma anche nelle rotazioni corte con le quali, finora, Belgrado ha ottenuto due vittorie a Monaco di Baviera contro Bayern ed Hapoel Tel Aviv, oltre a giocarsi il successo in due incontri equilibrati in trasferta con Olimpia Milano e Maccabi Tel Aviv. Cameron Payne, autore di 18 punti e 5 assist, Isaac Bonga coi suoi 16 punti e 6 assist, e Sterling Brown con una prestazione da 16 punti, 5 rimbalzi ed altrettanti assist si sono confermati i leader in campo nel parco esterni, assieme a Dylan Osetowski e Bruno Fernando nel pitturato.

L’esperienza di Nick Calathes e Tonye Jekiri sull’asse play-pivot, e l’iniezione di freschezza rappresentata da Arijan Lakić ed Aleksa Radanov tra le guardie hanno altresì rappresentato per il Partizan una solida ‘seconda linea’ dalla quale coach Peñarroya ha potuto attingere non solo per dar riposo ai titolari, ma anche per diversificare le soluzioni dei bianconeri su entrambi i lati del terreno di gioco.

Il controllo dei ritmi e l’aggressività difensiva sono altri capisaldi sui quali coach Peñarroya ha capito di dover contare per poter essere competitivo non solo in Eurolega, nella quale Belgrado ha staccato di due successi l’ultimo posto in classifica, ma anche in Lega adriatica, dove i bianconeri, in caso di vittoria sul Dubai lunedì con più di dodici punti di scarto, possono laurearsi campioni d’inverno.

Grattacapi per Atene

Al netto della prestazione del Partizan, che a Belgrado non hanno tardato a considerare una partita ‘da favola’ mai vista finora nel corso della stagione 2025/26, a permettere il trionfo bianconero è stata anche la peggiore partita stagionale di un Panathinaikos che, alla Štark Arena, è apparso distratto, smarrito e poco motivato a partire dal proprio allenatore.

Ergin Ataman è infatti sembrato con la testa già a Istanbul, dove voci sempre più insistenti lo danno come prossimo al ritorno sulla panchina dell’Anadolu Efes. Per il Panathinaikos, si apre dunque la pista, ad oggi ipotetica ma suggestiva, del ritorno di Željko Obradović, che nel mese di novembre ha guidato come capo allenatore la sua ultima partita di Eurolega, come allenatore del Partizan, proprio contro la compagine di Atene.

Matteo Cazzulani

Nella foto: Bruno Fernando del Partizan. Credits: Partizan BC